Parasite – Traiettorie di un massacro

Riproduzione riservata / ©Birdmen Magazine
Pubblicato da

Matteo Marescalco

Laureato in Storia e Critica del Cinema e studente di Editoria e Scrittura alla Sapienza di Roma. Appassionato di cinema e lettura, ha fatto parte delle giurie di diversi festival di documentari e cortometraggi horror e ha vinto il concorso Scrivere di Cinema 2015 con la recensione di Vizio di Forma di Paul Thomas Anderson. Ha scritto per HuffPost Italia e, attualmente, prova ad esprimersi su PointBlank, CinemaTown e Cinema4Stelle. M. Night Shyamalan è il suo nume tutelare.

Cos'è Birdmen Magazine?

Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – votata al cinema, alle serie e al teatro (e a tutte le declinazioni dell’audiovisivo). Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna

Associati a Birdmen MagazineAPS, lassociazione della rivista. Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium, tra cui le nostre masterclass online. I soci 2022 riceveranno a casa anche Brucia tutto, il nostro nuovo numero cartaceo annuale

  • […] Criterion Collection è un’azienda statunitense che immette sul mercato alcuni dei migliori prodotti home-video attualmente in circolazione, riesumando anche classici perduti o fin troppo poco considerati. In questa rubrica «Birdmen Magazine» traduce per voi le top 10 che una serie di grandi registi, attori e sceneggiatori hanno stilato per il sito di Criterion. Hanno potuto scegliere i loro film preferiti da un catalogo immenso. Ciascuna scelta è corredata da una nota, più o meno lunga. Ecco la top 10 del regista sudcoreano Bong Joon-ho per Criterion Collection. Qui la recensione del suo film premio Oscar 2020 Parasite. […]

  • […] Passaparola. A un primo livello di lettura è questa la ragione della diffusione immediata e capillare dello show coreano. Squid Game è permeato da strutture, schemi ed elementi provenienti dal mainstream culturale occidentale, soprattutto seriale e cinematografico, ed è questo il punto di forza (per la sua diffusione) e di debolezza (per la sua qualità) più grande della serie. Come qualsiasi prodotto postmoderno ben riuscito lo show è intessuto di continue citazioni tematiche e visive: la scala pastellata che mischia Escher e l’estetica dei giochi anni ‘90, le tute dei sorveglianti che assomigliano fin troppo a quelle dei protagonisti di La casa di carta, la gigante stanze dei giochi con pareti pitturate da sfondamenti illusionistici che ci trasportano subito in uno spettacolo alla The Truman Show, la scelta della busta rossa o blu (stessi colori delle pillole di Matrix); solo per fare qualche esempio. Squid Game arriva dove vuole arrivare, dà al pubblico esattamente quello che vuole, e il pubblico si sente gratificato nel riconoscimento delle citazioni (è il meccanismo esatto che il citazionismo suggerisce). Senza dimenticare che la serie rientra alla perfezione nel grande topos della narrazione di divario sociale, particolarmente sentita in sud Corea, pensiamo anche solo a Parasite. […]

  • Rispondi