Le 19 migliori serie del 2019

Quest’anno è stato sicuramente un anno di transizione. Non è difficile dare alcune ragioni a questa “percezione”: tra fine – la conclusione deludente di grandi archi narrativi (GOT), alcuni buchi nell’acqua nonostante la fama (Black Mirror), altri già nella ideazione (Carnival Row), la cancellazione delle grandi serie Marvel-Netflix (Daredevil, The Punisher); e inizio – l’affermazione di una serialità femminista (Fleabag, Glow, Marvelous Mrs Maisel) di altissima qualità, il rilancio del miniseriale (Chernobyl), l’interesse rinnovato per la fantascienza (Electric Dreams, Love, Death & Robots). Anno di transizione che chiude un decennio e rilancia. Per approfondire questi aspetti, vi consigliamo gli articoli del settimo cartaceo: Chernobyl e la serialità breve; Un bilancio seriale a cavallo tra i decenni; Top & Flop.

La nostra redazione si è occupata per tutto l’anno di una mappatura delle uscite, recensendo, approfondendo e adesso vi proponiamo le 19 migliori serie del 2019, con tutti i rimandi sufficienti al nostro lavoro. Buona lettura!

Con G. Chiavaroli, S. Innamorato, D. Marra, A. Mecella, M. Napoli, C. Panedigrano, L. Pusceddu, C. M. Rabai, E. Torsiello, N. Villani, L. Zanone.


Catch-22

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Creatori: Luke Davies, David MichôdNetwork: Hulu | Disponibilità: Sky Atlantic | Episodi: 6 | Minutaggio: 270 minuti totali

Riportare in vita l’esplosivo romanzo antibellico di Joseph Heller è sicuramente un’impresa per pochi, nel cinema l’aveva fatto un certo Mike Nichols con due compagni come Alan Arkin e Orson Welles, per la televisione ci pensa un’altra cordata di amici calibro 50: George Clooney, qui regista-attore, assieme a – tra gli altri – gli sceneggiatori Luke Davies e David Michôd. La forma narrativa a miniserie è perfetta per approfondire i temi della satira antibellica costruita dal reduce bombardiere Joseph Heller, dando voce e profondità espressiva a tanti personaggi e alle loro follie.

Proprio l’intrinseca follia della Seconda Guerra Mondiale funge da espediente per mostrare i lati più comici e patetici dell’essere umano, delle gerarchie militari e di tutte le guerre insieme. I colori caldi descrivono uno scenario di guerra, l’Italia, che sa più di vacanza che di piombo, e questo aspetto, unito a un’ottima regia, ci getta in un mondo ossimorico da cui il protagonista, John Yossarian, non riesce a uscire in nessun modo, dantescamente condannato ad affrontare la morte missione dopo missione. Gli amanti della satira non potranno resistere a questa spastica sequela di assurdità, disperazione, speranza. Gli amanti della quality television non potranno che trovare in Catch-22 una serie innovativa, imperdibile, che ha offerto una visione veramente nuova alla scena internazionale. Memento audere semper! C.M. Rabai


BoJack Horseman – Stagione 6

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Creatore: Raphael Bob-Waksberg | Network: Netflix | Disponibilità: Netflix | Episodi: 8+8 | Minutaggio: 25 min.

Poco tempo fa, è stata annunciata la fine di BoJack Horseman. Con la sesta stagione, divisa tra ottobre 2019 e gennaio 2020, Raphael Bob-Waksberg chiuderà la parabola della star hollywooiana zoomorfa. Fin da subito caratterizzata da una narrazione travolgente, persino intimista ma non lontana da sperimentalismi (con improvvisi cambi prospettici, mixing tra realtà e dimensione onirico-allucinogena, complessi sistemi di flashback-flashforward), la serie ha guadagnato un seggiolone nel Pantheon della serialità, da verificare se possa tramutarsi in trono. Il tono ironico, cinico; e la satira irriverente ed eterodiretta ne fanno un prodotto assolutamente unico, assolutamente nuovo. Questi primi otto episodi della sesta stagione non lasciano spazio alla prevedibilità: la parabola di BoJack è davvero destinata al baratro? Non sarà che una vita fuori dalla redenzione? Oppure c’è posto per il BoJack rientrato in corsia, pulito? Cosa ne sarà di Diane, Mr Penautbutter, Todd, Princess Carolyne – poiché ognuno di loro sembra precisare il proprio destino? (Siamo di fronte ad una sorta di nostos individuale, un ritorno a casa epico, per cui è da metter in conto un travaglio, un viaggio, uno stravolgimento). Qui il trailer della sesta stagione. Qui il nostro approfondimento sul quarto cartaceo. Qui la recensione alla quinta stagione. Qui la recensione alla sesta stagione. D. Marra


Chernobyl

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Creatore: Craig Mazin | Network: HBO, Sky Atlantic | Disponibilità: NOW TV | Episodi: 5 | Minutaggio per puntata: 60-72 min

HBO e Sky UK uniscono le forze per narrare il disastro nucleare occorso nel 1986 nell’Ucraina sovietica e la conseguente tragedia umana. Successo di pubblico e critica, vincitore di tre premi Emmy tra cui Miglior miniserie, Chernobyl è il trionfo mini seriale dell’anno e uno dei migliori traguardi raggiunti dalla serialità premium nel trasportare il cinema sul piccolo schermo. Cinque episodi ad alta densità spettacolare dove il regista Johan Renck e lo sceneggiatore Craig Mazin mostrano di avere le idee chiare sin dall’inizio: ritmo pacato per una marcia lenta e monumentale, il tempo necessario per prendere il volo e lasciare che lo spettacolo si dispieghi agli occhi dello spettatore. Un ottovolante di generi che parte dal classico disaster-movie per passare al war movie di trincea fino a legal drama con venature da cinema di denuncia sociale. Chernobyl suona come un avvertimento e nel mostrare l’inizio della fine per l’impero sovietico pone una condanna storica che riecheggia col nostro presente, dove il “costo delle bugie” diventa sempre più alto. Qui la recensione alla serie. Qui il nostro approfondimento sul settimo cartaceo.


Dark – Stagione 2

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Creatori: Jantje Friese & Baran bo Odar | Network: Netflix | Disponibilità: Netflix | Episodi: 8 | Minutaggio per puntata: 53-60 min.

Una cittadina immersa nelle foreste, bambini scomparsi, anni ’80: a una veloce occhiata Dark, prima serie tedesca prodotta da Netflix, poteva sembrare una derivativa risposta europea al successo di Stranger Things. Bastano però pochi episodi per rendersi conto che Dark è una piacevolissima e ben prodotta sorpresa, una serie fantascientifica che unisce un’intricata storia di viaggio nel tempo a una lunga serie di personaggi complessi, gli abitanti della misteriosa Winden.

La prima stagione si concludeva con un grosso cliffhanger, presentandoci una nuova timeline post apocalittica, presentando il rischio forse di snaturare la “sobria” fantascienza della serie. Non c’è da preoccuparsi: i creatori hanno già delineato una trama per tre stagioni e questa seconda mantiene alta la qualità della sceneggiatura, aggiungendo nuovi personaggi, linee temporali e plot twist che si inseriscono perfettamente nella labirintica trama, fino al sorprendente finale. Il cast si riconferma come l’altro punto di forza, certi di un ottimo lavoro di casting, che permette di rendere ogni versione dei personaggi immediatamente riconoscibile. L. Zanone


Fleabag – Stagione 2

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Creatori: Phoebe-Waller Bridge | Network: BBC Three | Disponibilità: Amazon Prime Video| Episodi: 5 | Minutaggio per puntata: 22 min.

Miglior attrice protagonista, Miglior regista in una serie comedy, Miglior sceneggiatore in una serie comedy, Miglior serie comedy su cinque nomination. Questo il bottino di Fleabag agli scorsi Emmy. La protagonista (mai nominata) in questa seconda stagione approfondisce i rapporti familiari (conflittuali) e soprattutto l’argomento della religione, anzi: l’intreccio fra religione ed eros. Subentra infatti Andrew Scott nei panni del Sexy Priest: tra decodifica personalissima dei segnali divini e infrazione delle regole sacerdotali, si complicano persino le coordinate della tipica rottura della quarta parete, con interferenze e intromissioni. La seconda stagione è una naturale continuazione della prima, coi piedi sul sentiero necessario del femminismo (ricordate il “we are Bad Feminist“della prima puntata? Con disvelamento di uno dei libri da tenere d’occhio?) e del capovolgimento degli stereotipi. Cresce anche il personaggio di Olivia Colman – ormai dovunque, e l’insieme tutto dei personaggi. Non è stata annunciata una terza stagione, per ora. E attenti alle volpi. Qui il nostro approfondimento sul settimo cartaceo. D. Marra


Glow – Stagione 3

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Creatori: Liz Flahive e Carly Mensch | Network: Netflix | Disponibilità: Netflix | Episodi: 10 | Minutaggio per puntata: 26-46 min.

I colpi sferrati a Las Vegas, rimangono a Las Vegas. Che siano calci e pugni simulati, o pugnalate mirate al cuore dei propri cari, la terza stagione di Glow è una montagna russa di emozioni. Come le sue protagoniste sul ring, la serie studia il mondo che le circonda, tenta di assorbire al meglio le occasioni che una serie di performance a Las Vegas può offrire, portando a casa un ottimo prodotto, inframezzato però da cali di tensioni e occasioni sfruttate solo a metà.

Dove la bellezza di Glow risplende più fulgida che mai è nel tratteggio delle proprie protagoniste. Ed è proprio nella loro unicità, lontana da stereotipi e luoghi comuni, che le “Gorgeous Ladies of Wrestling” si fanno meccanismo imprescindibile al funzionamento generale della macchina seriale creata da Liz Flahive e Carly Mensch. Rese umane e reali grazie allo straordinario lavoro interpretativo messo in atto da ogni star dello show, (plauso a parte merita Betty Gilpin, qui più che mai capace di tradurre in maniera tangibile i terremoti emozionali che lacerano e scuotono il suo personaggio Debbie/Liberty Bell) le ragazze-wrestler di Sam (Marc Maron) sono dipinti singolari di una galleria umana appartenente a un mondo, come quello degli anni Ottanta, che tra mille sfumature colorate e drammi personali e/o nazionali, mantiene numerosi punti in comune con il nostro presente. Divertente e divertito, colorato e dinamico, Glow è una giostra caleidoscopica della vita, quella vera, dove il ring è il mondo che ci circonda, mentre le ansie e le paure sono i veri nemici da mettere KO. E. Torsiello


Good Omens

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Creatori: Neil Gaiman| Network: Amazon Prime | Disponibilità: Amazon Prime | Episodi: 6 | Minutaggio per puntata: 51-58 min.

Tratta dall’omonimo romanzo cult anni ’90 scritto da Neil Gaiman e Terry Pratchett, questa miniserie prodotta da Amazon Prime racconta con ammirevole fedeltà la storia di Aziraphale (Michael Sheen) e Crowley (David Tennant), un angelo e un demone che da millenni portano avanti una strettissima amicizia – molto vicina ad una bromance dalle tinte decisamente queer – mischiandosi alla vita dei terrestri e influenzandone molto spesso la storia. Tutto entra in crisi il giorno in cui la nascita dell’Anticristo determina un countdown inesorabile, destinato a porre fine all’umanità. Tra equivoci, profezie, bambini coraggiosi e cacciatori di streghe, lungo i sei episodi di questa miniserie assistiamo ai preparativi della guerra epocale tra un Paradiso e un Inferno mai stati tanto british, affiancando i due protagonisti, vero perno del racconto, grazie alle performance di due attori ben al di sopra della media. Non perdetevi questa partitura di accenti britannici, canzoni dei Queen e atmosfere apocalittiche al sapore di tè caldo che vi porterà fino alla fine del mondo… o quasi! Qui la recensione alla serie. N. Villani


Love, Death & Robots

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Creatori: Tim Miller e David Fincher | Network: Netflix | Disponibilità: Netflix | Episodi: 18 | Minutaggio per puntata: 6-17 min.

Da un’idea di Tim Miller (Deadpool) e di David Fincher nasce Love, Death & Robots, una
seria antologica animata frutto della collaborazione tra case di produzione e registi differenti. La serie (o anche antologia di cortometraggi), profondamente legata dall’ambiente fantascientifico, è composta da 18 episodi dalla durata che varia dai 6 ai 17 minuti, ognuno con personaggi, vicende, temi.

LD&R è una serie per adulti: tramite l’utilizzo di tecniche d’animazione differenti riesce a liberare la narrazione dal peso del pudore dettato dalla presenza di attori in carne e ossa. Passando dalle distopie ai futuri alternativi, dalle tecnologie avanzate alle guerre tra alieni e mech, LD&R non dimentica l’essere umano e mostra debolezze, rabbie e rancori. Di primo acchito, potrebbe sembrare cugina di Black Mirror ed Electric dreams, ma vedrete che è solo l’apparenza a legarle. Love Death & Robot è una serie con una grande diversità narrativa; eccellente realizzazione grafica, visiva, registica: vi lascerà assolutamente soddisfatti, non perdetela. L. Pusceddu


Marvelous Mrs Maisel – Stagione 3

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Creatori: Amy Sherman-Palladino; Network: Prime Video; Disponibilità: Prime Video; Episodi: 8; Minutaggio: 56-76 min.

The Marvelous Mrs.Maisel 3 travolge lo spettatore con un ritmo nuovo, più incalzante rispetto a quello delle prime due stagioni.  Mentre Midge è in tour con la star di fama internazionale Shy Boldwin, i signori Weissman, i suoi genitori, vengono sfrattati da casa. La situazione di precarietà dei personaggi si trasforma in una concatenazione di avventure estremamente divertenti per lo spettatore e un’occasione per esplorare nuovi spazi scenici e nuove sfaccettature psicologiche dei protagonisti. Se l’unica pecca della seconda stagione era stata una certa staticità, la terza stagione corregge il tiro con un tripudio di avvenimenti irriverenti. The Marvelous Mrs.Maisel 3, quindi, lavora sui propri punti deboli, continuando a valorizzare anche quelli di forza. Come le prime due stagioni, infatti, anche la terza si distingue per la bellezza della fotografia, dei costumi, degli spazi e dei lunghi piani sequenza. Lo spettatore si innamora della moda dell’America degli anni sessanta e contemporaneamente di Midge Maisel, una donna che ha il coraggio di cercare la propria autorealizzazione all’interno del mondo prevalentemente maschile della stand up comedy, indipendentemente dal giudizio degli altri. A. Mecella


Mindhunter – Stagione 2

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Creatori: David FincherNetwork: Netflix | Disponibilità: Netflix | Episodi: 9 | Minutaggio per puntata: 34-77 min.

Aerei, automobili, corse sfrenate a piedi: quelli compiuti da Holden Ford (Jonathan Groff) e Bill Tench (Holt McCallany) nella seconda stagione di Mindhunter diventano percorsi tortuosi della psiche, journey disperati nel labirinto dell’inconscio compiuti per stabilire le falle all’interno della mente di un serial killer. Una volta trovate, Holden e Bill si buttano a capofitto all’interno di queste buche, risalendo il passato e le spinte psico-emozionali che hanno trasformato uomini normali in mostri da inseguire.

David Fincher costruisce con acutezza e perfezione un tempio della mente umana; lo fa riproponendo stilemi ed echi interni al proprio modus operandi per dar vita a uno spettacolo più angoscioso, perturbante e per questo maggiormente accattivante, della prima stagione. Tra ossessioni, timori, rivincite e istinti omicidi, Fincher prende per mano lo spettatore lasciandolo poi vagare tra stanze opprimenti, senza vie di uscita, della mente umana. I suoi protagonisti diventano traghettatori infernali alla ricerca della verità. Le indagini, le interviste, le analisi dei casi da loro condotte diventano maniglie anti-panico che conducono lungo altri corridoi cerebrali.
Dopo aver seminato il proprio campo di angoscia e mefistofelica attrazione, Fincher lascia in eredità a Andrew Dominik (da manuale la puntata da lui diretta con protagonista Charles Manson) e Carl Franklin il proprio operato. I due, con coraggio e acume registico, prendono tra le mani il testimone lasciatogli dal regista di The Social Network, per poi tessere le fila di una seconda metà di stagione al cardiopalma, dove il confine tra giusto e sbagliato, buoni e cattivi, santi e peccatori si fa sempre più labile e pronto a lacerarsi. Qui la recensione alla prima stagione. Qui la recensione alla seconda stagione. E. Torsiello


Rick & Morty – Stagione 4

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Creatori: Justin Roiland, Dan HarmonNetwork: Adult Swim | Disponibilità: Netflix | Episodi: 5 | Minutaggio per puntata: 22 min.

Vinta la battaglia per il ritorno della loro creatura sul piccolo schermo, Justin Roiland e Dan Harmon offrono al pubblico di Adult Swim una prima tranche di quarta stagione abilmente progettata in crescendo, con un picco finale in autentico stile golden age di Rick & Morty, ovvero una sfacciata mostra di creatività e libertà espressiva sull’onda di un citazionismo pop che è il vero filo conduttore di questi primi 5 episodi.

Con la distribuzione italiana provvista da Netflix, Rick & Morty 4 è un altro appuntamento imperdibile di quest’anno, un ponte promettente verso i prossimi cinque episodi, che si spera possano partire dai fasti dell’ultima puntata per, chissà, approfondire una trama orizzontale che per ora è effettivamente mancata. Una serie come questa parte sempre da valori base molto alti, quindi difficilmente può deludere, ma alle menti geniali si chiede sempre di innovare, di fare di più: abbiamo visto un piccolo scorcio, ora dateci il resto! C.M. Rabai


Russian Doll

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Creatori: Natasha Lyonne, Amy Poehler, Leslye Headland| Network: Netflix | Episodi: 8 | Minutaggio per puntata: 24-30 min.

La trama di questa serie è abbastanza semplice: Nadia (Natasha Lyonne) è prigioniera di un loop che la vede morire innumerevoli volte per poi risvegliarsi sempre alla festa per il suo 36° compleanno. La premessa, di per sé, non è incredibilmente innovativa – richiama molto, ad esempio, il film Happy Death Day (2017) – ma la forza di questa serie sta nella costruzione dei personaggi e nella struttura degli episodi, giocata su un’avvincente concatenazione di eventi che tiene incollati allo schermo. Il ricorrere di situazioni simili ma sempre nuove permette allo spettatore di conoscere a fondo la protagonista, che, a sua volta, è impegnata in un’attenta autoanalisi per scoprire le ragioni del loop e, quindi, come arrestarlo. Per svelare questo mistero, dovrà riflettere sulla portata delle proprie scelte e soprattutto capire cosa la tiene bloccata al suo 36° compleanno e le impedisce di andare avanti, sia fisicamente che metaforicamente. Qui la recensione alla serie. C. Panedigrano


The Boys 

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Creatore: Eric Kripke  | Produzione: Amazon Studios, Sony Pictures Television | Disponibilità: Amazon Prime Video | Stagioni [Episodi]: 1 [8] | Minutaggio per puntata: 60 min.

Fra le sorprese dell’anno appena trascorso dobbiamo menzionare The Boys, serie prodotta e distribuita dagli Amazon Studios. Eric Kripke ha tratto il suo lavoro dall’omonimo fumetto di Garth Ennis; eppure la linea narrativa degli episodi si discosta da quella dei fumetti. Al centro: supereroi diversi dalla rappresentazione classica; vere e proprie star, celebrità viziate, indolenti… la cui immagine è gestita dalla Vough, società che detiene i loro diritti in base ad un regolare contratto. L’enorme successo di pubblico e di critica risiede nella particolare formulazione di un discorso quasi sociale, etico.

Supereroi venerati come divinità. Supereroi influenti come politici. Cosa succede quando essi abusano dei loro poteri? Questo è il caso dei Seven, i cui comportamenti vengono continuamente celati dalla Vough. E se i supereroi non sono come sembrano, i loro segreti vanno smascherati, non fosse altro che per bilanciare l’equazione di potere nella società. Questo compito è affidato ai Boys, un gruppo di cittadini che, per questioni di opportunità o per vendetta personale, non possono lasciar le cose come stanno. Qui la recensione alla serie. G. Chiavaroli


The Crown – Stagione 3

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Creatori: Peter Morgan | Network: Netflix | Disponibilità: Netflix | Episodi: 10| Minutaggio per puntata: 47-61 min.

Scritta e prodotta da Peter Morgan, la terza stagione di The Crown segna il passaggio del testimone dall’ottimo cast precedente a uno completamente rinnovato, trasformando la giovane e emotiva Lillibeth della bravissima Claire Foy nell’austera e imperturbabile regina del Premio Oscar Olivia Colman. Ambientata a cavallo tra gli anni 60 e gli anni 70, la nuova stagione regala un affresco dalle tinte più moderne della “Corona” e del potere trasfigurante che questa opera sui corpi e le anime che ne portano il peso. Anche se munita di un cast non sempre eccellente, la “regia estetica” di Morgan non perde di qualità, facendo dei dieci episodi piccoli gioiellini seriali (particolare menzione a Aberfan), e tratteggiando nuovi profili, fisici ed emotivi, per i reali d’Inghilterra più maturi e per le nuove leve (come il giovane Carlo) al potere della “corona” ancora estranee. Qui il nostro approfondimento sulle prime due stagioni. Qui la nostra recensione alla terza stagione. S. Innamorato


The Good Place – Stagione 4

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Creatore: Michael Schur | Network: NBC | Disponibilità: Netflix (1-2), Infinity (3) | Episodi: 9 | Minutaggio per puntata: 22 min.

Ideatore di Parks & Recreation, Brooklyn Nine-Nine e Master of None, Michael Schur ha sfornato un successo dopo l’altro ed è considerato uno dei più grandi nomi della comedy televisiva. La sua reputazione gli ha permesso di ottenere da NBC un privilegio più unico che raro: una quasi totale libertà creativa, che Michael ha sfruttato per creare The Good Place, una delle sitcom più divertenti e innovative degli ultimi anni. Questa serie, ambientata in un aldilà bizzarro e originale, coniuga riflessioni sull’etica e sulla complessità della vita moderna con la comicità tipica di Michael Schur, basata sull’attenta costruzione dei personaggi e dei loro rapporti. Ma la vera particolarità di The Good Place sta nella sua capacità di reinventarsi e rinnovarsi ad ogni nuova stagione, creando situazioni sempre nuove. Mancano solo cinque episodi alla fine della quarta ed ultima stagione, ma abbiamo già conosciuto nuovi personaggi e ritrovato i vecchi in nuovi ruoli: Eleonor (Kristen Bell), in particolare, avrà il destino dell’umanità sulle proprie spalle. Non resta che vedere cosa hanno in serbo per noi le ultime puntate. Qui la recensione alle prime due stagioni. C. Panedigrano


The Kominsky Method – Stagione 2

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Creatori: Chuck Lorre | Network: Netflix | Disponibilità: Netflix | Episodi: 8 | Minutaggio per puntata: 23-34 min.

Con un cast stellare, fin dalla coppia protagonista (Michael Douglas e Alan Arkin in Sandy Kominsky e Norman Newlander), passando per i personaggi solo apparentemente secondari – tra cui una ritrovata Cuddy di Dr. House (Lisa Edelstein) nei panni della figlia di Alan – Il metodo Kominsky conferma l’eccellente prova della prima stagione. Con il metronomo di una ironia indiscutibile e grande satira politica, Chuck Lorre (autore di The Big Bang Theory) ingaggia una lotta coi temi dell’invecchiamento e quindi della morte, delle differenze generazionali, nonché della recitazione, il che alimenta un fattore meta– tutt’altro che gratuito. In questa seconda stagione, in particolare, i ritmi comedy vengono smorzati dalla volontà di lasciar spazio a quei personaggi che nella prima avevano faticato a imporsi; e dal tentativo di rimettere tutto a posto, di rimediare – ma se non c’è scontro paradossale, non c’è commedia. Ecco dunque il travalicamento del genere verso il dramedy, con tante nuove soluzioni. Qui la recensione alla prima stagione. Qui la recensione alla seconda stagione. D. Marra


Tuca & Bertie

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Creatori: Lisa Hanawalt| Network: Netflix | Disponibilità: Netflix | Episodi: 10 | Minutaggio per puntata: 25-26 min.

Dalle mani di Lisa Hanawalt, ai più conosciuta per il ruolo di production designer e produttore nella popolarissima BoJack Horseman (creata però da Raphael Bob-Waksberg), nasce Tuca & Bertie: la narrazione in fin dei conti lineare del rapporto di amicizia fra un tucano (o una tucana) irresponsabile, viziato, tutt’altro però che superficiale; e un usignolo (o -a) di personalità antitetica e complementare, bravissimo nel fare i croissant. L’interesse sta non soltanto nella definizione dei rapporti tra i due, determinanti di un’amicizia grottesca ma realistica, e delle intrusioni che in essa vengono da più parti. L’interesse risiede nella resa cartonistica del mondo, una resa non plausibile. Vige il non-rispetto delle proporzioni e della prospettiva classic; un regime di antropomorfizzazione delle cose o della flora (una torta che magicamente si anima perché fatta con farina di ossa; fin dalla sigla un palazzo con seno prosperoso) e soprattutto la presentificazione del pensiero e dello stato emotivo, come se si trattasse di materia, o meglio: come se il pensiero o il sentimento potesse agire sulla composizione del reale. Con questi ingredienti, la serie innova il panorama seriale. Ci si chiede perché sia stata cancellata. Qui la recensione alla serie. D. Marra


Watchmen

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Creatori: Damon Lindelof| Network: HBO | Disponibilità: Sky Atlantic | Episodi: 9 | Minutaggio per puntata: 52-67 min.

Watchmen è il risultato di tante condizioni favorevoli, in primis l’essere arrivata in un momento che difficilmente potrebbe essere più propizio per i supereroi in generale, tra cinema e televisione. In secondo luogo, la serie può vantare la direzione artistica dello showrunner Damon Lindelof, uno dei padri di Lost, che da sempre ha affermato di ritenere Watchmen il prodotto migliore della cultura pop e dal quale ha ammesso di aver tratto ispirazione per Lost stesso. Infine, l’alta qualità alla quale ci ha abituato la casa madre di produzione HBO. La serie non delude mai lungo tutti i 9 episodi, regalandoci un prodotto imponente sia per le tematiche trattate, sia per qualità narrativa. Watchmen – La serie si pone come inedita continuazione dell’epopea firmata da Alan Moore e Dave Gibbons nel 1986 e il più grande merito del prodotto è quello di aver costruito un mondo “post-watchmen” credibile e tangibile, dettagliato e al tempo stesso fedele all’eredità distopica mooriana. Con nuovi ed eccezionali personaggi, uno su tutti Sorella Notte interpretata da Regina King, la trama affronta la piaga del razzismo verso gli afro-americani in maniera quasi del tutto inedita per un prodotto televisivo, ponendo l’accento su due aspetti che ancora oggi tengono banco nelle discussioni sull’attualità: la percezione sociale della diversità e la rappresentatività delle minoranze culturali. Qui la recensione alla serie. L. Carotenuto


Undone

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Creatori:  Kate Purdy e Raphael Bob-Waksberg; Network: Prime Video; Disponibilità: Prime Video; Episodi: 8; Minutaggio: 22 – 23 min.

L’originalità di Undone, miniserie animata ideata dagli stessi creatori di BoJack Horseman, riguarda sia la tematica trattata sia la tecnica di realizzazione (un mix dipinti ad olio, animazione 2D, animazione 3D e rotoscope). La protagonista, Alma, è una ragazza schizofrenica che vive rinchiusa all’interno delle proprie allucinazioni, incapace di distinguere realtà e dimensione onirica. La composita tecnica di realizzazione non è solo sfoggio di virtuosismo: la ricerca di uno stile visivo perturbante si adatta alla trama e alle riflessioni sul confine sottile che intercorre tra realtà e allucinazione. Una serie breve ma densa di significato: Undone pone domande interessanti sulla percezione umana e sui fattori culturali che la influenzano. Il soggetto schizofrenico, per esempio, è vissuto in modo diametralmente opposto nella società contemporanea occidentale rispetto a come veniva percepito dalle antiche comunità sciamaniche a cui la serie fa continuo riferimento. Qui la recensione alla serie. A. Mecella


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3 Comments

  1. Tra quelle che ho visto (cioè tutte quelle che sono su Amazon), la mia preferita è la terza stagione di Mrs Maisiel (credo sia anche la migliore stagione); continuo invece a non capire l’entusiasmo verso Fleabag, né la prima né la seconda serie mi sono piaciute.

    1. Vincenzo,
      Io invece non ho molto apprezzato l’ultima di Mrs Maisel. L’ho trovata troppo troppo “narrativa”, troppo intenta a stupire, quando le prime due (e la prima soprattutto) esagerava di meno. Fleabag invece davvero innovativa, sempre

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