Ravenna Nightmare Film Fest 2020 – Anatomia dei lungometraggi in Concorso I

La sala virtuale del Ravenna Nightmare Film Fest del 2020 – dal 31 ottobre all’8 novembre – si è ormai illuminata da qualche giorno, ed è giunto il momento per Birdmen Magazine, media partner del RNFF, di dissezionare Concorso Internazionale Lungometraggi, cui partecipano 7 opere di fiction inedite in Italia. Diamo insieme uno sguardo ai primi tre lungometraggi in Concorso visti finora.

Woman of the photographs di Takeshi Kushida (Giappone, 2020)

L’esplorazione dei significati dell’immagine e del concetto di rappresentazione è intrinseca allo stesso senso del cinema. Woman of the Photographs, opera prima del regista Takeshi Kushida, trae la sua potenza dalla riflessione teorica sull’evoluzione del rapporto tra immagine e realtà in un contesto – quello dei social media – in cui tutto può essere modificato e può diventare artefatto.

Un fotografo silenzioso, incapace di avere contatti con le donne, incontra una giovane modella, che mostra i segni delle ferite dovute ad una caduta nel bosco.  Tra i due si crea un legame, dettato inizialmente dalla necessità di coprire quelle imperfezioni grazie all’utilizzo della correzione fotografica. Di fronte a questo suo nuovo, splendido corpo Kyoko si sente lacerata: la perfezione esteriore non basta a recuperare il gradimento sui social perduto nel tempo, e anzi sembra che sia proprio la sua “immagine reale” a riscuotere successo. Ma qual è la vera Kyoko?

Woman of the Photographs apre molte domande senza dare risposte. Quasi del tutto privo di dialoghi, gli sguardi fungono da raccordo, e l’amplificazione della quotidianità lavorativa (l’emblematico “grattare” dello stilo della tavoletta grafica) e casalinga (soprattutto quando si mangia) copre il vuoto lasciato dalle parole. La musica, invece, “appartiene” solo a Kyoko: rappresenta il suo passato di celebrità, la felicità ammutolitasi nel presente. ravenna nightmare concorso lungometraggi

La rappresentazione dell’io sui social media replica ciò che il pubblico e i followers si aspettano da noi, anche se si tratta di una forzatura del nostro essere. In questo senso il regista giapponese riesce perfettamente ad arrivare al cuore del suo messaggio e a quello degli spettatori.

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Nella seconda parte, la narrazione comincia invece a scricchiolare e si ingarbuglia in una serie di sequenze allusive e metaforiche, ma prive di forza, cadendo progressivamente di ritmo nella parte finale. Tutto sembra avere un significato nascosto. Il legame tra i due si condensa in una forma di sottomissione, assimilabile a quella del maschio della mantide – animale che torna continuamente durante tutto il film – ma che non ha però una reale rispondenza nel rapporto rappresentato dal regista.

Woman of the Photographs è un film affascinante, tecnicamente tanto innovativo quanto calibrato e perfetto, ma forse esaspera la ricerca dell’eccentrico, pur regalando momenti di innegabile inquietudine e profonda riflessione. Takeshi Kushida è un nome da tenere ben presente, in futuro. ravenna nightmare concorso lungometraggi

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Followed di Carlo Ledesma (Filippine, 2019)

Olivia è una madre single, dispera di non riuscire a pagare gli elevati costi medici della figlia Annelle, ricoverata per un difetto cardiaco congenito. Economicamente allo stremo, miracolosamente riesce a intrufolarsi in un tirocinio notturno per operatori di call-center presso un’importante azienda di Manila, la LGO, che ha sede in un antico edificio della capitale filippina dal passato nebuloso, funestato da continui black-out e sinistre zone d’ombra. Una sera, concluso il turno, Olivia sorprende nel palazzo una bambina, Nerisa, perdutasi nei bagni e bisognosa di aiuto per ritrovare la via di casa. Questo incontro avrà conseguenze estreme, imprevedibili e disorientanti.

La tensione che opprime e al tempo stesso anima Olivia e Annelle è il riflesso di un disagio anche socio-economico. Ciò che Annelle e Olivia patiscono è la vulnerabilità di una condizione, la semi-povertà, che le espone costantemente al rischio dell’abuso da parte di un potere superiore, umano e non umano. Questo versante di critica e analisi sociale è una delle molte sfaccettature del film.

Followed è infatti un horror stratificato, interessante ma imperfetto, che paga la molteplicità delle sue anime. La regia di Ledesma non gestisce con la dovuta fluidità la transizione dal versante naturale – quasi neorealistico – a quello soprannaturale del racconto.  Una lucida consapevolezza narrativa anima il film e lo mette sulla strada giusta, ma evidenzia poi qualche problema di dosaggio degli ingredienti: le grandi rivelazioni si consumano in ritardo, quasi affastellandosi l’una sull’altra, e la tensione si costruisce in maniera troppo schematica. Un buono spettacolo, rimasto però in potenza.

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Stranger di Dimitriy Tomashpolski (Ucraina, 2019)

Prendi l’horror lovecraftiano, aggiungi una buona dose di surrealismo lynchiano, e mescola il tutto con un pizzico di fisica nucleare: sarà un piacere tentare di risolvere quel metafisico enigma che è Stranger.

Il regista ucraino Dmitriy Tomashpolsky ci regala un ambiguo e allucinato sogno cinematografico impossibile da codificare, destinato a lasciare la maggior parte dei suoi spettatori – soprattutto quelli che tentano di demistificare il criptico significato e le metafore oblique – con la bocca aperta e le sopracciglia aggrottate. Eppure, nonostante l’inaccessibile mistero del plot, uno straordinario immaginario dall’innegabile influsso ipnotico rende Stranger una bizzarra e originale curiosità sci-fi/horror, un unicum in un mare  di torbida banalità e infiniti remake, reboot e quant’altro. ravenna nightmare concorso lungometraggi

Una criptica citazione di H.P. Lovecraft apre il film, seguita da nefasto preambolo – sulla Terra una persona scompare ogni 3 minuti, 5 milioni svaniscono ogni anno – che ci conduce ad una piscina, dove un sestetto di nuoto sincronizzato danza meravigliosamente prima di sparire improvvisamente sott’acqua. La struttura confusionaria del film si mostra subito con un flashforward di 5 anni, dove incontriamo la glaciale e stoica Detective Gluhovsky, che non ha mai lasciato un caso irrisolto, o quasi. Essendo rimasta senza alcuna risposta a seguito del caso delle atlete, si offre di investigare su una simile scomparsa: quella di una donna, chiusa in un bagno senza finestre di una clinica di idroterapia,  svanita nella vasca.

Nella narrazione frastornante e “acquea” si introduce poi una spaventosa bambola dai capelli umani, un mostro dalle sembianze di rospo, e il quotidiano reiterarsi, nella clinica, di un assassinio. Questo porta Gluhovsky ad un misterioso impianto di depurazione delle acque reflue, che sorge accanto alla struttura medica, e che presto diverrà chiaro essere una sorta di triangolo delle Bermuda, sorgente di fenomeni inspiegabili. Stranger è un film che prende vita in un mondo distintamente separato dal nostro, ma che non lo è comunque abbastanza per sospendere l’incredulità.

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Inutile andare avanti col plot, meglio sedersi e semplicemente lasciarsi andare alla deriva nell’immaginario surreale: se la storia confonde lo spettatore, il fascino dello stupeficio ci tiene incollati allo schermo. Questo… e una strana mitologia che prevede ripercussioni e significati legati all’ora del giorno a cui si starnutisce.

Stranger eccelle a livello tecnico ed estetico-visuale. Il film è costruito meticolosamente, con una messa in scena chirurgica.  La fotografia del film è sorprendente e inebriante, trascinandoci in un limbo sospeso tra sogno e realtà: i colori, grazie ad un meraviglioso visual design e all’illuminazione satura ed inquietante, sono ricchi, sontuosi, pervasivi. Se ne si può sentire l’energia. E quando il quadro finale viene finalmente rivelato, mettendo insieme gli inizi frammentari per tentare di assemblare un insieme coerente, tutto rimane comunque nebuloso. E forse è giusto così.

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Come per il Concorso Cortometraggi, che vi abbiamo raccontato in Ravenna Nightmare Film Fest 2020 – Concorso Internazionale Cortometraggi, sarà la votazione degli spettatori, tramite il portale di MYmovies.it, a conferire il Premio Anello D’Oro per il Miglior Lungometraggio creato dal Maestro Orafo Marco Gerbella. Il Premio della Critica sarà invece assegnato da una giuria formata da registi, giornalisti e critici cinematografici.

Buona visione, e buoni incubi!

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Potete trovare le informazioni sul Programma del Festival e le indicazioni per accedervi nei nostri articoli:

Ravenna Nightmare Film Fest 2020 – Uno sguardo al programma della XVIIIa edizione

Ravenna Nightmare Festival 2020 in streaming su MyMovies.it

C’eravamo anche alla scorsa edizione:

Le parole di Liliana Cavani al Ravenna Nightmare Film Fest 2019

Intervista a Franco Calandrini, Direttore Artistico del Ravenna Nightmare Film Fest

Hail Satan? – Essere atei è noioso | Ravenna Nightmare Film Fest

Sons of Denmark – La distopia contemporanea | Ravenna Nightmare Film Fest

Feral – Incubi found footage alla messicana | Ravenna Nightmare Film Fest

Conversazione con Jean-Jacques Annaud | Ravenna Nightmare Film Fest

Ravenna Nightmare Film Fest: ecco i vincitori della XVII edizione Ravenna

Nightmare al via il 30 ottobre con Jean-Jacques Annaud

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