“What if…?” Stagione 2 – Una recensione politica

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Pubblicato da

Luca Carotenuto

Se pensate di capire qualcosa di me leggendo queste poche righe, allora non avete capito niente di me

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  • […] Presentata da Ed Brubaker come “uno show che Bruce Timm ha sempre voluto fare senza che mai gli fosse permesso”, Caped Crusader è una reinvenzione non tanto di Batman in sé quanto di Timm stesso. Se Bruce Timm finora (assieme a Paul Dini) è stato l’autore che ha innestato il pulp e il noir nella contemporaneità, quando la contemporaneità erano gli anni ‘90, con questa serie diventa l’autore che prova maldestramente a innestare la contemporaneità nel pulp e nel noir. Il risultato è negli episodi migliori altalenante e goffo, nei peggiori pure ma al quadrato. La parola d’ordine di Caped Crusader è reinvenzione: storie e personaggi sono qui riscritti con nuove backstories e ambientazioni e se in alcuni casi il risultato è quasi ammirevole – ad esempio Harley Quinn che è finalmente intelligentemente slegata da Joker – in molti altri si assiste a un pallida imitazione di qualcosa già visto e rivisto. Diciamolo chiaramente, non è per nulla credibile o verosimile un noir/pulp ambientato in una Gotham (leggasi Chicago) degli anni ‘40 con lesbiche alla luce del giorno e neri ai vertici della polizia. Si potrebbe risolvere il tutto affermando che si tratta di un’ucronia, ma c’è sempre da dubitare di quelle ucronie americane che mostrano un passato migliore di quanto storicamente non fosse (si veda a tal proposito la seconda stagione di What if…?). […]

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