Deadpool 2: meta-recensione

In un mondo ideale, Deadpool invaderebbe le redazioni di ogni testata per scrivere lui stesso la recensione del proprio film o almeno minaccerebbe i recensori di scriverle secondo le sue aspettative. A dirla tutta, proprio quella di Deadpool sarebbe l’unica recensione degna di essere letta, allo stesso modo di come ci aspetteremmo la recensione di un libro da un lettore, quella di un videogioco da un giocatore e quella di un ristorante da una buona forchetta. Perché recensire Deadpool 2 non è lavoro da recensori cinematografici, in quanto non stiamo parlando solo di un film, ma di un prodotto il quale, come deve essere, non si preoccupa minimamente di mediarsi. Nel caso di Deadpool 2 possiamo parlare di cinema ma non di media poiché quello che Ryan “Wade Wilson” Reynolds instaura col pubblico non conosce niente della gerarchia usuale tra finzione dello schermo e reazione dell’audience, bensì è qualcosa di unico, tra il chimico e il magico, che riesce perfettamente nel suo intento e cioè appunto eliminare la mediazione. Non so dirvi con esattezza cosa sia, pertanto proverò a dirvi cosa non è.


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L’articolo è stato pubblicato il 18 maggio 2018 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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