Capovolgere la bandiera: “BlacKkKlansman”

A distanza di tre anni dall’ultimo lungometraggio – Chi-Raq (2015) –, il prolifico ed eclettico regista afroamericano Spike Lee, tutt’altro che estraneo all’impegno politico e sociale, torna ad affrontare la questione razziale che, ancora, affligge gli Stati Uniti.

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Il suo ultimo lungometraggio (135 minuti), BlacKkKlansman (2018), viene presentato in concorso al 71° Festival di Cannes il 14 maggio 2018 (dove ottiene la nomination per la Palma d’oro), per poi essere distribuito negli States grazie alla Universal Pictures a partire dal 10 agosto, e nelle sale italiane dal 27 settembre del medesimo anno. Dopo lavori biografici come Malcolm X (1992), con protagonista Denzel Washington nei panni del celebre attivista di Omaha, l’autore originario di Atlanta torna di petto sulla “questione nera”, come nera diviene la bandiera statunitense che si capovolge alla fine della pellicola. Similmente a quanto fatto in Nella valle di Elah (2007) dal regista americano Paul Haggis – certamente per ragioni diverse ma non così distanti –, i due cineasti concludono i loro film biografici con un’inquadratura ritraente la bandiera a stelle e strisce messa sottosopra, segno internazionale per la richiesta di aiuto. Un grido di allarme, di denuncia, di cui si fa portavoce un Cinema sempre più compromesso nel reale.

Tratto dal racconto autobiografico (Black Klansman) dell’ex poliziotto di colore Ron Stallworth (nel film interpretato da John David Washington, primogenito del celebre attore Denzel Washington), BlacKkKlansman, fra i molteplici riconoscimenti, si aggiudica – nel maggio 2018, al Festival di Cannes – il Gran Premio della Giuria e una menzione speciale della Giuria ecumenica.

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Ron Stallworth è il primo poliziotto di colore di Colorado Springs (nello Stato del Colorado). Mosso da un encomiabile e sagace spirito d’iniziativa, Ron, vantando l’aiuto di un suo collega (Adam Driver), struttura un’operazione d’infiltrazione nel gruppo locale del Ku Klux Klan. Siamo agli inizi degli anni settanta, pochi anni dopo la morte di Martin Luther King (1968), gli anni delle Pantere nere. Nel cast del film, tra gli altri, anche Alec BaldwinTopher Grace.

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Da un soggetto autobiografico prende le mosse un film ripulito da cosmesi superflue e spettacolarizzantiun poliziesco perfettamente orchestrato e diretto, un giallo “ritmico” che alterna abilmente il comico-ironico al drammatico. Una sceneggiatura lineare – curata dallo stesso Spike Lee con l’aiuto di David Rabinowitz, Charlie Wachtel e di Kevin Willmott – dà vita ad una narrazione brillante e vivace, supportata da una regia e da un montaggio sempre calibrati (da notare l’utilizzo del montaggio alternato e quello un po’ più vintage dello split screen). Il cineasta statunitense, anche in virtù della fotografia di Chayse Irvin, ricrea perfettamente le atmosfere degli anni settanta americani – impeccabile (e piacevolmente “folkloristico”), in questo senso, il lavoro di Curt Beech (scenografia), Marci Rodgers (costumi) e di Janine Parrella (trucco) –, tra “black power” e suprematisti bianchi, poli opposti di un’America spaccata dalle tensioni e dal conflitto sociale.

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Spike Lee traccia quanto più schiettamente un parallelismo patente con l’America trumpista, ben lontana dall’aver risolto i problemi che il film cerca sommariamente di raccontare (anzi!). L’operazione del regista di Atlanta (città natale anche di Martin Luther King) volge lo sguardo al passato (che si presta come cassa di risonanza) per porre l’attenzione al presente, raggiungendo l’acme dei suoi intenti più espliciti nel finale, dove viene mostrato materiale di repertorio riguardate proteste, tragedie e manifestazioni più che mai contemporanee. BlacKkKlansman s’inserisce a buon titolo tra le migliori pellicole del cineasta americano, soprattutto in virtù di un sensibile portato eminentemente e dichiaratamente politico-sociale (n. d. r.: ora più che mai necessario).


Piccola curiosità: John David Washington è il primo di quattro figli dell’attore afroamericano Denzel Washington. Il debutto di John David sul grande schermo avviene proprio nel film Malcolm X (Spike Lee; 1992), dove il padre interpreta il ruolo del protagonista. Nella pellicola, John (nato nel 1984) veste i panni di un giovane studente di Harlem.

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