La battaglia per il futuro del DCU passa da Lanterns
Sull’internet circola un bellissimo meme – che, come sempre succede, non riesco più a ritrovare – in cui si elencano i dieci peggiori villain della DC. Primo posto: Zack Snyder. Proseguono poi, in ordine sparso: Walter Hamada, Patty Jenkins, Gal Gadot, Ezra Miller, Dwayne Johnson, Joss Whedon. Solo alla fine della lista trova posto qualche timidissimo Brainiac o Darkseid. Per quei pochi che non l’avessero capita, la battuta suggerisce che in realtà le vere nemesi di Batman, Superman e compagnia non vivono nelle pagine dei fumetti, ma sono registi, attori, produttori e creativi hollywoodiani vari che con le loro scelte a dir poco discutibili hanno quasi completamente affossato i franchise cinematografici di questi eroi in calzamaglia.

Come si distrugge un universo
Nel corso degli ultimi anni, mentre la Marvel ha riscritto la storia del blockbuster americano e ci ha consegnato dei film evento del calibro di Avengers: Endgame (2019, Anthony e Joe Russo) o Spider-Man: No Way Home (2021, Jon Watts), la DC ha provato ad arrancarle dietro cercando di sfruttare nella stessa chiave le sue proprietà intellettuali. Purtroppo, lo ha fatto attraverso un confusissimo piano editoriale finendo per incassare atroci flop uno dietro l’altro.
Se pure c’è stato un momento agli albori del DCEU in cui le cose parevano funzionare – quei primi Man of Steel (2013, Zack Snyder) e Batman v Superman: Dawn of Justice (2016, Zack Snyder) avevano riscontrato un incoraggiante successo al botteghino – dopo l’ecatombe di Justice League (2017, Zack Snyder) tutto è andato a rotoli. Il film, disastro di critica e di pubblico, fece perdere così tanti soldi alla Warner Bros che i dirigenti dell’epoca decisero di cambiare in itinere i progetti di Zack Snyder e di non dare più seguito alle storyline dei suoi film.

Il rimedio, però, fu peggiore del male stesso: lo studio iniziò a produrre film senza alcuna logica editoriale, mettendo in scena personaggi e situazioni che sembravano essere stati pescati a caso dal roster della DC. Al pubblico che si aspettava il promesso (e agognato) scontro tra Superman e Darkseid diedero invece in pasto un film solista – e mediocre, a voler essere generosi – su Harley Quinn. A chi si aspettava un film sul Batman di Ben Affleck, offrirono un film con The Rock come protagonista che era praticamente identico a tutti gli altri film con The Rock come protagonista. Chi sperava nei rumor sull’adattamento della serie a fumetti Flashpoint, ebbe invece in cambio un sequel senz’anima e del tutto non necessario del primo Shazam!.

Per non parlare poi della triste pubblicità dovuta agli scandali che nel tempo hanno visti coinvolti attori e registi come Ezra Miller, Ray Fisher, Joss Whedon, Amber Heard. Alla fine, l’indifferenza generale con cui vennero accolti film di comunque tutto rispetto come The Flash (2023, Andy Muschietti) o Blue Beetle (2023, Ángel Manuel Soto) mostrò chiaramente quanto il fandom fosse sfiduciato, se non del tutto disinteressato, a qualsiasi cosa riguardasse una simile direzione creativa.
Come si salva un universo
Arriviamo più o meno ai giorni nostri: James Gunn e Peter Safran, regista l’uno e produttore l’altro, sono stati incaricati dalla Warner Bros di salvare in extremis questo universo cinematografico, ristabilendone l’appeal e magari anche il rendimento economico. La loro strategia è tanto bella quanto semplice: d’ora in poi, hanno dichiarato, verrà dato il via libera solo a storie convincenti e che valga la pena di raccontare, che lascino qualcosa al pubblico e che valgano bene il prezzo del biglietto. E quindi: niente più stereotipate origin-story, niente più fan service, niente più film che sappiano di tassello riempitivo tra un crossover e l’altro, niente più film con The Rock.

Purtroppo per loro, ci troviamo in un settore in cui non solo le buone intenzioni, ma neppure i buoni risultati spesso bastano: optare per l’autentico e non il formulaico, la soluzione più ispirata e non quella più prevedibile, comporta comunque dei seri, enormi pericoli. Ci sarà infatti sempre una buona – e rumorosissima – fetta di fandom pronta a puntare il dito e a gridare allo scandalo contro ogni licenza artistica o interpretazione un po’ troppo libera delle storie dei fumetti originali. E considerando la frustrazione e la disillusione che regna sovrana tra gli appassionati DC, ci sarà sempre qualcun altro, ancora più agguerrito e inevitabilmente insoddisfatto, pronto a rincarare la dose facendo review bombing, scatenando shitstorm, alimentando polemiche e disinformazione sui social, al di là dell’effettiva qualità del materiale.
Tentativi di boicottaggio
La serie Lanterns, ultimo capitolo del DCU da poco disponibile su HBO Max, rappresenta un caso emblematico di questa dinamica. A mio avviso, si tratta di un prodotto semplicemente meraviglioso: la storia segue l’aspirante lanterna verde John Stewart che compie il fatale errore di incontrare i propri eroi, e per questo si trova costretto a rimettere in discussione tutte le scelte di vita che ha intrapreso. Di fianco ad un mistero dipanato su più linee temporali e che coinvolge elementi intergalattici, la serie intreccia così, in un modo assolutamente non banale, dinamiche da cinefumetto con concetti come quello di solitudine, rimorso, senso di colpa, tristezza. Uno dei principali punti di merito è senza dubbio la bravura – e la chimica – dei due attori protagonisti, Aaron Pierre e Kyle Chandler, talmente immedesimati e credibili nei loro ruoli da riuscire ad incantare lo spettatore facendo passare in secondo piano, e rendendo anzi del tutto accettabile e naturale, la ridotta presenza di effetti speciali.

Eppure, tutto questo pare non bastare. Non mi era anzi mai capitato di vedere una serie tv di un tale livello e profondità venire accolta sul web in modo tanto ingiusto e controverso. Di settimana in settimana, di episodio in episodio, in legione hanno puntato il dito contro le scollature tra ciò che si la serie mostrava e ciò che molti si aspettavano di vedere. Il mio feed è stato così inondato di polemiche spesso assurde: dalla presunta cattiva gestione dei personaggi di Hal Jordan e Sinestro agli elementi ritenuti eccessivamente politici nella storyline di John Stewart; dal colore della divisa delle Lanterne fino addirittura a quello dei costumi di Halloween ispirati alla serie; dal ritmo e dal tono scelto per gli episodi al modo in cui sono stati impiegati gli effetti speciali. Per non parlare della questione dei presunti buchi di trama – un argomento sul quale è intervenuto persino lo stesso James Gunn, invitando gli spettatori ad avere pazienza e di aspettare almeno la conclusione della serie prima di lamentarsi delle domande lasciate aperte dagli episodi iniziali.

Mi pare evidente che l’obbiettivo ultimo di un tale rumore mediatico non sia quello di esprimere delle (sempre lecite) critiche negative, ma è quello di disincentivare possibili nuovi spettatori dalla visione della serie. Alcuni di questi post costituiscono infatti dei veri e propri tentativi di boicottaggio: penso a chi dissemina a destra e a manca spoiler diretti degli episodi solo per rovinare l’esperienza di visione a chi non li abbia ancora guardati, o a chi più subdolamente compie ritocchi a specifici frame e li pubblica in rete spacciandoli per reali, alimentando polemiche sulla scarsa qualità della produzione. Uno dei casi a mio avviso più incredibili riguarda i denti di Sinestro: per innalzare un polverone sulla cattiva gestione del personaggio anche dal punto di vista del semplice look, qualcuno ha fatto circolare screen manipolati in cui la sua dentatura viene artificiosamente, marcatamente enfatizzata, trasformando un dettaglio marginale nel punto focale dell’immagine.

Make the DC Great Again
Avendo la DC intrapreso mille direzioni diverse, numerosi fan agguerriti pensano sia ormai lecito provare ad imporne altre, fino a quando questi studi cinematografici torneranno ad essere grandi di nuovo. Nel seguire un loro ideale di perfetta DC, boicottano qualsiasi prodotto non rispecchi i loro gusti, e James Gunn pare ora essere il nemico in cima alla loro lista. Ma qui si sta conducendo una battaglia campale tra chi cerca per una volta di produrre contenuti di qualità (che in un altro tempo e in un altro contesto avrebbero avuto ben altra risonanza mediatica), e a chi “la qualità gli ha rotto il cazzo”, e prova quindi a farli fallire per partito preso.

Ciò che spaventa è che tali haters potrebbero addirittura averla vinta: dopo il flop al botteghino di Supergirl (2026, Craig Gillespie), è chiaro che tutti – dai semplici fan ai dirigenti più alti – stiano ancora cercando di capire se il nuovo DCU di Gunn e Safran riuscirà effettivamente a spiccare il volo oppure no. E nonostante i successi iniziali ottenuti con Creature Commandos (2024, James Gunn), Superman (2025, James Gunn) e la seconda stagione di Peacemaker (2025, James Gunn), pare che la fiducia accordata ai due cineasti sia comunque poca. Si vocifera infatti che il loro contratto possa non essere rinnovato dopo il 2027, e a ben vedere non è stato ancora dato il via libera a molti dei loro progetti annunciati, escludendo appena un film (Man of Tomorrow) e un’altra sola serie tv (The People v. Gorilla Grodd).
La battaglia per il futuro
In un simile contesto, si comprende come i tentativi di boicottaggio di Lanterns non siano certo un problema di poco conto. Noi, in quanto rivista di cinema, ma anche e soprattutto in quanto appassionati di buone storie, non abbiamo il minimo dubbio sulla parte da cui schierarci. Il miglior ruolo che possiamo intraprendere, da critici e da spettatori, è quello di guardare e consigliare la serie, premiando la qualità e contrastando questo accanito hating tramite un buon passaparola.

Perché James Gunn è in fondo un po’ come lo Spider-Man di Tobey Maguire, che prova a fermare in corsa il treno deragliato della DC al meglio delle proprie forze. Tra superhero fatigue da un lato e un fandom così spaccato dall’altro, il compito è veramente difficile e non è detto che ci sia ancora riuscito. Ma in nome del buon cinema e della buona televisione, proprio come quei passaggeri del treno in Spider-Man 2 (2004, Sam Raimi), non dobbiamo lasciare che Gunn cada nel vuoto e dovremmo anzi sostenerlo ora che ne ha più bisogno. Perché, tanto per parafrasare una famosa locandina, you can’t save the DC alone.

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