Batman: Caped Crusader – Solo fumo negli occhi
Bruce Timm che torna su Batman dovrebbe essere sinonimo di garanzia di qualità, tuttavia complice forse la presenza di altri nomi altisonanti ma discutibili, (tipo J.J. Abrams) e un clamore in parte ingiustificato sulla violenza della serie, la nuova iterazione animata dell’uomo pipistrello ha messo in chiaro solo una cosa: Batman è l’incubo peggiore delle vetrate di Gotham.

Presentata da Ed Brubaker come “uno show che Bruce Timm ha sempre voluto fare senza che mai gli fosse permesso”, Caped Crusader è una reinvenzione non tanto di Batman in sé quanto di Timm stesso. Se Bruce Timm finora (assieme a Paul Dini) è stato l’autore che ha innestato il pulp e il noir nella contemporaneità, quando la contemporaneità erano gli anni ‘90, con questa serie diventa l’autore che prova maldestramente a innestare la contemporaneità nel pulp e nel noir. Il risultato è negli episodi migliori altalenante e goffo, nei peggiori pure ma al quadrato. La parola d’ordine di Caped Crusader è reinvenzione: storie e personaggi sono qui riscritti con nuove backstories e ambientazioni e se in alcuni casi il risultato è quasi ammirevole – ad esempio Harley Quinn che è finalmente intelligentemente slegata da Joker – in molti altri si assiste a un pallida imitazione di qualcosa già visto e rivisto. Diciamolo chiaramente, non è per nulla credibile o verosimile un noir/pulp ambientato in una Gotham (leggasi Chicago) degli anni ‘40 con lesbiche alla luce del giorno e neri ai vertici della polizia. Si potrebbe risolvere il tutto affermando che si tratta di un’ucronia, ma c’è sempre da dubitare di quelle ucronie americane che mostrano un passato migliore di quanto storicamente non fosse (si veda a tal proposito la seconda stagione di What if…?).

Aggiungiamo, senza per forza che sia un difetto, il fatto che Batman in questa serie è a malapena un personaggio secondario, mentre molto spazio viene dato ai cosiddetti comprimari. Si tratta però di comprimari estremamente poco interessanti, prigionieri di una scrittura stantia che sacrifica in primis la narrazione. Non ci interessa sapere che tipo sia Harvey Dent, non ci interessa sapere il passato di Renee Montoya e ci risulta molto difficile affezionarci a un Alfred mai come in questa serie insignificante. E Alfred rappresenta la metà di un buon prodotto di Batman. È la scrittura ad aver ammazzato i personaggi e la narrazione, non i sicari della mafia.
E anche le tanto declamate e attese atmosfere risultano più che altro una forzatura bella e buona farcite di dialoghi stucchevoli a metà tra l’omaggio ai film dell’epoca e il più classico e fuori tempo massimo cartoon di supereroi («Sei tanto stupido quanto brutto»). Senza contare che il doppiaggio italiano non aiuta e a volte pare di udire echi cannarsiani («costui non è Karlo»). Tanto esigua è la presenza di Batman che sembra quasi che non ci sia l’universo di Batman in questa serie, ma che Batman sia in realtà un universo. L’unica comparsa che ha una parte veramente significativa per quanto esigua è il reporter che si chiede cosa ci facesse a Crime Alley una signora con mezzo milione di perle al collo, ma viene presto messo KO dal reazionario Bruce Wayne, il cui alter ego di fatto si oppone anche alla redistribuzione delle ricchezze portata avanti da Harley Quinn.

Caped Crusader è un clamoroso passo indietro non solo rispetto alla serie degli anni ‘90, la quale pure in termini di violenza era molto più esplicita anche al lordo dei rispettivi decenni, ma anche rispetto alla lunga tradizione della Warner Bros. Animation che tra alti e bassi si è sempre contraddistinta per un’animazione di qualità sia in termini visivi che in termini di scrittura. Già solo il mediocre Batman e Harley Quinn del 2017 è migliore della serie nella sua interezza. Per non parlare dell’enorme scarto che c’è con un altro prodotto DC come la serie animata dedicata ad Harley Quinn, che ad oggi conta 5 stagioni ed è purtroppo ancora inedita in Italia, che può vantare linguaggio esplicito, temi maturi, violenza grafica senza filtri e una storia d’amore LGBTQIA+ molto più credibile e aderente alla contemporaneità. E se la qualità dell’animazione è scadente probabilmente a causa dell’avidità delle major (seguite Animation Workers Ignited per informarvi), la carenza qualitativa della scrittura è più difficile da spiegare. Tra il già citato Ed Brubaker e il regista dell’ultimo Batman cinematografico Matt Reeves non si spiega come si sia arrivati a un prodotto tanto noioso.

Noia causata da una schema degli episodi fin troppo ricorrente. Un villain minaccia la vita di qualcuno, di solito unə amicə o conoscente di Batman/Bruce Wayne, il comprimario in questione fa di tutto per risolvere da solə il problema, ma puntualmente non ce la fa e viene catturatə; il o la villain sono furbi ma hanno sempre un nascondiglio con una vetrata sul soffitto che viene sfondata dal nostro eroe proprio all’ultimo secondo utile e ha inizio un combattimento condito da batarang e bombe fumogene. Caped Crusader è profondamente fumo negli occhi che potrà piacere forse a qualche irriducibile fan del pipistrello ma sfido a non volersi recuperare gli episodi della serie animata originale dopo quello che sarà sembrato nella migliore delle ipotesi un ben poco succulento antipasto.
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