Birds of Prey – Una fantasmagorica emancipazione

Purtroppo ancora una volta c’è da tirare le orecchie a chi decide come tradurre i titoli dei film in italiano. Sì, perché quella «fantasmagorica rinascita» non rende al meglio la «fantabulous emancipation» del titolo originale, e non vorremmo certo pensare che nell’Italia del 2020 ci sia ancora una certa ritrosia ad usare certi termini. Perché di fatto è questo il tema chiave di Birds of Prey e la fantasmagorica rinascita di Harley Quinn, l’emancipazione di Harley, il suo affrancamento da Joker – inteso come il Joker di Jared Leto (il film è di fatto una sorta di sequel/spin-off di Suicide Squad), certo, ma anche, a livello figurato, il Joker di Joaquin Phoenix, che negli ultimi mesi ha letteralmente monopolizzato la scena portando il genere cinecomic ad un nuovo e inedito livello.

In questo senso il film di Cathy Yan, divertente, adrenalinico e assolutamente folle, a metà tra una tarantinata in salsa fumettistica e un lungo videoclip musicale (irresistibile la soundtrack, e ci sono pure degli inserti animati), è un ottimo controcanto alla cupa tragicommedia arthouse di Todd Phillips e conferma una recente tendenza positiva per la DC, che proprio nella diversità e molteplicità delle sue voci sta finalmente trovando una sua personalità cinematografica. Un plauso dunque alla regista Cathy Yan (già apprezzata al Sundance 2018 per la sua opera d’esordio Dead Pigs) e alla sceneggiatrice Christina Hodson per aver dato al film una riconoscibile impronta femminile e, perché no, femminista (seppur di un femminismo molto pop), in quello che è un godibilissimo luna park di suoni, colori e scazzottate che trova proprio nell’autoironia la sua arma vincente.

Birds-Prey

La mattatrice assoluta, neanche a dirlo, è la magnetica Harley Quinn, un personaggio che Margot Robbie – anche produttrice del film tramite la sua LuckyChap Entertainment – torna ad interpretare alla perfezione dopo Suicide Squad (in cui era probabilmente l’unico elemento di interesse), confermandosi così come una delle scelte di casting più felici degli ultimi anni. Finalmente libera dal tossico legame con Joker (dopo un gesto “esplosivo” dall’alto valore simbolico), la nuova ed emancipata Harley è ancora più iperattiva, aggressiva, disturbata, dissacrante e meravigliosamente queer, in attesa che la sua bisessualità sia maggiormente esplorata in futuro, come già promesso dalla Robbie.

È proprio lei a narrare in prima persona gli eventi del film, e la scelta paga: le sue battute “meta” con tanto di sguardi in camera alla Deadpool strizzano continuamente l’occhio al pubblico, mentre la sua confusa memoria determina l’intricata costruzione temporale dell’intreccio, nella prima parte ricco di flashback e flashforward che riflettono l’andamento schizofrenico di una mente a dir poco instabile. Nulla di particolarmente originale magari (la stessa Robbie è stata una narratrice inaffidabile due anni fa in Tonya, a un certo punto esplicitamente citato), ma il ritmo frenetico e l’interpretazione costantemente sopra le righe dell’attrice australiana permettono al film di funzionare e di non annoiare mai, fatta eccezione forse per qualche lungaggine di troppo durante lo showdown finale.

Birds-Prey

Il rischio di un one woman show però, obiettivamente, c’è. Troppo debordante la presenza di Harley Quinn per lasciare realmente spazio allo sviluppo delle altre Birds of Prey, Cacciatrice (Mary Elizabeth Winstead), Canarino Nero (Jurnee Smollett-Bell), Renee Montoya (Rosie Perez) e anche la piccola Cassandra Cain (Ella Jay Basco), che si spera possano trovare maggior spazio in un eventuale seguito, visto il considerevole potenziale. In questo la DC non ha ancora saputo replicare l’equilibrio dei film di squadra della Marvel, ma puntare con più decisione su contenuti forti e political incorrectness come fa questo Birds of Prey (secondo film DC ad essere vietato ai minori dopo Joker) può, forse, aumentare la sua competitività.

A questo proposito Birds of Prey conferma che l’universo di Batman resta di gran lunga il più interessante da esplorare all’interno del panorama DC, anche per quanto riguarda i suoi personaggi femminili. Nel film peraltro gli uomini non ne escono granché bene: il Roman Sionis/Black Mask di Ewan McGregor, legato professionalmente e forse non solo al sicario Victor Zsasz (Chris Messina), è più caricaturale che inquietante, Bruce Wayne è una iena (letteralmente) e il grande assente-presente Joker è «solo un cazzone». Per una volta a Gotham City dominano le donne. Chiamatela, se volete, emancipazione.

Nota: A fronte del non entusiasmente debutto al box office, nei principali cinema americani il titolo del film è stato cambiato dopo pochi giorni in Harley Quinn: Birds of Prey nella speranza di attirare un maggior numero di spettatori.

Annunci

Rispondi