Joker: Folie à Deux – Ride bene chi ride ultimo | Venezia 81
4 settembre, ore 18.30 circa, Lido di Venezia, Red Carpet antecedente la première mondiale di Joker: Folie à Deux. Faccio un timido e inutile tentativo di inoltrarmi, a carpet già iniziato, nella giungla che lo circonda, scivolando — letteralmente — tra schiene sudate, urla isteriche e fans pronti a sfoderare gli smartphone più velocemente di quanto farebbe Clint Eastwood con una pistola.
Ecco che Todd Phillips appare sul grande schermo posto a lato del red carpet.
«Ma chi cazzo è questo? Levatelo e inquadrate Gaga»
Il povero Todd — da qualche parte, ogni tanto, si poteva udire un solitario chiamare il suo nome — aveva indubbiamente previsto che coinvolgere Lady Gaga per il sequel di un film che cinque anni fa incassò più di un miliardo di dollari potesse sortire un effetto del genere. Con questo jolly in più, che ha allargato ulteriormente il bacino di interesse del film, l’estasi collettiva è evidentemente più forte dell’ovvio scetticismo per un sequel che rischia di non essere all’altezza del precedente. Vincitore del Leone d’Oro nel 2019 e di innumerevoli altri premi, Joker è stato infatti un film dirompente e inaspettato, un blockbuster d’autore in grado di offrire non solo un’originale lettura del personaggio e una performance strabiliante di Phoenix, ma anche immagini e tematiche di grande attualità. E come ogni blockbuster che si rispetti, già a fine proiezione sulle bocche degli spettatori si leggevano varie ipotesi e opinioni su un eventuale sequel. I riferimenti alla saga di Batman, presenti anche se adombrati da una trama che voleva avere a che fare più con la realtà che con i fumetti, fecero forse sperare i più in un seguito maggiormente intrecciato alle vicende del Cavaliere Oscuro. Ma Joaquin Phoenix, si sa, non scende a compromessi su progetti del genere: la sua firma sul contratto sgombrava il campo da qualsiasi previsione.

L’annuncio del coinvolgimento di Gaga nel cast, il cui talento di attrice è ormai cosa nota, ha fatto sì che nel lungo periodo di lavorazione il film destasse ancora più attenzione mediatica, mettendo rapidamente in moto una grande macchina commerciale che ha insistito molto sulla sua presenza, tanto da far pensare che potesse potenzialmente rubare la scena a Phoenix. Il suo ruolo è quello di Harleen Quinzel — Harley Quinn — precedentemente interpretata da Margot Robbie in tre film da dimenticare (i due Suicide Squad e Birds of Prey). La Quinn di Gaga è l’elemento che muove questo secondo — e, si spera, ultimo — capitolo, un’internata di Arkham la cui relazione amorosa con Joker trova sfogo nella musica, nel canto e in una complicità ossessiva e morbosa che alimenta il rispettivo potenziale psicotico — Folie à deux, disturbo psicotico condiviso, appunto.

Con Arthur rinchiuso nel grigio e lugubre Arkham Asylum — il manicomio criminale di Gotham City — del Joker che due anni prima divenne simbolo di una vera e propria rivolta contro il potere rimangono tutte le luci e ombre del caso. Dopo l’assassinio in diretta TV di Murray Franklin (Robert De Niro), Arthur ha avuto ben più di quindici minuti di notorietà: dalla sua storia è stata tratta una serie televisiva, per le strade di Gotham in molti sono ancora pronti a difenderlo, ma il suo è un freak show che gli costa ancora bullismo, sofferenza e derisione — Hey Fleck, oggi hai qualche barzelletta divertente da raccontarci o no? — gli chiedono ironicamente le guardie tra uno spintone e l’altro.
L’ingresso in scena di Harley Quinn, la sua più grande ammiratrice, si fa per Arthur motore necessario di un altro possibile riscatto che avviene tutto nella sua testa delirante e innamorata: nella loro morbosa relazione si confondono amore e fanatismo, rinnovando per lui la possibilità di rendersi ancora visibile al mondo intero, di calcare il palcoscenico indossando nuovamente gli abiti del Joker, ovvero ciò che gli consente di essere qualsiasi cosa sogni di essere — un comico prima, un cantante e ballerino ora — e di fare qualsiasi cosa voglia fare — uccidere, se serve.

In questa dimensione fittizia, sognante e onirica, trova giustificazione la coraggiosa scelta di fare del film un musical, che in effetti appare coerente con il precedente film in cui la danza era un elemento fondamentale del personaggio.
Il coloratissimo e sognante duetto immaginario di Joker/Quinn si contrappone in modo speculare alla drammatica e impietosa realtà di Arthur Fleck, diviso tra il feroce manicomio e il tribunale in cui si svolge il suo processo. Una scelta narrativa che ha soprattutto il merito di approfondire la vulnerabilità e le contraddizioni della sua condizione psichiatrica, consentendo quindi a Joaquin Phoenix di giocarsi tutte le sue eccellenti carte nel miglior modo possibile, con una performance straordinaria e forse ancora più intensa e convincente del film precedente. Lady Gaga al suo fianco brilla nelle scene di canto, ma la storia non si sbilancia mai veramente verso il suo personaggio, contrariamente a quanto fatto credere dalla campagna pubblicitaria.

Se la sperimentazione con un genere difficile come il musical prende dichiaratamente in prestito l’immaginario pensato da Francis Ford Coppola per il suo flop del 1981 One from the heart (Un sogno lungo un giorno), il principale riferimento visivo per questo film è invece proprio il Joker del 2019: Todd Phillips ne copia e incolla in modo ostentato alcune inquadrature, immagini e azioni, alludendo forse all’impossibilità di fare un sequel, per quanto audace, senza ripetersi, oppure alla consapevolezza di non poter ripetere l’incisività del film precedente.
Tornando in concorso a Venezia, dove cinque anni fa la storia di Arthur Fleck conquistò critica e pubblico, Joker: Folie à Deux innesca un clamoroso cortocircuito. E vale assolutamente la pena vederlo.
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