Maschi Veri – La dura legge dell’uomo alpha
La serie Maschi Veri è figlia di una delle più strane iniziative produttive di Netflix: dopo il successo della spagnola Machos Alfa rinnovata per una quarta stagione, si è deciso di realizzare quattro adattamenti geolocalizzati sempre però nel contesto europeo, passando dalla Francia con Super Mâles e Olanda con Roosters per arrivare infine alla versione italiana in uscita oggi 21 maggio e a quella tedesca, Alphamännchen, in arrivo prossimamente. Machos Alfa – perché dobbiamo partire da lì per capire le origini del progetto – nasce dal suo opposto. Lo sceneggiatore Araceli Álvarez de Sotomayor desiderava infatti realizzare una serie con protagoniste un gruppo di donne quarantenni, ma presto quell’idea venne abbandonata a causa della “saturazione completa del mercato con serie sulle donne raccontate molto bene con punti di vista femminili”. Secondo i creatori Alberto e Laura Caballero era tempo piuttosto di investigare la nuova mascolinità, come gli uomini stanno reagendo all’emancipazione femminile e soprattutto al post-#MeToo che sembra per loro aver segnato una fine di un’era di anarchica misoginia.

L’adattamento italiano, come i suoi predecessori, non nasce con l’intento di essere un manifesto pro-femminista o un viaggio nella manosfera. È piuttosto un goffo tentativo, condiviso dalla narrazione con gli stessi protagonisti, di affrontare a petto gonfio la mascolinità tossica, senza mai volere smontarla del tutto. Il patriarcato esiste, ma menzionarlo ad alta voce è sintomo di wokeness. Il maschio vero è “una specie in via d’estinzione, come i panda” e Mattia (Maurizio Lastrico), Massimo (Matteo Martari), Riccardo (Francesco Montanari) e Luigi (Pietro Sermoni) sono quattro superstiti, anche se per loro “maschi veri” è più che altro un retaggio dei tempi universitari, un nomignolo che si è trasformato in uno stile di vita. Cercano tutti e quattro di sfoggiare la propria virilità in faccia a un mondo che sembra non volerli capire più e specialmente alle donne della loro vita, madri e figlie desiderose di uscire dal posto designato per loro dalla società.
Mattia, tra una visita guidata ai turisti e le pratiche del divorzio, si trova a fare da padre alla figlia diciassettenne (Alice Lupparelli) che lo costringe a rimettersi in gioco. Dopo un licenziamento dovuto a uno spot maschilista, Massimo rimane nella sua nuova lussuosa villetta con piscina mentre la compagna Daniela (Laura Adriani) si fa strada nel selvaggio mondo dei content creator. Il traditore seriale Riccardo non sa cosa fare quando la compagna Ilenia (Sarah Felberbaum) gli offre di aprire la coppia, mentre la vita sessuale di Luigi e Tiziana (Thony), sposati da tempo immemore e con due figli piccoli, sembra essere morta e sepolta.

La serie segue con eccessiva attenzione le trame e le loro ramificazioni così come erano state concepite dai fratelli Caballero per Machos Alfa. Il lavoro del team italiano di sceneggiatori è improntato principalmente sulla ricontestualizzazione culturale, al prendere degli artificiosi e datati stereotipi sul maschio italiano e portarli all’esagerazione più esasperante. Il calcio è sostituito dal più moderno padel (come suggerivano degli scherzosi poster che tappezzano Bologna, il padel porta più fortuna in amore di Tinder, anche se a giudicare le vicende di Mattia, Massimo, Riccardo e Luigi si direbbe il contrario), non mancano però i riferimenti a Francesco Totti, un portatore sano di machismo che è usato soprattutto come metro di paragone per la vita di coppia. Ilary Blasi, l’altro lato della medaglia, diventa per la parte femminile del cast la rappresentante di una moderna emancipazione, una donna libera che ha saputo sconfiggere un uomo disonesto e immaturo, e la sua apparizione in uno degli ultimi episodi rappresenta per un personaggio un momento di svolta (e per Netflix un gancio per ripromuovere la sua produzione documentaristica con protagonista Blasi).
Scritta da Furio Andreotti, Giulia Calenda e Ugo Ripamonti, la serie si impegna a sottolineare quanto i protagonisti siano ridicoli nelle loro credenze, tuttavia spesso le punchline corrispondono al momento più offensivo del discorso, rendendo dubbiosa la stessa natura di quelle stesse parole. Si apre allora uno spiraglio di ambiguità: lo spettatore sta ridendo di Mattia, Massimo, Riccardo e Luigi o con loro? È un’ambivalenza che Maschi Veri non confuta, preferisce usarla nel tentativo di accontentare tutti i fronti della “guerra dei sessi”. Non troppo woke per spaventare i rappresentati del maschilismo tossico, mai troppo fiera del machismo da allontanare il pubblico femminile.

L’arrivo su Netflix di Maschi Veri e di due dei suoi adattamenti fratelli nei primi mesi del 2025 nel mezzo del fenomeno Adolescence porta a chiedersi quale sia la reale necessità dietro il progetto, se nel momento storico che stiamo vivendo specialmente nel contesto italiano sia costruttivo sentire la misoginia – per quanto ridicolizzata – utilizzata per fini comici. È un problema che nasce dagli intenti stessi della serie originale, perché indagare la risposta maschile al #MeToo permette di mettere in dubbio o giudicare il movimento in sé. È ovvio che Maschi Veri non voglia essere un trattato accademico sulle dinamiche di genere, ma quando negli ultimi episodi strizza l’occhio alla manosfera, occorre chiedersi quanto ancora possa esularsi dal mondo in cui viviamo, vivendolo con le logiche di una commedia italiana dell’inizio anni 2000, perché parlare di uomini e del modo in cui esercitano la loro mascolinità attraverso una performance di genere è al giorno d’oggi innatamente politico.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.