Oltre la finzione – Squid Game tra cultura di massa e ritualità collettiva

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Martina Santurri

Laureata magistrale in Storia e valorizzazione dei beni culturali presso l'Università di Pavia. Confusamente ossessionata da cultura visuale, arte contemporanea, weird aesthetic e spaghetti alle vongole.

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  • […] Una serie con tantissimi difetti, che però ha – secondo congiunture astronomiche e storiche – registrato il migliori risultato di sempre in tutti i paesi per la piattaforma di produzione e distribuzione Netflix. Tra critica sociale (tipica di certo audiovisivo sudcoreano) e distopia, Squid Game racconta le vicende di un gruppo di debitori che vengono rapiti, raccolti su un’isola fuori dalle mappe, convinti a giocare a un gioco a premi (anzi a premio, milionario), senza che sia chiara l’unica e sola penalità: la morte. Chi viene eliminato dai giochi (individuali o a gruppi, tutti accomunati dal carattere “infantile” e in qualche modo tradizionale) vien ucciso. Come perdervi un fenomeno dalla portata globale, che caratterizza ormai l’immaginario di tutti? Impossibile. E il creatore e regista, Hwang Dong-hyuk, è già a lavoro per una seconda e una terza stagione. Demetrio Marra.Leggi il nostro articolo sul fenomeno Squid Game qui. […]

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