I 10 film imperdibili del 2024
Si conclude una stagione cinematografica che, divisa tra blockbuster e offerte più autoriali, in entrambi i casi si imprime con titoli decisamente premiati dai risultati in sala e con una presenza dei festival nel discorso pubblico e critico ormai affermata, capace di fare da trend-setter in positivo e in negativo. In positivo quando festival come Venezia e Cannes si dimostrano capaci di posizionarsi in modo da segnare il mercato e i linguaggi; in negativo quando al contrario il festival diventa attrattore del mercato e non viceversa (ne è un esempio l’apertura della Mostra del Cinema di Venezia affidata al pur pregevole Beetlejuice Beettlejuice). A prescindere da queste considerazioni, la qualità del cinema di quest’anno è dimostrata anche dai titoli esclusi dalla nostra lista dei migliori film del 2024; da The Room Next Door (di Pedro Almodóvar) a Nu astepta prea mult de la sfârsitul lumii (di Radu Jude) e Civil War (di Alex Garland).
Come sempre quella di Birdmen Magazine non è una classifica in senso stretto: i film sono riportati secondo l’ordine di uscita nelle sale italiane e sono stati presi in considerazione solo titoli distribuiti in Italia tra l’1 gennaio e il 31 dicembre 2024. Ai dieci film selezionati abbiamo aggiunto tre menzioni speciali che trovate al termine dell’articolo. Riccardo Bellini, Nicolò Villani

君たちはどう生きるか – Il ragazzo e l’airone
Hayao Miyazaki | Giappone
Ci sono voluti dieci anni per rivedere un film di Hayao Miyazaki al cinema, un’attesa spasmodica che è andata a infrangersi contro la calma olimpica con cui l’opera è stata animata: appena un minuto al mese, non di più, per tenere alta la qualità artistica dello Studio Ghibli. Il ragazzo e l’airone è un film complesso, fortemente stratificato, concreto e metaforico allo stesso tempo, portatore di concetti alti, non del tutto carpibili, bisognosi di lunghe riflessioni e molteplici visioni. Si parte dalla seconda guerra mondiale e si arriva all’Inferno di Dante, sulle ali di un airone parlante. Meraviglioso, commovente, Miyazaki. Carlo Maria Rabai | Leggi l’articolo completo

Perfect Days
Wim Wenders | Giappone, Germania
Perfect Days – come spesso accade a Wenders – è un film sulla soglia tra documentario e fiction che ridiscute e purifica i meccanismi narrativi consueti. È la storia di Hirayama, che pulisce bagni pubblici e raccoglie i fotogrammi scartati delle vite altrui, coltivandone i tempi apparentemente morti. È una riflessione, condotta con andamento lirico ed estrema cura di sguardo, sulla linea che separa la vita vissuta dalla vita osservata: un road movie verso l’interno, che nel finale si apre a un’accettazione totale e luminosa dell’istante presente. Paolo Prazzoli | Leggi l’articolo completo

Poor Things
Yorgos Lanthimos | USA, UK, Irlanda
Prima di tornare a smembrare, scarnificare e sacrificare corpi in Kinds of kindness, come faceva in tanta sua filmografia, da Dogtooth e The Killing of a Sacred Deer, Lanthimos ha saputo costruire, rianimare, emancipare il corpo di Bella Baxter, nel suo film più gioioso, Leone d’Oro a Venezia 80: un road nightmare dissonante e grottesco in cui Emma Stone – bambola riottosa come Frankestein, Titane, Barbie e Pinocchio – è l’incontenibile scheggia istintuale e coreografica di una scoperta di sé in bilico tra onirico e black comedy. Matteo Bonfiglioli | Leggi l’articolo completo

The Zone of Interest
Jonathan Glazer | USA, UK, Polonia
Non davanti, ma dietro al dolore degli altri. Glazer sceglie il luogo del male per eccellenza – il campo di concentramento di Auschwitz – e vi si pone accanto, mostrando di nasconderlo senza poterlo fare davvero, e sutura così clinicamente tra loro il male visto e prodotto da una parte e la complicità morale dello sguardo dall’altra. Scegliere di non vedere per annullare la realtà. Non c’è mai stata un’immagine dell’Olocausto tanto aliena e irresoluta, e insieme tanto caustica e fertile di nuove spinte, nuovi luoghi da esplorare del proprio inconscio, della propria colpa. Una vera sintesi di cinema. Andrea Giangaspero | Leggi l’articolo completo

Dune: Part Two
Denis Villeneuve | USA, Canada
Dopo un primo capitolo utile a introdurre l’opera-mondo di Frank Herbert (seppure con le sue dovute libertà), l’epica operazione di Denis Villeneuve intreccia la guerra per il controllo del melange con la sete di vendetta e potere di Paul Atreides (Timothée Chalamet). La linea tra lealtà e devozione sparisce come sabbia al vento e da semplice creatura del deserto diventa un profeta per la popolazione Fremen. Un’opera gigantesca, ambiziosa perché conscia delle sue possibilità narrative ed estetiche e capace di dialogare con l’oggi, pur rimanendo salda in un universo tra il fantasy e il fantascientifico. Giada Sartori | Leggi l’articolo completo

Kuru otlar üstüne
Nuri Bilge Ceylan | Turchia, Francia, Germania, Svezia
Foglie secche, neve, germogli, le stagioni della vita sono sezioni esistenziali per Samet, Nuray, Sevim, personaggi alla ricerca di sé stessi e degli altri-sé. Maturità e giovinezza, inerzia e lotta, sullo sfondo di vicende ambigue e di un’Anatolia monettiana prende vita un faticoso movimento di emancipazione. Che forma naturale ha la vita, che forma la non-vita? Se la verità su chi siamo può diventare parabola cinematografica, Ceylan ci mostra che la vita è un interminabile atto di auto-rappresentazione, e l’uomo post-novecentesco un inguaribile autore del sé. Sandra Innamorato | Leggi l’articolo completo

怪物 – L’innocenza
Hirokazu Kore’eda | Giappone
Verità opache, moltiplicazione di punti di vista, l’esame della colpa, il gioco delle parti. C’è tanta teoria, tanta riflessione sul ruolo dell’immagine e sulla sua rottura come membrana veridica. Ma più di tutto c’è – e con Kore’eda non dobbiamo mai fare l’errore di dimenticarlo – un andare al cuore delle cose, la ricerca di una scrittura cristallina per immagini che parli di legami autentici e di forme di desiderio a misura di bambino, anche e soprattutto in prossimità della morte, come nel bellissimo Nobody Knows. Andrea Giangaspero | Leggi l’articolo completo

Anora
Sean Baker | USA
Cenerentola, Cabiria e Pretty Woman contemporanea all’inseguimento di un sogno d’amore infranto che capovolge l’american dream lungo una rocambolesca bravata notturna che unisce screwball e intimismo, fiaba Disney(land) e sex-working, i pedinamenti del neo-neorealismo di Sean Baker e i fasti della commedia americana e della New Hollywood, immergendo tutto nella metropoli multiculturale, mal comunicante e globalizzata dell’oggi. Una rom-com festosa che in realtà è disperato coming of age. Bellissimo. Matteo Bonfiglioli | Leggi l’articolo completo

The Substance
Coralie Fargeat | UK
Dopo Revenge (2017) Fargeat rinnova in modo sorprendente il genere body horror denunciando le estreme contraddizioni di una società ancora radicalmente maschilista che esalta, fino al vomito (letteralmente), il culto del magro, del fitness, di un’irraggiungibile bellezza ideale che coincide rigorosamente con la giovinezza. Il cinema splatter è in questo caso veicolo perfetto per una riflessione lacerante – sostenuta dalle brillanti interpretazioni di Demi Moore e Margaret Qualley – su alcune ossessioni del mondo contemporaneo di cui siamo vittime e complici fino al midollo. Alice Sola | Leggi l’articolo completo

La bête
Bertrand Bonello | Francia, Canada
Alla base The Beast in the Jungle, novella di Henry James. Bonello capovolge la storia, Léa Seydoux è il corpo attoriale sul quale il film si modella. Nella Parigi del 2044 l’intelligenza artificiale può ripulire dal nostro DNA le sensazioni superflue, così la protagonista rivive le sue vite precedenti dove ritorna la figura di Louis (George MacKay) con il quale ha un’ambigua relazione. Si attraversano i generi, le tecnologie, gli autori, in un finale ready made da Viale del tramonto. Il cinema è il più grande dispositivo di archiviazione della memoria. Andreina Di Sanzo | Leggi l’articolo completo
MENZIONI SPECIALI

The Holdovers
Alexander Payne | USA
Un film di Natale arrivato in ritardo in Italia, che non può restare fuori dalle Christmas watchlist degli appassionati. Un ragazzo è costretto a passare le vacanze di Natale nel collegio maschile che frequenta, in compagnia del professore di storia e della responsabile della mensa. È l’incontro di tre personaggi complessi e a loro modo fragili, costretti a improvvisarsi una famiglia mentre condividono le feste. The Holdovers è il Natale dolceamaro, una commedia drammatica che conta cinque candidature agli Oscar 2024. Ludovica Grimaldi

Bestiari, erbari, lapidari
Massimo D’Anolfi, Martina Parenti | Italia, Svizzera
Bestiari, erbari, lapidari è un’epica – o forse un’enciclopedia – che abbraccia l’interezza degli elementi del pianeta Terra. Nei tre atti che compongono la pellicola, una nuova visione del mondo prende forma: l’uomo smette di essere il centro delle cose, e viene inserito nell’infinità del tempo e della vita. Il film è un’ambiziosa riflessione sulla nostra identità di essere umani come specie e individui. Marco Baratta | Leggi l’articolo completo

Grand Tour
Miguel Gomes | Portogallo, Italia, Francia
Edward, un funzionario dell’Impero britannico a Rangoon, ex capitale della Birmania, fugge dalla sua fidanzata Molly che lo sta raggiungendo con l’obiettivo di sposarsi. In questo viaggio tra il sud-est asiatico e l’estremo Oriente, Gomes firma il suo malinconico Grand Tour, un film sulla decolonizzazione non solo politica ma soprattutto dello sguardo, che parte da Flaherty e arriva a Chris Marker. Ieri e oggi, bianco e nero e colore, il regista mescola dramma e ironia in uno dei viaggi cinematografici più sorprendenti di quest’anno. Andreina Di Sanzo
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