Cosa vuol dire guardare Marvel Zombies nel 2025
Prima di rispondere alla domanda «cosa vuol dire guardare Marvel Zombies nel 2025», chiediamoci prima di tutto cosa voglia dire essere un “Marvel Zombie” nel 2025 e cosa voglia dire esserlo in generale. Un Marvel Zombie è un fan talmente accanito della Casa delle Idee da ignorare le sue cadute di stile, i suoi errori e le sue contraddizioni. Si nutre di ciò che la Marvel gli propina, non rendendosi conto o ignorando volutamente anche il marciume tossico o il nulla che gli arriva, intossicandosi a sua volta. È una persona profondamente poco esigente o talmente assuefatta da non distinguere più la merda dalla cioccolata, purché gli arrivi dalla stessa fonte. Nel 2025 un Marvel Zombie mette sullo stesso piano un quarto film di Capitan America e il quarto film dei Fantastici Quattro, divorandoli come se fossero uno stesso ammasso indistinguibile. Il Marvel Zombie contribuisce alla distruzione della Marvel e al tempo stesso la mantiene in vita, sia pure in un limbo putrescente e poco riconoscibile. Nel 2025 guardare la serie animata Marvel Zombies è un’esperienza straniante e a tratti paradossale. Che però vale assolutamente la pena di fare.

Vent’anni separano il primo fumetto di Marvel Zombies, a firma di Robert Kirkman – papà oltre che di Invincible anche e non a caso di The Walking Dead – dalla serie animata omonima che qui porta la firma dello sceneggiatore Zeb Wells. Un passaggio di consegne dalla carta allo streaming ma anche dall’universo fumettistico a quello cinematografico, almeno nei suoi elementi narrativi, che ha il sapore strano di un tradimento consensuale. Laddove infatti il fumetto esplorava maggiormente le tematiche della decadenza (e decomposizione) degli eroi e del mondo, la serie animata si concentra invece sulla preservazione di ciò che è rimasto umano in tempi oscuri. E qui si può apprezzare il primo grande merito di questa serie: Marvel Zombies infatti sembra rispondere a una precisa necessità inconscia di vedere i nostri eroi per quel che sono davvero, ovvero dei mostri e il mondo che ci circonda come ineluttabilmente in decadenza.
Specialmente il primo episodio è un manifesto dell’atteggiamento della Gen Z di fronte agli orrori. Un atteggiamento del tutto paragonabile a quello dei memer in tempo di quasi guerra mondiale e suscita un certo biasimo l’allegra ingenuità di Kate, Riri e Kamala mentre cercano di sopravvivere agli orrori di un pianeta condannato. Ma in realtà, l’allegra ingenuità di queste “Young Avengers” è l’unico antidoto all’annientamento totale in un mondo che si nutre voracemente di tutto ciò che è intoccato dalla decadenza. E qui entra in campo la variabile veramente innovativa di Marvel Zombies: Blade.

Questo Blade, ricalcato sull’aspetto di Mahershala Ali, è una graditissima sorpresa che rompe parzialmente almeno due tabù: l’unicità del personaggio di Blade nel MCU (come suggerito da Deadpool) e la totale assenza di umorismo fine a sé stesso in un personaggio Marvel Studios. Una boccata di freschezza che speriamo sia solo un piccolo antipasto di quello che può ancora essere uno dei personaggi più interessanti degli anni a venire. Il pragmatismo di “Blade Knight” e l’ingenuità resistente di Kamala ricordano le migliori serie post-apocalittiche degli ultimi anni, con personaggi caratterialmente agli antipodi eppure necessari gli uni agli altri. Non mancano il viaggio attraverso il continente, i veicoli esageratamente tamarri in mezzo al deserto, gli amici perduti, poi ritrovati e infine perduti di nuovo; insomma tutti i tropi dell’odissea alla Mad Max e che hanno fatto la fortuna del genere. E non mancano neanche e come è giusto che sia gli innesti più che riusciti del genere horror e le citazioni più o meno azzeccate e doverose a Romero. Ciò che manca però è un’antagonista convincente.

Wanda Maximoff come regina dei morti non convince appieno e, sebbene sia indiscutibilmente inquietante in alcuni passaggi, l’impressione che si ha è che si sia riciclato uno dei personaggi più carismatici per mantenere alta l’attenzione su una serie che obiettivamente aveva poco di nuovo da offrire. Di tutti i personaggi presenti infatti, Wanda è effettivamente l’unica morta che cammina e il suo ritorno in questa serie non può legittimamente soddisfare chi è rimasto a digiuno di Scarlet dal 2022. Una cosa però deve essere chiara sulla Marvel ora come ora. Il problema non è il multiverso (altra affermazione di Deadpool smentita), che anzi è un divertentissimo e ben rodato espediente narrativo, bensì la mancanza di freschezza, intesa ora come personaggi nuovi e ora come scrittura nuova, giovane e che non abbia paura di osare.
In realtà, le novità in questo senso non mancherebbero ma quando hanno troppo successo vengono prontamente silenziate (vedi Beau DeMayo e il suo X-Men ’97) oppure relegate in una nicchia dove è facile dimenticarle. Il comparto promozionale del «primo show animato per adulti della Marvel Animation» sembra ad esempio dimenticarsi volutamente di Hit-Monkey, serie quella sì veramente anarchica e innovativa. Marvel Zombies è invece un orrore controllato, centimetrato. Osservabile senza filtri certo ma da una lastra di vetro infrangibile. E mentre osserviamo l’orrore davanti ai nostri occhi in totale sicurezza non possiamo fare a meno di chiederci cosa siamo diventati e come siamo arrivati a questo. Una considerazione valida tanto per il mondo dei Marvel Zombies quanto per il nostro.

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