Le migliori conversazioni origliate a Venezia 81
Ore 11.27 dell’11 settembre, Alberto Barbera si rigira nel suo sacco a pelo troppo corto e troppo scomodo, un mal di schiena atroce lo atterrisce. Dopo alcuni attimi di oblio riesce timidamente ad aprire gli occhi. «Ho dormito di nuovo in smoking», pensa. Attorno a lui la Sala Grande è completamente vuota, solo la luce soffusa delle uscite di sicurezza ne illumina gli anfratti più reconditi. Aleggia un silenzio sinistro. Qualcosa nell’aria gli dice che deve aver dormito più del solito, c’è odore di chiuso. Aveva fatto un sogno strano, un sogno che l’aveva disorientato: un’anziana signora del Lido lo implorava di darle i soldi, tanti soldi, per un panino con porchetta e peperone (al singolare, perché il peperone era letteralmente uno solo), lui cercava di scappare in un bagno del Casinò ma lo trovava strapieno. A Poco a poco gli accrediti verdi si accorgevano di lui e si facevano vicini, i visi minacciosi. Da lì il buio, non ricordava niente… Ma che giorno è? Perché mi trovo qui?
Aveva dormito sul palco della Sala Grande per tutta la durata della Mostra, impossibile trovare un alloggio, un cantuccio, una branda; troppi gli impegni istituzionali, così la soluzione era stata la più ovvia, vivere lì, dove il cinema assume le fattezze della massima forma d’arte in movimento. Stancamente Barbera afferra il suo iphone 10 e lo accende. Un bagliore di luce in mezzo al buio della sala: orrore! Aveva dormito quattro giorni! Si alza, inciampa nel sacco a pelo e per un pelo non si gioca l’osso del collo: a tenerlo in equilibrio è però Pedro Almodóvar. Pedro gli spiega che voleva tributargli la dovuta riconoscenza per il premio ricevuto, ma vagando per il Palazzo del Cinema era arrivato troppo tardi, quando «mi Alberto» era già assopito, così aveva vegliato su di lui per tutti quei giorni. Alberto è in lacrime, affamatissimo, e chiede a Pedro di sostenerlo fino all’uscita. Pedro allora, dopo avergli porto l’ultima insalatona da 12 euro che gli era rimasta, gli poggia una mano sulla spalla e confessa: «somos chiusi dentro, mi Alberto, le saracinesche sono abbassate, credo que somos nella mierda fino al proximo anno». Barbera trasecola, «questa volta me l’hanno fatta», pensa, «questa volta non potrò sguinzagliare la polizia cinematografica per impedire agli agenti segreti della critica di portare in salvo le loro intercettazioni da Venezia 81».
Barbera fa un bel sospiro, guarda Almodóvar negli occhi e gli dice che saranno 11 mesi bellissimi insieme, potranno vivere di caccia al piccione e guardare tanti film in sala grande. «Cominciamo da Lav Diaz? Non sono mai riuscito a finirlo…».
Pedro sorride di rimando, «Viva el cinema, mi Alberto, somos como Don Quijote y Sancho Panza, non ti sembra? A combattere contra un molino de viento fatto di affitti alti e trasporti insufficienti». «Non so di cosa parli amico mio, ma sì, viva el cinema, lodi allo spritz!»
Mentre lasciamo i nostri eroi al loro destino, è qui doveroso ricordare che molte persone si sono sacrificate per far arrivare fino a noi le migliori conversazioni origliate a Venezia 81. Una catena di staffette si è data alla macchia, come ogni anno, per salvare i preziosi colpi di genio che il pubblico, gli addetti ai lavori e i locali hanno saputo esternare con efficacia ora cercata ora del tutto naturale. Da parte nostra un ringraziamento a tutti e tutte loro, che completano quell’esperienza mistica e meravigliosa rappresentata dalla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Il maltempo di quest’anno ha purtroppo sciolto alcuni antichi papiri su cui avevamo appuntato tante altre citazioni, ma se le sabbie del tempo si sono prese parte dei nostri ricordi, sarà il tessuto digital di queste pagine a perpetrare la tradizione. In fondo, al Lido di Venezia, ogni anno nasce e muore in due settimane una piccola civiltà, con una sua storia, un modo di parlare, di vedere, di mangiare, di stare in compagnia, di bere, di fare la fila al bagno. Non perdiamoci, ci si sente per Venezia 82!
Le migliori conversazioni origliate a Venezia 81
– Fosse anche stato un troiaio di film, lui l’avrebbe retto da solo
Un ragazzo toscano, riferendosi ad Adrien Brody in The Brutalist, sull’autobus linea A, fermo in attesa di partire
– Dopo Harvest sembrerà tutto bellissimo
Una ragazza in fila al caffè Leone d’Oro
– Ieri ho visto Queer e mi volevo tagliare le vene
4 settembre, un uomo davanti al red carpet
– Ho delle bazze in Vaticano, il prossimo Papa sarà un ne*ro
Un attore italiano, durante una sessione di spritz Campari
– Alla terza biografia così mi hai rotto il cazzo
Un uomo in fila per non ricordo quale film, riferendosi a Pablo Larraín
– TU hai l’iphone 15?
Una ragazza scettica, parlando con un social media manager
– Va a Pellestrina questo?
Potrebbe averlo detto chiunque
– Ma chi cazzo è questo? Levatelo e inquadrate Gaga
Una ragazza riferendosi a Todd Phillips, sul red carpet di Joker: Folie à Deux
– Cioè ma ci pensi il panino povchetta e pepevoni, ma chi lo digevisce?
Un ragazzo a un altro ragazzo, entrambi portavoce dell’intero Lido in quel momento, nell’atrio del Casinò durante la tempesta del 5 settembre
– Cioè sta robba è ‘n’concorso, ma come se fa??
Riferito a Kjærlighet, in Sala Darsena
– Tramonto termonucleare su Marghera.
All’improvviso, sul vaporetto delle 19.20 da Lido a San Marco, linea 20, 6 settembre
– Questo èCCCCinema, non te lo vedi su Netflix!
Per strada, il 7 settembre, riferendosi a The Brutalist
– Ma questi senza accredito che cosa pensavano di fare? Che vadano a farsi un giro!
In rush line per The Brutalist in sala casinò post premiazione, poi la stessa persona procede ad abbandonare la sala dopo 20 minuti di film
– Non è che se fai un calcetto a settimana…
Perla di saggezza dal Lido applicabile anche alla vita reale, quella di tutti i giorni
– Tutte le domande fatte al regista dopo la proiezione sono stupide e secondo me la domanda più sensata da fare era “cosa ti spinge ad andare in giro vestito come un cretino?”
– Ma è un segno di riconoscimento
– Beh, Fellini per esempio portava la sciarpa rossa, era stiloso… e comunque era anche bravo Fellini…
Conversazione tra due signore fuori dalla Sala Astra, il 2 settembre
Tornando brevemente alle vicende di Pedro e Alberto, vogliamo sottolineare che presto il duo diverrà un trio, dalle microcamere di cui abbiamo disseminato l’intero Palazzo del Cinema vediamo che il maestro Takeshi Kitano è a sua volta rimasto rinchiuso nell’edificio dopo essere inciampato di fronte all’uscita poco prima che la saracinesca calasse, ghigliottinando i suoi sogni di libertà. Riusciranno i nostri eroi a incontrarsi e salvare capre e cavoli? Non lo scopriremo nel prossimo episodio…
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