The Substance – La grande (e mostruosa) bellezza
C’era una volta una stella. Un tempo tutti correvano ad ammirarla davanti sul grande schermo e adesso occupa le televisioni con body e scalda-muscoli dai colori accesi mentre propone routine di fitness che il pubblico da casa può provare a seguire per assomigliare a lei, pur con la consapevolezza che la sua bellezza è irraggiungibile. Il suo nome è Elizabeth Sparkle (Demi Moore) e lì si cela il suo destino: brillare, essere ammirata da lontano come una stella che splende nel cielo e che non può essere sfiorata dall’uomo comune. Elizabeth ha occupato per decenni le copertine dei magazine e il palinsesto finché il giorno del suo cinquantesimo compleanno, Harvey, un produttore dal sorriso ingiallito e diroccato (Dennis Quaid), la manda a casa con un mazzo di fiori per ringraziarla del suo lavoro e licenziarla. La sua fama ora è solo un ricordo, una stella nella Hall of Fame calpestata da passanti disinteressati che ormai non si fermano più nemmeno per una mera foto ricordo.

Nelle fiabe normali questo momento sarebbe vissuto come una rottura dell’equilibrio, ma la verità è che in The Substance, il nuovo film della regista francese Coralie Fargeat vincitore del premio come Miglior Sceneggiatura al Festival del Cinema di Cannes e che ora arriva alla diciannovesima Festa del Cinema di Roma, l’equilibrio non vi è mai stato e soprattutto Elizabeth non è la principessa protagonista che potrà tornare sul trono, ma piuttosto una fata madrina. Grazie alla cosiddetta sostanza che dà il titolo al film, Elizabeth è capace di far nascere dal suo corpo, tramite una divisione cellulare, una versione più bella di se stessa.
Il frutto è Sue (Margaret Qualley, di recente vista in Kinds of Kindness): Giovane, perfetta, desiderabile, tutti aggettivi che la società non potrebbe più affibbiare alla madre-matrice. Se Elizabeth si nascondeva in un cappotto giallo ingombrante, Sue indossa minigonne e top striminziti orgogliosa di essere ammirata e invidiata. A lei basta varcare le porte degli studi televisivi con un body glitterato e le labbra ricoperte da uno spesso strato di lip gloss per diventare l’erede di Elizabeth sostituendola presto nell’immaginario collettivo.

La sostanza, però, ha delle regole, scritte a caratteri cubitali su delle cartoline che accompagnano il kit di attivazione e ripetute maniacalmente dal film. Ogni sette giorni Cenerentola e la sua fata madrina dovranno scambiarsi: una in giro per le strade di una Los Angeles svuotata di qualsiasi glamour, l’altra inerme sul pavimento del bagno, tenuta in vita da una flebo. Nonostante le due donne sembrino esistere su due rette parallele dell’esistenza, destinate a non toccarsi mai, devono ricordarsi che sono la stessa persona e che la sopravvivenza di una è legata a quella dell’altra.
Con The Substance, Coralie Fargeat prosegue la riflessione sul corpo femminile e su come questo non possa mai essere teatro di una libera scelta, vittima dell’imposizione societaria e nello specifico patriarcale. Rispetto al suo debutto nel lungometraggio Revenge (2017), dove la protagonista Jen era vittima di stupro e cercava una sanguinosa vendetta, la violenza in The Substance si manifesta in forme molto più subdole e, almeno in un primo momento, interne all’incoscio delle stesse protagoniste.
I personaggi maschili, specialmente Harvey (Dennis Quaid riesce a far apparire inquietante anche il semplice atto di mangiare gamberetti), sono relegati al ruolo di maschere grottesche che abitano i margini dell’opera come dei gargoyle. Anche quando non vi sono in scena uomini, la cinepresa di Fargeat è crudele complice del male gaze, soffermandosi languidamente sul corpo di Qualley ma nascondendo il più possibile quello di Moore. Per Elizabeth invece lo sguardo-cinepresa è una prigione, un giudice silenzioso di ogni suo difetto che non le lascia mai spazio di riflessione.

Coralie Fargeat, autrice anche della sceneggiatura del film, è fortemente disinteressata a qualsiasi forma di world-building: non è chiaro quale sia l’origine della Sostanza o quale sia l’intento di chi la produce. La disforia che tormenta Elizabeth non è mai analizzata, ma piuttosto strumentalizzata. Le stesse protagoniste non esistono al di fuori della percezione altrui, non hanno amici o interessi, solo specchi e poster di se stesse per ricordare i loro successi. Per The Substance queste non sono delle mancanze, quanto dei pesi da cui liberarsi. In un anno dove l’abuso di Ozempic per perdere peso e raggiungere così un corpo ideale è diventato sempre più diffuso, il film di Fargeat vuole indagare la superficialità degli standard di bellezza (già suggetto del suo cortometraggio Reality+, disponibile su Mubi), di come spesso l’inseguimento di una forma per natura irraggiungibile possa diventare totalizzante annientando così l’individuo.
Dal 30 ottobre nelle sale italiane con I Wonder Pictures, The Substance non si muove mai in punta di piedi e sul finale perde ogni freno, spingendosi sempre più oltre fino ad esplodere in un finale glorioso e malinconico al tempo stesso. Se Margaret Qualley ricorda la seducente follia di Megan Fox in Jennifer’s Body, è Demi Moore l’arma non segreta, ma dichiarata del film. Difatti lo stesso The Substance non potrebbe esistere senza di lei, che incarna la parabola vissuta da Elizabeth Sparkle. Soprannominata con un gioco di parole Demi-Godness (la traduzione letterale sarebbe semi-dea), negli anni 90’ Demi Moore era considerata una sex symbol grazie ai ruoli in Rivelazioni, Proposta indecente e La lettera scarlatta. L’ageismo che pervade Hollywood l’ha relegata a ruoli sempre più piccoli con l’avanzare dell’età: se prima era una protagonista adesso poteva essere sua madre. Con The Substance Demi Moore può puntare il dito contro la stessa Hollywood che ha vissuto sulla sua pelle, tornando sotto i riflettori e dimostrando che il suo valore di attrice non è determinato dalla sua desiderabilità ma dalla sua bravura, di cui questo film è l’ennesima prova.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.
[…] maschile. Una donna è sempre vittima e prodotto del sistema patriarcale e maschiocentrico, che in The Substance, film capolavoro di Coralie Fargeat, assume il volto irritante di Dennis Quaid — scelta ancora […]
[…] Premio The Substance […]