I 18 film imperdibili del 2018

Si è da poco chiusa la stagione cinematografica del 2018: ecco i migliori film dell’anno secondo la Redazione di «Birdmen Magazine». Le diciotto pellicole che seguono – selezionate prendendo in considerazione soltanto i titoli distribuiti in Italia tra il primo gennaio e il 31 dicembre 2018 – sono riportate in ordine sparso.

a cura di Riccardo Bellini, Stefano Bresciani, Luca Carotenuto, Andrea Giangaspero, Lorenzo Filippo Giardina, Sandra Innamorato, Demetrio Marra, Lorenzo Botta Parandera, Carlo Maria Rabai, Federica Scaglione e Chiara Turco

The other side of the wind

other

Regia: Orson Welles | Sceneggiatura: Orson Welles; Oja Kodar | Soggetto: Orson Welles | Anno: 2018 | Paesi di produzione: Francia; Iran; U.S.A.

Un film su un film mai realizzato che, come nella finzione della sceneggiatura, finisce a sua volta e realmente con il restare incompiuto. Salvo però essere terminato, dopo quasi quarant’anni, da uno degli interpreti principali (Peter Bogdanovich), insieme a un montatore ormai leggendario (Bob Murawski) e con il provvidenziale aiuto finanziario – Deo gratias – di Netflix (!), per essere infine presentato fuori concorso a una delle più strabilianti edizioni del Festival di Venezia degli ultimi anni. The other side of the wind, l’ultima straordinaria opera postuma di Orson Welles, è uno scrigno delle meraviglie in cui realtà e finzione si specchiano l’una nell’altra, a partire dal suo imprevedibile e rocambolesco iter produttivo. Un’opera di Welles, certo, ma anche un po’ di Bogdanovich e di Murawski e di chissà quanti altri, che sta qui a ricordarci – tra le miriadi di altre cose – quanto possa rivelarsi illusorio il concetto di autore. Sacrosanta inattualità di uno dei capolavori di quest’anno. Clicca qui per leggere la recensione completa. Clicca qui per vedere il trailer. R. Bellini


Lazzaro Felice

lazzaro-felice-1hozu3

Regia: Alice Rohrwacher | Soggetto e sceneggiatura: Alice Rohrwacher | Anno: 2018 | Paesi di produzione: Italia; Svizzera; Francia; Germania

Vincitrice del Prix du scénario a Cannes, la bella pellicola di Alice Rohrwacher ridona al Cinema italiano una grazia di altri tempi. Liberamente ispirato ad una fiaba per bambini di Chiara Frugoni, Lazzaro Felice racconta la vita di un gruppo di mezzadri in una piantagione di tabacco, dislocati non si sa bene né dove né quando. Lazzaro (un giovane Adriano Tardiolo al suo esordio cinematografico) veste i panni di un “santo” tra gli uomini, un “San Francesco” che parla con gli animali e vive di una bontà che precede ogni distinzione tra Bene e Male. Una favola diretta magistralmente da Alice Rohrwacher che riesce a dipingere su pellicola una ballata popolare, verace e pre-morale con un tocco magico ed evocativo più che riuscito. Clicca qui per leggere la recensione completa. Clicca qui per vedere il trailer. S. Innamorato


Cold war

locandina-cold war

Regia: Pawel Pawlikowski | Sceneggiatura: Pawel Pawlikowski; Janusz Glowacki; Piotr Borkowski | Soggetto: Pawel Pawlikowski | Anno: 2018 | Paese di produzione: Polonia

Il regista polacco Pawel Pawlikowski, premio Oscar per Ida, torna al cinema con un’opera che promette di ergersi a nuovo classico, ancora una volta in un 4:3 in bianco e nero dalla fotografia raffinatissima che racconta di un amore indissolubile, eppure sofferto, per la Polonia che dà i natali ai due protagonisti, postbellica, inquieta e lacerata in un’identità popolare, tratteggiata secondo le forme del folclore artistico, che perde colpi sotto il controllo della Russia staliniana. Ma è soprattutto il racconto dell’amore agitato, difficile tra Wiktor (Tomasz Kot), pianista e insegnante in un’accademia polacca di musica e danza, e Zula (Joanna Kulig), una delle sue allieve, giovane bionda dal carattere esuberante e fortemente irrequieta, nonché dotata di talento artistico, soprattutto canoro. Ed è proprio attraverso il filtro del racconto musicale, dalle prime velleità artistiche dell’accademia, quand’era itinerante e si muoveva per la Polonia gelida tutta su un furgoncino, fino alle tournée internazionali fra Mosca e la Parigi bohémien, che quindi rivelano una pur affascinante Europa postbellica lungo un quindicennio (dai primi anni cinquanta a metà anni sessanta), che il film si fa più particolare e solido. Non a caso le performance canore di Zula, catturate da un primo piano spesso avvolgente – letteralmente – rappresentano forse i momenti più alti del film, anche nella loro traduzione francese. Candidato ai prossimi Oscar per il miglior film straniero, Cold war è un’opera autoriale intensa nella sua brevità (dura appena 80 minuti), necessaria e perfetta per questa stagione cinematografica. Clicca qui per vedere il trailer. A. Giangaspero


Avengers: Infinity war

MV5BMjMxNjY2MDU1OV5BMl5BanBnXkFtZTgwNzY1MTUwNTM@._V1_

Regia: Joe Russo; Anthony Russo | Sceneggiatura: Christopher Markus; Stephen McFeely | Anno: 2018 | Paese di produzione: U.S.A.

Avengers: Infinity war è il culmine di una multi-narrazione iniziata dieci anni fa. I fratelli Joe e Anthony Russo, divenuti a ragione i nuovi architetti dei Marvel Studios dopo il successo di Captain America: Civil war (2016), confezionano il blockbuster definitivo puntando tutto su un antagonista, Thanos (Josh Brolin), tra i migliori degli ultimi anni. Merito anche e soprattutto degli scrittori, Christopher Markus e Stephen McFeely, i quali hanno avuto la felice intuizione di mettere al centro l’immortale questione della mortalità, rappresentata ora come avversario impossibile, ora come evidenza schiacciante alla quale neanche il più potente dei guerrieri può sperare di sottrarsi. Gli effetti visivi e sonori raggiungono qui nuove vette di spettacolarità, mentre un uso sapiente della C.G.I. e del trucco si accompagna a delle perfomance drammatiche di tutto rispetto come la Gamora di Zoe Saldana. Clicca qui per leggere la recensione completa. Clicca qui per vedere il trailer. L. Carotenuto


Tre volti

tre volti

Regia: Jafar Panahi | Sceneggiatura: Jafar Panahi; Nader Saeivar | Anno: 2018 | Paese di produzione: Iran

Una ragazza iraniana, aspirante attrice osteggiata dai famigliari e dai compaesani invia il video del proprio suicidio al regista Jafar Panahi e all’attrice Behnaz Jafari (interpreti di loro stessi). Il suicidio, che si scopre essere simulato, non era che un disperato tentativo da parte della giovane per attirare al paese le due celebrità e chiedere loro aiuto. Tre volti, vincitore a Cannes 2018 del Premio alla sceneggiatura, è un film di distanze e negazioni, che proprio nel lavoro sulla profondità di campo o sul non visto installa la sua riflessione sociale. Ecco infatti che un regista costretto dal governo a lavorare in clandestinità, e che qui riprende mettendosi spesso in fuori campo pur facendo parte della storia, getta a sua volta lo sguardo su soggetti altrettanto “problematici”, vittime di pregiudizi ancora fortemente radicati nella società iraniana: donne e ragazze spesso inquadrate a una notevole distanza, talvolta per nulla visibili, magari in dialogo tra loro dietro muri entro cui hanno luogo discorsi che non ci è dato sentire. Una distanza ancora lungi dall’essere colmata. Clicca qui per vedere il trailer. R. Bellini


BlacKkKlansman

blackkklansman-poster

Regia: Spike Lee | Sceneggiatura: Spike Lee; D. Rabinowitz; C. Wachtel; K. Willmott | Soggetto: Ron Stallworth | Anno: 2018 | Paese di produzione: U.S.A.

Il regista afroamericano Spike Lee torna ad affrontare la questione razziale negli States, la “questione nera”, come nera diviene la bandiera U.S.A. che si capovolge alla fine della pellicola. Tratto dal racconto autobiografico dell’ex poliziotto R. Stallworth (nel film interpretato da J. D. Washington), BlacKkKlansman, fra i molteplici riconoscimenti, si aggiudica il Gran Premio della Giuria al Festival di Cannes. Il primo poliziotto di colore di Colorado Springs, con l’aiuto di un suo collega (Adam Driver), struttura un’operazione d’infiltrazione nel Ku Klux Klan: siamo agli inizi degli anni settanta, pochi anni dopo la morte di M. L. King. Da un soggetto autobiografico prende le mosse un poliziesco perfettamente orchestrato e diretto, un giallo dalle tinte comico-drammatiche. Il parallelismo con l’America odierna, che l’autore traccia quanto più schiettamente, accompagna una delle pellicole – tra le migliori – più eminentemente politiche del regista di Atlanta (e forse, ora, più che mai necessaria). Clicca qui per leggere la recensione completa. Clicca qui per vedere il trailer. L. F. Giardina


Tre manifesti a Ebbing, Missouri

tre manifesti locandina

Regia: Martin McDonagh | Soggetto e sceneggiatura: Martin McDonagh | Anno: 2017 | Paesi di produzione: U.S.A.; Regno Unito

I tre manifesti affissi da Mildred, che accusano la polizia locale di non essersi mai occupata con serietà dell’omicidio di sua figlia, sono il primo passo della sua guerra (prima personale, poi pubblica) con le forze dell’ordine. La tragicommedia poliziesca costruita da Martin McDonagh è brillante, sempre ben ritmata, decorata con esercizi registici eleganti e sequenze memorabili. Doveroso menzionare le prestazioni di Frances McDormand e Sam Rockwell (Oscar alla miglior attrice protagonista e al migliore non protagonista, rispettivamente), ma anche di Woody Harrelson, decisamente in forma in questo film. Il plauso della critica e i numerosi premi ottenuti certificano la qualità di questa pellicola, finora l’apice di McDonagh. Clicca qui per leggere la nostra recensione. Clicca qui per vedere il trailer. L. B. Parandera


L’Isola dei cani

isle poster

Regia: Wes Anderson | Sceneggiatura: Wes Anderson | Soggetto: Wes Anderson; Roman Coppola; Jason Schwartzman; K. Nomura | Anno: 2018 | Paese di produzione: U.S.A.

Wes Anderson torna con un lungometraggio in stop-motion quasi dieci anni dopo Fantastic Mr. Fox (2009), dimostrandosi uno dei registi migliori nel reinventare se stesso senza abbandonare i propri stilemi. Ne L’Isola dei cani troviamo tutti i marchi di fabbrica del cineasta texano, insieme ad un inedito tentativo di proporre un’estetica orientaleggiante e di misurarsi con un tema impegnato. Ambientato in un Giappone distopico nel quale tutti i cani sono messi al bando su un’isola di rifiuti da un sindaco senza scrupoli, il film è forte di un cast vocale dai nomi altisonanti (Bill Murray, Edward Norton, Scarlet Johansson e molti altri), che animano alla perfezione ogni personaggio (canino od umano) partorito dalla fantasia di Anderson. In un tripudio di colori sgargianti e di musiche epiche, prende corpo anche il coraggioso messaggio ecologico e, di rimando, politico della pellicola. Grazie al suo lavoro, Anderson ha vinto l’Orso d’argento al Festival di Berlino per la miglior regia. Clicca qui per leggere la recensione completa. Clicca qui per vedere il trailer. S. Bresciani


Ready Player One

MV5BY2JiYTNmZTctYTQ1OC00YjU4LWEwMjYtZjkwY2Y5MDI0OTU3XkEyXkFqcGdeQXVyNTI4MzE4MDU@._V1_SY1000_CR0,0,674,1000_AL_

Regia: Steven Spielberg | Sceneggiatura: Zak Penn; Ernest Cline | Soggetto: Ernest Cline | Anno: 2018 | Paese di produzione: U.S.A.

Basato sull’omonimo romanzo di Ernest Cline (che qui firma la sceneggiatura assieme a Zak Penn), Ready Player One è un viaggio psichedelico nella cultura video-ludica (e non solo) dagli anni ottanta ad oggi, stracolmo di citazioni e riferimenti ad opere del passato; un trionfo ipercinetico di luci e suoni a 8-bit. La trama è semplice: un outsider (Tye Sheridan) si scontra con una realtà corporativa malvagia. In ciò, il nostro protagonista trova il tempo di innamorarsi, gareggiare in competizioni folli, visitare l’Overlook Hotel, svelare un mistero, salvare il mondo e arrampicarsi sull’Everest con Batman. Difficile dire dove inizino i meriti di Steven Spielberg e dove invece finisca il citazionismo più autoreferenziale, per un film in cui gli elementi strabordano per accumulazione come in un caleidoscopico carnevale. Un saggio audio-visivo rutilante su una certa cultura nata negli anni ottanta, e sull’Opera amatissima del regista di Cincinnati. Clicca qui per leggere la nostra recensione. Clicca qui per vedere il trailer.


Il filo nascosto

54456 (1)

Regia: Paul Thomas Anderson | Soggetto e sceneggiatura: Paul Thomas Anderson | Anno: 2017 | Paesi di produzione: U.S.A.; Regno Unito

Paul Thomas Anderson torna protagonista del Cinema contemporaneo con Il filo nascosto – Phantom thread, elegante falso melodramma dai tratti hitchcockiani. Reynolds Woodcock (Daniel Day-Lewis) è il miglior couturier della Londra degli anni cinquanta. Scapolo impenitente, soggiogato dalla sorella Cyrill, ossessionato dalla madre defunta, Reynolds è circondato dalle donne, fonti d’ispirazione prima ed oggetti da congedare poi. Sarà l’incontro con la cameriera Alma (Vicky Krieps) a sconvolgergli la vita. Lontano dalla visione salvifica dell’Amore, il loro rapporto è indagato a fondo nelle sue dinamiche di potere: forza e debolezza si confondono, così come l’egoismo con il sentimento per l’altro, in un gioco perverso che farà del veleno la medicina per un nuovo equilibrio. Clicca qui per leggere la nostra recensione. Clicca qui per vedere il trailer. C. Turco


Chiamami col tuo nome

null

Regia: Luca Guadagnino | Sceneggiatura: James Ivory; Luca Guadagnino; Walter Fasano | Soggetto: André Aciman | Anno: 2017 | Paesi di produzione: U.S.A.; Brasile; Francia; Italia

Tratto dall’omonimo romanzo (2007) di André Aciman, Call me by your name, di Luca Guadagnino, che firma regia e pure sceneggiatura (con James Ivory vincitore della categoria agli Oscar e ai Golden Globe), è la narrazione acronica di un amore altrimenti proibito. È il 1983, campagne del Cremasco: le «possibilità del desiderio» (Giammei) al centro della pellicola si realizzano nella relazione omoerotica tra Elio (Timothée Chalamet), diciassettenne di famiglia facoltosa, e Oliver (Armie Hammer), dottorando ospite, durante l’estate, del padre di Elio, professore di archeologia. Il tutto consumato in un ambiente bucolico che, sommato al tenore iperletterario e alla poliglossia (il film è assolutamente da vedere in lingua originale), invigorisce lo straniamento, definisce un idillio a tratti confortevole, a tratti insopportabile. Clicca qui per leggere la recensione completa. Clicca qui per vedere il trailer. D. Marra


Spider-Man: Un nuovo universo

Spider-Man-Into-the-Spider-Verse-2018-movie-poster

Regia: Bob Persichietti; Peter Ramsey; Rodney Rothman | Sceneggiatura: Christopher Miller; Phil Lord; Alex Hirsch | Anno: 2018 | Paese di produzione: U.S.A.

Vera e propria sorpresa della fine di questo 2018, che ha già visto molti e forse troppi cinecomics, Spider-Man: Into the Spider-Verse è un capolavoro di immagini e suoni, un’esperienza visiva senza precedenti che segnerà inevitabilmente il futuro prossimo del genere. La storia, quella di Miles Morales investito di poteri ragneschi e costretto a prendere su di sé il manto di nuovo Spider-Man, è narrata splendidamente attraverso l’uso di un’animazione sfacciatamente in 2D, che pesca a piene mani dai lavori dei maggiori fumettisti contemporanei (come Sara Pichelli e Robbi Rodriguez). Non ha senso separare la tecnica dalla narrazione o l’Arte dal concetto, poiché il film vive di una sincronia così ben riuscita da rendere impossibile pensare alla complessità della storia senza chiamare in causa le scelte stilistiche adoperate per raccontarla. Quello che poteva (e che indubbiamente in parte è) essere soltanto un’ennesima trovata commerciale per spremere una licenza, si rivela invece una lettera d’amore, da parte dei fan del personaggio, ai suoi creatori (e viceversa). Una nuova pietra miliare tanto del Cinema quanto del Fumetto. Clicca qui per leggere la recensione completa. Clicca qui per vedere il trailer. L. Carotenuto


Visages, villages

Visages-villages-cartel

Regia: JR; Agnès Varda| Soggetto: JR; Agnès Varda | Anno: 2017 | Paese di produzione: Francia

Sulle strade meno battute di una Francia in gran parte agreste e poco urbanizzata, viaggia una proposta di umanesimo concepita da un’inedita coppia di artisti. Sono Agnès Varda e JR a legare gli ambienti e le persone, i mestieri alle facce, le vite al loro senso. In Visages, villages, enormi fotografie rimettono l’Uomo al centro degli spazi che occupa e vive, simboleggiano la presenza di un’identità viva che plasma gli spazi con tocco delicato, accompagnano i due artisti in un viaggio fatto anche di ricordi e affettuosi battibecchi. Un’ora e mezza di pace, a tratti commovente, sulle orme di una leggenda del Cinema e di un’artista che ci nega il suo sguardo fino all’ultimo. Era tutto molto bello anche senza il colpo di teatro finale di Godard, ma doveva essere ancora più bello, e quindi… Clicca qui per vedere il trailer. C. M. Rabai


In guerra

in guerra

Regia: Stéphane Brizé | Sceneggiatura: Stéphane Brizé; Olivier Gorce | Anno: 2018 | Paese di produzione: Francia

«Chi combatte rischia di perdere, chi non combatte ha già perso». Partendo dalla perentorietà dell’esergo brechtiano, con In guerra (2018), in concorso alla 71ª edizione del Festival di Cannes, Stéphane Brizé ci consegna un film duro, inflessibile, monolitico come la determinazione necessaria ai 1100 operai protagonisti del film, in lotta sindacale per evitare il licenziamento da una fabbrica in procinto di delocalizzare pur essendo in profitto. Tutto il mondo di In guerra si riduce drammaticamente a questo: una disadorna ma infiammata battaglia corale, martellata dopo martellata, in cui resta ben poco spazio da concedere all’intimità dei momenti di vita privata. Perché è molto più importante mostrare piuttosto come difendere al meglio quelle vite dalla spietata legge del mercato con la forza della propria protesta. Un film che trova nella sua tesi la propria struttura. Un’esortazione dolorosamente militante a una coesione sempre più labile e proprio per questo necessaria. Clicca qui per vedere il trailer. R. Bellini


Dogman

30420767-160224807978263-4557987999146023396-o_187a

Regia: Matteo Garrone | Sceneggiatura: Ugo Chiti; Massimo Gaudioso; Matteo Garrone | Anno: 2018 | Paesi di produzione: Italia; Francia

Matteo Garrone porta a compimento un progetto che nel 2006 doveva vedere protagonista Roberto Benigni, ma che fallì dopo il rifiuto dell’attore stesso. Nei dodici anni successivi, Garrone, Gaudioso e Chiti scrivono un film in perenne equilibrio tra paura e pericolo, tra violenza e brevi lampi di speranza, riuscendo a rendere tutta la potenza di una tragica storia vera senza scadere nello splatter che il fatto di cronaca avrebbe facilmente favorito. Dodici anni, dicevo, che hanno permesso di arrivare a Dogman con grande esperienza alle spalle, con un budget più alto e con un cast praticamente perfetto. Marcello Fonte fa dimenticare in fretta Benigni, portando sullo schermo un corpo fragile, senza voce, inadatto a quel piccolo mondo infame in cui solo i forti contano qualcosa. Anche per merito suo, ne è uscito il film italiano dell’annoClicca qui per leggere la recensione completa. Clicca qui per vedere il trailer. C. M. Rabai


Roma

ROMA-poster

Regia: Alfonso Cuarón | SceneggiaturaAlfonso Cuarón | Anno: 2018 | Paesi di produzione: Messico; U.S.A.

Vincitore dell’ultimo Festival di Venezia, Roma incanta con un bianco e nero nitido, movimenti di macchina studiatissimi e una storia corale che nella sua semplicità inevitabilmente coinvolge. Alfonso Cuarón sceglie di raccontare un anno difficile della vita della sua famiglia nel quartiere altoborghese “Roma” a Città del Messico durante gli anni settanta: veniamo così letteralmente trasportati in una quotidianità  in cui la capacità di resistere – tanto alle difficoltà familiari, quanto alla turbolenta situazione politica – risulta fondamentale. A impersonare questa discreta e ostinata resilienza è un universo di figure femminili in cui svetta Cleo (Yalitza Aparicio) domestica tuttofare che si prende cura dei bambini e di una casa che lo spettatore esplora grazie all’impeccabile abilità tecnica di Cuarón. Clicca qui per leggere la nostra recensione. Clicca qui per vedere il trailer. F. Scaglione


La donna dello scrittore

transit

Regia: Christian Petzold | Sceneggiatura: Christian Petzold; Anna Seghers | Anno: 2018 | Paesi di produzione: Germania; Francia

Transit è sia il titolo del romanzo autobiografico del 1948 di Anna Seghers, sia il titolo originale dell’ultimo film di Christian Petzold, presentato in concorso 68ª edizione del Festival internazionale del Cinema di Berlino e tradotto in italiano con il fuorviante “La donna dello scrittore”. L’ultima opera del regista tedesco è infatti una dolente riflessione sull’instabilità – tanto esistenziale quanto sociale – in cui galleggia, disperata, come in un limbo senza fine, l’umanità in tempi di sbandamento morale e politico. Un’opera sullo struggente bisogno di libertà di ogni destino schiacciato e sottomesso, costretto all’erranza eterna o all’infernale attesa di un visto che forse non arriverà mai. Il contesto è quello del romanzo: la Francia dell’occupazione nazista ma Petzold ambienta la vicenda ai giorni nostri, spiazzandoci, certo, ma soprattutto ricordandoci quanto possano essere vicine al nostro presente le ombre più nere del più nero passato. Clicca qui per vedere il trailer. R. Bellini


L’albero dei frutti selvatici

stampa

Regia: Nuri Bilge Ceylan | Sceneggiatura: Akin Aksu Ebru Ceylan; Nuri Bilge Ceylan | Soggetto: Nuri Bilge Ceylan | Anno: 2018 | Paesi di produzione: Turchia; Macedonia; Francia; Germania; Bosnia ed Erzegovina; Bulgaria; Svezia

Nuri Bilge Ceylan continua ad investigare la natura umana nella sua forma più contraddittoria, sia quando è mansueta che quando è selvaggia. L’albero dei frutti selvatici è il racconto di Sinan (Dogu Demirkol), un neolaureato ritornato a casa, bloccato in una continua contraddizione tra l’espressione di sé e l’annullamento, la comprensione e l’intolleranza, la città degli studi e la ruralità della casa. Una contraddizione sapientemente elaborata da Ceylan nella più antica lotta di parentela tra padre e figlio. Selezionato per rappresentare la Turchia ai Premi Oscar 2019 (per il miglior film in lingua straniera), la pellicola dai bellissimi paesaggi, interiori ed esteriori, mantiene le aspettative e consacra la maestria di Ceylan nel panorama orientale e oltre. Clicca qui per vedere il trailer. S. Innamorato

Annunci

Rispondi