The Substance – L’eterna sconfitta del corpo femminile tra ipersessualizzazione e dismorfismo
La verità è che una donna non è mai libera dal male gaze, lo sguardo maschile. Una donna è sempre vittima e prodotto del sistema patriarcale e maschiocentrico, che in The Substance, film capolavoro di Coralie Fargeat, assume il volto irritante di Dennis Quaid — scelta ancora più puntuale se si considera che l’attore è tra i più combattivi sostenitori di Donald Trump.
Alle donne è richiesto di assumere forme e misure precise e irraggiungibili (la Sue di Margaret Qualley): vita stretta, gambe lunghe e snelle ma toniche, seno e glutei rotondi, alti e sodi, braccia sottili ma anche muscolose, la pancia piatta possibilmente con gli addominali un po’ scolpiti, le spalle che devono essere più larghe dei fianchi, il fondoschiena che visto di profilo deve essere armoniosamente sporgente. Un’equilibrata e proporzionata distribuzione della massa magra in tutto il corpo, abbinata preferibilmente anche a un volto che non sia soltanto gradevole ma anche disposto ad assumere uno studiato repertorio di provocanti espressioni facciali che valgano l’appellativo di “sexy”— aggrottare le sopracciglia e mordersi il labbro inferiore, per esempio.

«E nel frattempo…. prendetevi cura di voi stessi» dice Sue strizzando l’occhio ai suoi telespettatori — uomini che guardano, giudicano, approvano e vomitano commenti sessisti senza neanche rendersene conto — e alle sue telespettatrici, incoraggiate a conformarsi ad un’ipocrita fitness e wellness culture che invade gli schermi ipersessualizzando il corpo femminile principalmente per soddisfare lo sguardo maschile. Nel film, sono esclusivamente uomini a dirigere il programma di fitness televisivo alla Jane Fonda di cui è protagonista Elisabeth/Sue.
Ci vogliono confident — questa parola che va tanto di moda — sorridenti, un po’ civettuole, un po’ sfrontate, provocanti a letto, con una sicurezza che è propria solo di chi è contenta di ciò che vede quando si guarda allo specchio. Una “creazione” dell’uomo, ovvero fatte per piacere e funzionare in un mondo maschilista secondo logiche maschiliste. A venticinque anni la preoccupazione di una donna è quella di approfittare e sfruttare al meglio il proprio potenziale di attrattiva, che a quest’età è normalmente considerato al suo apice: il tempo scorre, la bellezza svanisce, a cinquant’anni rimpiangerai il corpo che avevi a venticinque e sarà tuo compito impegnarti a ritardare quanto più possibile la data di scadenza.

Senza, naturalmente, esagerare: la mostruosità della carne mostrata nel film denuncia il più grande controsenso di un sistema che incoraggia la bellezza ad ogni costo, pianificando estrose combinazioni di parti del corpo femminile come fosse un giocattolo da costruire a piacimento — «magari avesse un bel paio di tette in mezzo alla faccia al posto di quel naso terribile!» — eppure ne disprezza le “esagerazioni”. Quante volte, quando si parla di donne che si sono sottoposte “eccessivamente” alla chirurgia estetica, si sentono aggettivi legati alla sfera del mostruoso e deforme?
Narcisiste, ma non troppo, sicure di sé ma anche invidiose. Invidiose di altre donne, più belle o più giovani. Invidiose, anche e soprattutto, della versione migliore di noi stesse. Invidiose di quando si aveva qualche anno in meno, qualche chilo in meno, più massa muscolare, la pelle più liscia e il viso più sorridente — «Pretty girls should always smile!».
Incoraggiate a guardarsi ossessivamente allo specchio, misurarsi in continuazione, sottoporsi a diete e programmi di allenamento al limite della follia, confrontarsi insistentemente con immagini della nostra forma “peggiore” per generare quel sentimento di disgusto e autocritica necessario ad ottenere la nostra forma migliore. Il fatto che in The Substance molte sequenze trovino proprio nel consumo del cibo — masticazione, “digestioni” atipiche, scarti e vomito — e nella deformazione corporea gli elementi più disturbanti, ci ricorda spietatamente che l’altra faccia della bellezza e del sex appeal è fatta sempre più spesso di disturbi alimentari, dismorfismo e molteplici altre forme di disagio psichico.
Perché in questa ossessiva ricerca della perfezione e dell’immagine ideale siamo costrette all’odio per noi stesse. Così Elisabeth Sparkle si trasforma in una contemporanea strega Grimilde, piena di invidia e di rabbia verso la versione migliore di sé stessa, ovvero la giovanissima e bellissima Biancaneve in minigonna-Sue. Al contempo, quest’ultima è schifata da Elisabeth perché vecchia, ingorda, trascurata, démodé.
A chi credeva che il dominio del magro, della bellezza ideale, della gioventù fosse tramontato con l’era della body positivity, che non era altro che un modo alternativo di ossessionarsi con il corpo, basti ricordare le recenti tendenze social, come la coquette aesthetic — che si fonda su una sexy-infantilizzazione della propria immagine — o al trionfale ritorno del modello Barbie con trucco, abbigliamento e pose doll style. Contestualmente, nell’estate 2024 sulla piattaforma di gaming Roblox è diventato molto popolare il gioco Dress to impress, che permette all’utente di scegliere un avatar-modella la cui grafica ricorda lo stile delle Bratz, per vestirla e truccarla rispettando il tema assegnato: tra i molti disponibili, Barbie, Famous, Girly, Gymnastics, Top model, Instagram model, Fairytale sono alcuni tra quelli che ricordano gli outfit di Sue in The Substance. Nel film di Fargeat il personaggio interpretato da Margaret Qualley viene introdotto a mo’ di spot pubblicitario di una bambola di plastica nuova di zecca, con un look che non a caso è diventato immediatamente virale proprio su Dress to impress.

Una piccola ma significativa conferma della sconfitta della donna in questo eterno conflitto con la propria immagine si coglie, d’altronde, in quei commenti al volo di alcuni spettatori che al termine della proiezione in sala polverizzano le quasi due ore e mezza di film sparando giudizi sui — indovinate un po’ — corpi delle protagoniste.
Ecco che si torna ciclicamente al punto di partenza, in un’eterna e francamente estenuante oscillazione tra progresso e regresso del dibattito sul corpo femminile, scandito da tendenze tanto effimere quanto lo sono quelle della fast fashion. A ricordarci, nonostante tutto, che siamo costantemente in vetrina, consumabili, sostituibili, eliminabili.
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[…] ottime sale lucchesi alcuni titoli gustosissimi, partendo con due anteprime – Longlegs e The Substance -, un evento speciale – Demoni presentato da Lamberto Bava – e il capolavoro nascosto […]
[…] Dopo Revenge (2014) Fargeat rinnova in modo sorprendente il genere body horror denunciando le estreme contraddizioni di una società ancora radicalmente maschilista che esalta, fino al vomito (letteralmente), il culto del magro, del fitness, di un’irraggiungibile bellezza ideale che coincide rigorosamente con la giovinezza. Il cinema splatter è in questo caso veicolo perfetto per una riflessione lacerante – sostenuta dalle brillanti interpretazioni di Demi Moore e Margaret Qualley – su alcune ossessioni del mondo contemporaneo di cui siamo vittime e complici fino al midollo. Alice Sola | Leggi l’articolo completo […]
[…] dalle produzioni dell’ultimo anno che vedono protagoniste le donne di mezza età. Si pensi a The Substance o Babygirl, film in cui la donna di oltre 50 anni arriva alla resa dei conti con la società: le […]
[…] ma evocata attraverso il suggerito, scegliendo così una strada alternativa rispetto al fenomeno The Substance. Le scene splatter e i momenti horror puri, compresi i jump scare – comunque presenti e […]
[…] già la fiaba dei Fratelli Grimm presentava le prime inclinazioni verso il body horror – le sorellastre si mozzavano le dita dei piedi pur di poter indossare la famigerata […]