I Am Not Ok with This – Oltre il citazionismo anni ’80

I am not ok with this

Una ragazza corre nelle strade notturne di una città desolata. Il suo respiro è affannoso, gli occhi sgranati e il suo candido vestito bianco è macchiato di sangue. Che le è successo? Così si apre la prima stagione di I Am Not Ok with This, la nuova serie Netflix tratta dalla graphic novel di Charles Norman. Inizialmente questo incipit fa presagire un andamento horror, ma non è questo il taglio che Jonathan Entwistle, già regista di The end of the f***ing world, vuole dare alla sua serie. Infatti il registro stilistico cambia in pochi secondi. L’orrore della scena iniziale viene subito stemperato dalla voce fuori campo della ragazza, che, rivolgendosi al suo diario, lo invita caldamente ad andare al diavolo. Con questa battuta veniamo catapultati indietro di qualche settimana e iniziamo a conoscere la nostra protagonista: Sydney.

La trama

Sydney è una ragazza di diciassette anni che sta cercando di superare la perdita del padre, suicidatosi un anno prima. A causa di questo trauma, litiga spesso con la madre e fa fatica a socializzare a scuola. Gli unici con cui riesce ad aprirsi sono il fratellino minore Liam e la sua migliore amica Dina. Il rapporto con Dina però si incrina quando lei inizia ad uscire con un arrogante giocatore di football. La cosa spaventa molto Sydney, timorosa di perdere l’amica. In più il disagio provato a scuola, la situazione familiare precaria, i frequenti atti di bullismo e la scoperta della propria sessualità non fanno che accrescere la sua frustrazione. 

Nella costruzione di questa situazione così instabile, l’abilità del regista risiede nella capacità di riuscire a bilanciare perfettamente la commedia con il dramma, costruendo degli episodi molto realistici che offrono diversi spunti di riflessione. I personaggi poi beneficiano di una caratterizzazione molto approfondita, proprio perché sono intessuti di un vissuto profondo e intimo, che li rende incredibilmente umani.

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L’elemento fantastico

Tuttavia, per quanto la serie possa sembrare un teen drama dal sapore agrodolce, ben presto l’irreale irrompe nella storia: Sydney, fedele a quel topos narrativo secondo cui le ragazze timide e introverse nascondono delle abilità inconsapevoli, scopre ben presto di avere dei poteri soprannaturali nascosti.  Come Carrie di Stephen King o Matilde di Roald Dahl, anche Sydney possiede delle abilità psichiche che si attivano quando è sotto pressione. Il che accade spesso, dato che è sempre circondata da una miriade di personaggi e di situazioni che la opprimono e la destabilizzano.

Quindi non è casuale che in questa situazione così frustrante, i poteri, che Sydney scopre casualmente di avere, fungano da metafora per rappresentare le difficoltà di un’adolescenza tormentata: diventano cioè un escamotage per raccontare la difficoltà nel gestire tutte quelle insicurezze più grandi di lei (e anche di noi), che accrescono proprio durante l’adolescenza.

I difetti della serie

Tuttavia, se dal punto di vista narrativo la serie riesce ad affrontare tematiche complesse in modo divertente e stimolante, dal punto di vista stilistico invece I Am Not Ok with This si lascia andare un po’ troppo al citazionismo anni ottanta tipico di altre serie TV del Netflix Universe: i vestiti, le canzoni, i gadget, le auto, tutto rimanda a quello stile che abbiamo conosciuto molto bene grazie a Stranger Things. Tuttavia la serie non è ambientata negli anni ottanta e quei rimandi che a livello di sceneggiatura risultano vincenti, diventano invece incongruenti nella messa in scena, tanto da risultare stucchevoli, ancor più se immersi in una fotografia leggermente seppiata. 

I am not ok with this

Un altro dettaglio che potrebbe far storcere il naso è il ritmo della serie. Infatti I Am Not Ok with This è composta da sette episodi di venti-venticinque minuti di lunghezza. A livello di durata complessiva quindi potrebbe essere considerata un film; l’andamento della trama però costituisce una continua premessa verso uno sviluppo che non vediamo. La serie impiega tutta la sua durata per ribadire ad ogni episodio che Sydney sta sviluppando dei poteri paranormali. Tuttavia, nel momento in cui la storia sta per avere una svolta, quando Sydney effettivamente scopre il suo vero potenziale, la serie finisce. Ciò è molto frustrante, dato che il cliffhanger è talmente violento che lo spettatore sente subito l’esigenza di vedere una seconda stagione per comprendere meglio l’andamento degli eventi. 

Certo, questo è lo scopo del cliffhanger: intrigare lo spettatore creando in lui un’aspettativa che viene tradita, per spingerlo a procedere nella visione. Tuttavia in I Am Not Ok with This, il cliffhanger è fin troppo marcato. Considerando il fatto che stiamo vedendo una serie TV non ancora rinnovata per una seconda stagione, la strategia di puntare tutto su un finale aperto potrebbe non risultare vincente, perché il plot potrebbe esaurire subito il suo potenziale e deludere le aspettative, senza riuscire a tenere alta l’attenzione come aveva fatto durante il corso della prima stagione.

Conclusione – La sincerità di un plot non originale

Dunque, per concludere, I Am Not Okay with This potrebbe risultare un po’ stucchevole all’inizio, soprattutto per via del suo citazionismo troppo preponderante e per il ritmo altalenante. Tuttavia, nonostante questa imperfezione stilistica, il punto di forza della serie non è l’originalità, ma la sincerità. Il grande pregio della serie è raccontare in maniera sincera tutto quello che gli adolescenti devono sopportare durante il cammino che li porterà verso l’età adulta. I ragazzi sanno che essere un adolescente al giorno d’oggi non è facile: tutti cercano di far parte di qualcosa, di non essere soli, ma sotto sotto sanno che l’unico modo per non essere soli è rinunciare a una parte della propria individualità e mescolarsi fra la folla.

Questa continua oscillazione fra omologazione e individualismo diventa quindi la chiave interpretativa adeguata per comprendere meglio il messaggio che vuole darci I Am Not Ok with This. Ed è proprio la sincerità emotiva, capace di rappresentare le emozioni e i disagi del periodo adolescenziale, che toccherà direttamente chi è veramente coinvolto nella situazione che la serie descrive e gli permetterà di sentire meno quel peso, che ogni adolescente, in un modo o nell’altro, è costretto a sentire quando cresce.

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