Deadpool & Wolverine – La ri-generazione della Marvel è senza filtri
Daniel Pennac sosteneva che leggere dilati il tempo per vivere. Ciò è senza dubbio vero, ma anche i cinecomic non scherzano. Con troppa facilità si bollano alcuni di essi come disonestamente nostalgici ma sarebbe una maniera limitata di analizzare il fenomeno. I cinecomic sono molto più che semplice nostalgia a buon mercato, anche nei casi peggiori – tipo The Flash. Sono il manifesto di una generazione che pur inevitabilmente invecchiando non fa altro che spostare sempre più indietro il punto d’inizio del tempo presente. È un bene? È un male? Di sicuro è un segno che il futuro ci spaventa e che se vogliamo affrontarlo dobbiamo prima chiudere delle questioni lasciate in sospeso. Lo dice molto chiaramente un personaggio in Deadpool & Wolverine: «dobbiamo avere un finale».

La principale critica che viene mossa all’ultimo film di Shawn Levy è l’inconsistenza della trama, strumentale a un film che fa dei suoi azzeccatissimi camei e riferimenti alla cultura pop in chiave meta-narrativa le principali attrazioni. La sceneggiatura che porta la firma, oltre che degli stessi Levy e Reynolds, di Rhett Reese (Deadpool 2), Paul Wernick (Deadpool e Deadpool 2) e Zeb Wells, acclamato autore di fumetti e già sceneggiatore della serie su She-Hulk (altro personaggio Marvel che rompe la quarta parete), è pressappoco la seguente: spaventato dall’affrontare un futuro nel posto di lavoro dei suoi sogni senza la sua famiglia e il suo mondo, un eterno adolescente sboccato intraprende un viaggio metanarrativo per dire a un CEO bianco megalomane che la famiglia e gli affetti vengono prima della carriera.
Sicuramente nulla di troppo originale men che meno inedito (praticamente è la trama di Hook – Capitan Uncino), eppure così vicino al senso di incertezza e alla rabbia che contraddistingue la generazione dei Millennials e post-Millennials come pochi popcorn movie adesso. Una rabbia non raramente anche violenta, sboccata e appunto dissacrante. Una rabbia che ci fa odiare l’autorità che agisce a suo dire “per la nostra sicurezza” salvo poi tirare fuori i manganelli al servizio di un’entità corporativa condannandoci così al vuoto esistenziale. Un’autorità che ai nostri occhi ci appare come un paradosso, appunto il Paradox di Matthew Macfadyen, volto perfetto per rappresentare il male corporativo e reazionario, falsamente accogliente, sempre più tentacolare e pieno di sé.

L’eterno adolescente non ha risorse per affrontare un’entità così potente per quanto di fatto inconsistente, ma trova nel vuoto nel quale è stato condannato delle insperate risorse. Sono i cimeli del passato, ormai di poco valore per molti ma non per lui. Sono la metafora di una comfort zone magari neanche più così confortevole e spesso migliore nei suoi ricordi, ma sono lì per lui, con tutti i loro difetti e limiti. Al protagonista si contrappone un’altra adolescente (la magnetica Cassandra Nova di Emma Corrin) che ancora prima di nascere ha ereditato un mondo desolato e distrutto, anche lei metafora (esplicitata da Deadpool) di una generazione come quella Z abbandonata a sé stessa nonché sintesi di un futuro sempre più presente. Attraverso la buddy-comedy, le vicende si snodano in un susseguirsi di inseguimenti, combattimenti e citazioni. Un polpettone nerd che farà la gioia dei Marvel-fan e il ribrezzo di molti altri. Insomma un film generazionale.
Forse ciò che dà più fastidio di questo terzo Deadpool è una minore godibilità per un pubblico profano o che è semplicemente stanco dei camei alla No Way Home, per intenderci. Rispetto ai primi due film che facevano molto leva sulla decostruzione dissacrante del genere, qui Deadpool paradossalmente esalta il cinecomic, sopratutto quello degli ultimi anni votato all’eccesso visivo e alla bulimia di personaggi. Un aspetto questo che può risultare giustamente indigesto ormai a sempre più spettatori. Da massacratore del cinecomic a suo più appassionato esponente, Deadpool & Wolverine è un film che vive di contrasti e paradossi come uno dei suoi villain: roboante ed intimo, citazionista e caotico, superficiale e inaspettatamente profondo.

Eppure per chi segue la Marvel fin dall’inizio (non cliccate su quel link se non volete spoiler), Deadpool & Wolverine è la chiusura di un cerchio non solo narrativo ma anche generazionale. Perché a differenza di altri film nostalgici, Deadpool & Wolverine ci tiene anche a farci sapere che il tempo è passato, che il presente non è infinito, anzi, forse è finito da tempo e che sì, siamo decisamente invecchiati (a differenza di Hugh Jackman). Ciò che rimane a visione conclusa, oltre al già citato e puro piacere nerd è una storia sul potere di rigenerarsi che le ultime generazioni hanno sviluppato non senza grande dolore e in maniera imperfetta, un po’ come Deadpool nel primo film del franchise. Una ri-generazione di mostri ansiosi, attaccati alla nostalgia, ora euforici, ora depressi, con la salute mentale a pezzi e un futuro nel migliore dei casi incerto. La ri-Generazione-Deadpool compie 26 anni con questo film che, nel bene e nel male, è riuscito a essere un manifesto generazionale pop come non se ne vedevano da tempo, almeno da Ritorno al Futuro, altra saga contraddistinta da un’anima nerd e pop e la cui trama, a questo punto ammettiamolo, è puramente funzionale alle interazioni tra personaggi.

Certo che i difetti del film sono imputabili alla discrepanza di ritmo tra le varie parti, le più noiose probabilmente quelle all’interno della TVA, ma sono anche le stesse sequenze nelle quali si tirano le somme sulla vita (e la morte) dei personaggi e si consuma l’esilarante tragedia di Wade Wilson: la storia di un eterno adolescente che scopre l’importanza di non essere importanti.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.
[…] trama nei fumetti. Senza John Semper oggi probabilmente non avremmo il Blade cinematografico e dopo Deadpool & Wolverine sappiamo tutti quanto siamo debitori a quel Blade. Senza John Semper e la sua Spider-Man – […]
[…] qualitativa di una fase obiettivamente contraddistinta da alti (Guardiani della Galassia Vol 3 e Deadpool & Wolverine) e bassi (degno di nota solo il migliore tra essi, ovvero il terzo Ant-Man). Thunderbolts* è in […]