#BirdmenConsiglia: 6 film horror da guardare in streaming

Continua la rubrica #BirdmenConsiglia, questa volta in salsa horror. I titoli appartenenti al genere che si possono guardare sulle piattaforme streaming sono numerosi, ma il livello qualitativo è spesso davvero basso; un fenomeno, questo, a cui si assiste anche nel caso delle uscite in sala. Moltissimi titoli sono derivativi e vengono prodotti in serie a partire da idee già sfruttate da saghe più famose; per questo, una scrematura in questo senso è sicuramente necessaria. Visto il momento di confinamento e di chiusura delle sale cinematografiche, speriamo di farvi scoprire qualche interessante titolo horror, che riesca anche a mettere in discussione la comune concezione del genere. Partiamo, dunque, consigliando 6 film presenti sulle piattaforme streaming più seguite dagli utenti: Netflix, Prime Video, RaiPlay, VVVID, Disney+ e Mubi.


#BirdmenConsiglia


Netflix

Under the skin (2013), di Jonathan Glazer

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Se è legittimo che si possa storcere il naso di fronte alla categorizzazione di questo film come horror, è solo a causa della sua unicità. Under the skin è una pellicola che si muove a cavallo tra il cinema di genere e quello autoriale con grandissima maestria: decostruisce l’immagine da diva di Scarlett Johansson, sfida le convezioni e i ritmi tipici della fantascienza e soprattutto regala dei momenti di inquietudine sublime.


Prime Video

The devil’s candy (2015), di Sean Byrne

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Il catalogo Prime Video è pieno di gioielli horror come Martyrs (Pascal Laugier, 2008), February (O. Perkins, 2015) e The Neon Demon (Nicolas Winding Refn, 2016); tuttavia, mi sento di consigliare l’opera seconda di Sean Byrne, regista che aveva esordito con lo strabiliante The loved ones (2009). Anche in questo caso, il film non lascia un attimo di respiro: è una sinfonia heavy metal, un concentrato di ritmo, tensione e violenza, a tratti canonico ma non per questo meno apprezzabile.


Rai play

Suspiria (1977), di Dario Argento 

Stasera in tv su Rai 2 alle 00,45 Suspiria, il capolavoro di Dario ...

Questo capolavoro assoluto dell’horror italiano non necessita di presentazioni, dal momento che figura tra i più apprezzati dai registi horror di tutto il mondo. L’apice della fantasia argentiana, con i suoi colori saturi all’estremo, le scenografie maestose, gli omicidi orchestrati alla perfezione e la martellante colonna sonora dei Goblin a corredare il tutto. L’ottimo “falso remake” del 2018, girato da Luca Guadagnino, lo si può trovare su Prime Video.


VVVID

Splatters – Gli schizzacervelli (1992), di Peter Jackson

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Non tutti sono a conoscenza del passato low-budget e del retroterra horror di Peter Jackson, l’autore delle due trilogie tolkieniane che hanno dominato gli anni 2000. Eppure, il regista neozelandese è stato capace di mettere in scena uno dei film più sanguinosi (furono usati 500 litri di sangue finto), demenziali e sopra le righe del panorama horror contemporaneo: molto più di una semplice festa dello splatter. Ideale per la festa della mamma.


Disney+

Frankenweenie (2012), di Tim Burton

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È raro trovare un regista che riprende una creatura del suo passato per “resuscitarla”; è un sintomo di amore verso le proprie radici artistiche, i propri esordi. L’operazione à la Frankenstein di Tim Burton, che riprende il cortometraggio Vincent (1982) rendendolo un film a sé stante, riesce alla perfezione: lo stop-motion in bianco e nero conserva tutto il suo fascino retrò, e il suo gusto per il gotico e il macabro sono mitigati quanto basta da una deliziosa ironia. Un gioiello.


Mubi

The Toxic Avenger (1984), di Lloyd Kaufman 

Nessuno si aspetterebbe di trovare il capolavoro assoluto e capostipite del trash cinematografico moderno sulla piattaforma streaming più autoriale in termini di offerta. Primo film della famigerata casa di produzione Troma, la creatura di Lloyd Kaufman, Il Vendicatore Tossico non abbisogna di descrizioni. È semplicemente da vedere in tutta la sua scorrettezza, in tutta la sua follia, in tutto il suo cattivo gusto, che va ben oltre il concetto banale del so bad it’s good.

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