Madame Web – Rewind oracolare
I superhero movies hanno smesso di raccontare. Film come Spider-Man: No Way Home, Doctor Strange in the Multiverse of Madness, The Marvels si allontanano sempre più da una limpida linearità narrativa per abbracciare – maldestramente – una natura stazionaria, “installativa”. Narrazioni stagnanti, in cui a una consecutio logico-drammatica degli eventi si sostituisce uno zapping forsennato e nevrotico. Un determinato numero di personaggi e ambienti viene gettato su una scacchiera priva di posizioni ferreamente prescrittive. Un gioco le cui regole sono dettate da un noûs infantile e capriccioso, dove gli elementi si mescolano e rimescolano per appagare il piacere effimero della situazione. Per vedere di nuovo Maguire e Garfield vestire i panni del tessiragnatele, Doctor Strange sfidare una sua variante impazzita, Nicolas Cage vestito da Superman affrontare un gigantesco ragno alieno1. Al costo di piegare lo spazio-tempo, di intrecciare universi paralleli violandone l’autonomia.
Questo vale anche per i progetti più consapevolmente autoreferenziali come Loki e Spider-Man: Across the Spider-Verse. In particolare quest’ultimo, un’architettura perfetta che trae dal suo essere un vertiginoso gioco di specchi la sua potenza drammatica.

Madame Web è l’ennesimo prodotto di questa tendenza anti-narrativa. Se a definire The Marvels è la pratica televisiva dello zapping, per Madame Web è la tecnica video-registratoriale del rewind. Associato necessariamente al flash forward, il rewind traduce in termini cinematografici la preveggenza pseudo-oracolare di Cassandra Webb (Dakota Johnson). Con l’intenzione di rappresentare i poteri della sua protagonista, il film di S.J. Clarkson ci mostra quanto sta per accadere per poi riavvolgersi su se stesso, immergendoci nel futuro per riscaraventarci nel presente.

Un continuo tradimento logico privo di sistema segnaletico, perpetrato in assenza di marche registiche che annuncino o quantomeno suggeriscano il viraggio temporale: il possibile ha le stesse caratteristiche audiovisive dell’attuale, aggredisce la logica cronologica del film sempre e soltanto di soprassalto. In qualsiasi momento del film potremmo star assistendo non ai fatti, ma a una loro pre-visualizzazione. In questa indecidibilità i personaggi scompaiono, mangiati da tagli di montaggio che li privano della loro centralità drammaturgica, svalutandoli a semplici pedine alla mercé del gioco impazzito del tempo.
Più che narrare, appunto, s’installa un circuito chiuso dove collocare-ricollocare-dislocare le dramatis personae. Uno spazio piatto in cui i tempi si sovrappongono, obliterandosi a vicenda. Eppure, proprio questo suicidarsi della logica attraverso il tempo è quanto di più affascinante Madame Web ha da offrirci. Qualche estraniante attimo di smarrimento, di fuga dal senso.

Cassandra sogna la morte delle sue protette come di sé stessa. Basta l’ennesimo riavvolgimento a sovrascrivere e riscrivere l’accaduto. Tuttə potrebbero essere o non essere già mortə. L’intero film è forse già finito prima ancora di iniziare, ed è semplicemente stato riavvolto. Nulla ha mai importanza, se non la capacità della tela degli eventi di ritessersi, riconfermando la sua elastica indistruttibilità.
Quel che è più tragicomico è che Madame Web-personaggio prevede il futuro solo per disinnescarlo. In profonda comunione con Madame Web-film, che getta le basi per l’ennesimo franchise senza futuro.2 Una vita votata a impossibilitare il possibile, senza che si racconti mai veramente nulla. Un destino d’altronde perfettamente aderente all’ennesimo film su Spider Man senza Spider-Man.
Note
1 Il riferimento è a The Flash (dir. A. Muschietti, 2023)
2 In sintonia con opere come Shazam! Fury of the Gods (dir. D. F. Sandberg, 2023) e The Flash che, pur consapevoli di rappresentare un capolinea, continuano a rilanciarsi verso un impossibile prosieguo.
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[…] Il nostro Niccolò Buttigliero definisce i cinecomic degli ultimi anni come film che hanno smesso di…: «Narrazioni stagnanti, in cui a una consecutio logico-drammatica degli eventi si sostituisce uno zapping forsennato e nevrotico». In parte questa stagnazione è sicuramente dovuta al fisiologico calo di creatività susseguente a Avengers: Endgame ma in parte non dubitiamo che si tratti anche di una naturale stasi più o meno lunga prima della ripartenza. È una caratteristica anche della serialità a fumetti: fermarsi a raccogliere quanto fatto fino a quel momento, rimescolare le carte, creare nuovi intrecci e stabilire un nuovo punto di partenza. No Way Home riesce nel quasi impossibile compito di essere tutto questo non solo per una ma per ben tre saghe cinematografiche senza contare ovviamente la macro-narrazione del Marvel Cinematic Universe. Non un prodotto perfetto forse ma la passione messa nella scrittura e la cura nel tratteggiare (quasi) ogni personaggio ci fanno tranquillamente sorvolare sui pur innegabili difetti di un film che è la sintesi perfetta di tutto ciò che fino a quel momento è stato Spider-Man sul grande schermo. Ripartire da qui, da quel costume in tessuto rosso e blu e liberi da ogni legame col passato è il più bel regalo che si potesse fare a ogni fan del Ragno. […]