Kinds of Kindness – Some of them want to abuse you
Ѐ un esperimento in tre atti Kinds of Kindness, l’ultimo film del regista greco Yorgos Lanthimos che mette in scena tre storie, indipendenti tra loro, che condividono lo stesso cast, ma in ruoli diversi. Ciascuna vicenda si svolge in un mondo che sembra il nostro, ma si rivela fin da subito sottilmente diverso, una realtà alterata in cui un’idea, come accadeva nel primo Lanthimos, diventa centrale e viene portata all’estremo fino a raggiungere il parossismo. Così il primo atto gioca tutto attorno al completo asservimento di un uomo nei confronti del proprio capo, il secondo atto esplora le dinamiche di dipendenza e manipolazione all’interno di una coppia, l’ultimo le forme di controllo fisico e mentale di una setta religiosa.

Lanthimos decostruisce la nostra realtà dall’interno, infrangendo le regole che governano la società occidentale e imponendone di nuove; così diventa assolutamente normale per due coppie di vecchi amici passare la serata rivedendo i propri filmini a luci rosse, seguire alla lettera le indicazioni del proprio capo, bere esclusivamente dalle lacrime del guru o immaginare l’esistenza di un’isola in cui viene sovvertito il rapporto uomo-animale. Da questa distorsione del reale, all’inizio sottile poi sempre più evidente, nasce quell’inquietudine e quel senso di straniamento tipici del regista ellenico, che ci portano a prendere le distanze da ciò che osserviamo, assumendo un nuovo punto di vista sulla realtà e portandoci a mettere in dubbio quelle regole sociali che diamo per assodate ma che, da una diversa prospettiva, appaiono arbitrarie, controllanti e, forse, altrettanto aberranti quanto quelle immaginate dal regista.
Al centro di tutte e tre le storie ci sono quegli atti di amore, a cui allude ironicamente il titolo, che servono in realtà a controllare e dominare l’altro. Lanthimos torna così a indagare le dinamiche di potere nei rapporti interpersonali, rappresentando dei personaggi irrimediabilmente soli e schiavi di dinamiche sociali deviate, che vengono portati a compiere gesti abietti e dagli esiti (auto)distruttivi pur di ritrovare un illusorio senso di appartenenza. Il tragico e il comico coesistono in questa rappresentazione della solitudine dell’essere umano e della crisi delle relazioni, offrendo uno sguardo freddo e distaccato sulla perversione dell’uomo e della nostra società.

A legare i tre atti che compongono Kinds of Kindness sono i ricorrenti riferimenti a una dimensione onirica, citata già dalla canzone di apertura, Sweet dreams (are made of this) degli Euruythmics, e al sesso e al cibo, rappresentati in modo altamente disturbante come forme di controllo e predominio sull’altro. L’allusione è a una società vorace che “consuma” gli individui e li scarta subito dopo l’uso, una società in cui, proprio come recita la canzone, «some of them want to abuse you, some of them want to be abused». Questa riflessione sul potere sembra portare avanti un discorso iniziato con le prime opere di Lanthimos: il fantasma di Dogtooth viene rievocato nel terzo atto del film, non solo attraverso la rappresentazione ricorrente di una piscina che subito lo riporta alla mente, ma soprattutto attraverso la rappresentazione del microcosmo della setta. Quest’ultima abita uno spazio chiuso in opposizione al mondo esterno, in cui la realtà e gli adepti vengono manipolati similmente a quanto accadeva nella villa-mondo abitata dalla famiglia protagonista di Dogtooth. Altro film gemello è sicuramente The Lobster nel quale il regista si immagina una società che elimina coloro che rimangono senza un compagno, rappresentando nuovamente una forma distorta, svuotata e regolata di amore, che diventa lo strumento primo di controllo sociale.

L’intero apparato filmico è formalmente impeccabile e concorre a ricreare quell’atmosfera grottesca e respingente tipica dell’universo di Lanthimos: i suoni dissonanti si integrano perfettamente con le inquadrature che alternano l’uso del grandangolo a dettagli molto stretti e la recitazione piatta e quasi monocorde degli attori produce nello spettatore quell’effetto di straniamento e distacco tanto caro al regista ellenico. A pochi mesi dall’uscita di Povere Creaure!, Lanthimos porta nuovamente con sé in questo nuovo progetto Emma Stone e Willem Dafoe, ormai divenuti suoi attori feticcio, e introduce nel suo universo nuovi volti tra cui spicca in particolare Jesse Plemons, premiato a Cannes 77 come miglior attore. Sebbene il film non abbia quella carica eversiva e dirompente di Povere creature!, e sembri piuttosto una riproposizione di temi e atmosfere già esplorate nella filmografia precedente, Kinds of Kindness conferma il talento e la visione autoriale di Yorgos Lanthimos che, nonostante il successo di critica e di pubblico, rimane fedele alla sua poetica mantenendo una spiccata coerenza autoriale.
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