Together – Quando la ricerca dell’anima gemella fa (davvero) male
Anticamente gli umani erano esseri dotati di due volti, quattro braccia, quattro gambe e due organi sessuali. Questi esseri erano molto potenti e per questo suscitarono la gelosia di Zeus, re degli dèi olimpi, che decise di separarli per indebolirli. Da questo momento gli esseri umani furono condannati alla ricerca incessante della metà perduta, nel tentativo di riacquisire la completezza di un tempo. Together, esordio alla regia per l’australiano Michael Shanks, parte proprio da questa idea: rievoca la storia degli Androgini raccontata da Aristofane nel Simposio di Platone e la sposta dalla dimensione mitica a quella reale.
Il risultato è un body horror che attinge a piene mani dalle ambientazioni del sottogenere folk – c’è una setta new age, simboli misteriosi e una fonte maledetta – ma che si concentra in particolare sulle dinamiche di coppia, traducendo in forma fisica la ricerca dell’anima gemella, così come viene raccontata nel Simposio. I protagonisti, nonché quasi gli unici personaggi presenti, sono Millie e Tim, una coppia di 35enni che dopo una relazione decennale decide di intraprendere un nuovo capitolo della loro storia d’amore. I due si trasferiscono così in campagna, in una grande casa al limitare del bosco, allontanandosi da amici e familiari, ma l’isolamento della loro nuova vita finisce per far emergere le tensioni del rapporto.

Shanks mette dunque in scena la crisi di una coppia, indagandone il disequilibrio di potere che ne è alla base. Millie e Tim, interpretati con grande naturalezza da Alison Brie e Dave Franco – compagni anche nella vita reale -, sono apparentemente felici e in armonia, continuano a ripetersi «ti amo» e hanno finalmente compiuto il grande passo, l’acquisto di una casa, come annuncia l’ultimo post Facebook di Tim. La realtà però è ben diversa: Millie è una donna realizzata e matura, ha da poco raggiunto un nuovo traguardo lavorativo trasferendosi in una scuola dove viene apprezzata per la sua passione e la sua esperienza; è lei a prendere le decisioni all’interno della coppia e a chiedere al compagno, nella scena iniziale del film, di passare il resto della vita insieme. Tim, invece, è ancora legato ai suoi sogni adolescenziali, è incerto, poco risoluto e dipende completamente dalla compagna, sia da un punto di vista affettivo che pratico.
Fin dalle prime scene emerge con forza il contrasto tra il desiderio di stare insieme e dar vita a un’unica entità e la necessità di affermare la propria identità indipendentemente da quella dell’altro. Emblematica, in questo senso, anche per la piega che poi prenderà la pellicola, è l’episodio della festa di addio con gli amici: dopo aver notato che lui e Millie indossano abiti coordinati, Tim si cambia frettolosamente, in un estremo tentativo di riaffermare se stesso, all’interno di un rapporto ormai percepito come asfissiante e simbiotico, ma dal quale sembra incapace di staccarsi.

Sfruttando il paradosso di questa relazione, il regista gioca con le metamorfosi del corpo, rendendo plasticamente il desiderio di fusione e, allo stesso tempo, la repulsione che lega i due protagonisti. Shanks costruisce con abilità una tensione costante, dando vita a un body horror controllato sul piano visivo, dove la violenza non viene esibita ma evocata attraverso il suggerito, scegliendo così una strada alternativa rispetto al fenomeno The Substance. Le scene splatter e i momenti horror puri, compresi i jump scare – comunque presenti e terrificanti – restano contenuti, ma il punto di forza di Together è la sua atmosfera palpabile, che entra nell’epidermide dello spettatore ed è capace di metterlo a disagio.
Il regista ricorre poi a una varietà di altri generi cinematografici, dalla commedia romantica d’autore alla dark comedy con largo uso dell’ironia – alcune sequenze sono genuinamente divertenti – conferendo al film un tono misto, frutto della commistione di elementi diversi. Ne deriva un horror anomalo, che non si prende troppo sul serio ma che offre una piacevole esperienza di visione, capace di divertire e al contempo nauseare lo spettatore. Da vedere sul grande schermo e a stomaco vuoto!
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