Sleepless. Tre notti insonni – Il cuore di tenebra delle relazioni

Se non conoscete Caryl Churchill, annata 1938, sappiate che non si tratta soltanto di una fra le maggiori drammaturghe inglesi, ma anche di una fra le più celebri e scandalose scrittrici contemporanee.

Lungo i suoi cinquant’anni di attività, la sua produzione è stata baluardo costante per le rivendicazioni di genere e, più in generale, monumento a salvaguardia di coloro che vengono oppressi dalle ingiustizie sociali: ricorrono nei suoi testi riflessioni su temi come politiche sessuali, abuso di potere, colonialismo, guerra ed ecologia.

Questa anziana e indomita signora di 81 anni continua a scrivere in modo irresistibile e, a detta della traduttrice Paola Bono, “quasi inaccettabile”: ama il teatro profondamente e lo ama distruggendolo. Parlando del suo lavoro a teatro, lo definiva Non normale, non rassicurante: tutto è lontano dalle convenzioni realistiche, dalle regole classiche, insomma.

I suoi lavori privilegiano una narrazione frammentata e surrealistica, che li contraddistingue come postmoderni: non normale e non rassicurante è anche l’appello al pubblico, che non fruisce passivamente, ma deve sempre dare senso a ciò che ascolta e vede. Non si tratta di meri artifici di sollecitazione, ma di un vero e proprio strumento politico, capace di svelare un mondo fatto di gerarchie, squilibri e dominio. Anche nel teatro.

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Lorenzo Loris porta sul palcoscenico uno dei testi più attuali e disarmanti dell’autrice britannica: i dialoghi di Three more sleepless nights, intrisi di affetto, ironia e rancore, avvengono in camera da letto, ed il pubblico assiste, come spiando da una serratura, all’intimità più viscerale di una coppia, che sembra riferirsi, però, a quella di tutti noi.  

Sleepless. Tre notti insonni, interpretato da Elena Callegari e Mario Sala, sarà in scena fino al 9 febbraio 2020 al  Teatro Out Off di Milano. Birdmen ha assistito alla prima nazionale del 14 gennaio.

Il testo, del 1980, è ambientato in una Londra thatcheriana, di sfrenato liberismo, abitata da pochi arricchiti e tanti, nuovi, proletari. Il trittico di notti e di rispettive coppie è traslato senza forzature nel nostro presente, in un altro paese e a globalizzazione ormai conclusa, merito anche della regia di Lorenzo Loris (di cui abbiamo già parlato in Sui Sillabari: un atipico testamento quotidiano).

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Sleepless. Tre notti insonni è un testo politico nella forza che assume il legame tra il micro e il macro: le dinamiche di potere del mondo, degli ampi scenari della politica, si riverberano sulle relazioni interpersonali, corrodendole sino e romperle irrimediabilmente, minandone le sicurezze, accentuandone le fragilità.

Si ha la sensazione che in quelle liti, che caratterizzano la vita dei protagonisti e che avvengono dal punto di vista linguistico con un cambio di registro ad ogni episodio, vi sia qualcosa di incombente, una condizione esterna a quelle stanze che alimenta ed è all’origine del disagio di quelle tre coppie.

Le donne di Sleepless vivono nel dramma della disoccupazione e della mancanza di prospettive, che amplifica le tensioni dei loro sentimenti, l’odio che nasce dal logoramento dell’amore. La mancanza di autonomia economica nutre e promuove la dipendenza affettiva della donna: la difficoltà di uscire da un sistema patriarcale e da una serie di schemi precostituiti si somma all’urgenza di rispondere alle aspettative sociali di mogli, madri, ed insieme donne autonome, sul piano economico e identitario.

In scena si dissolve la promessa dei movimenti femministi di emancipazione. L’idealismo degli anni ’70 non riesce a portare un vero cambiamento in vite che sembrano predestinate all’infelicità. Gli errori e le mancanze si ripetono, allora come oggi, senza distinzione di genere.

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Sleepless è una riflessione dolceamara e sarcastica sulla reiterazione degli errori nei rapporti sentimentali, sui problemi insolubili dell’animo. Una condizione trasversale a ogni ceto. Le coppie sono di diversa estrazione, e lo si percepisce dal modo di parlare e dagli oggetti di scena. Neanche spostarsi sull’ascensore sociale provoca autentico affrancamento. Non basta pensare di essere cambiati per cambiare davvero.

Fragorosa, graffiante risulta la tecnica, spesso usata da Churchill, della sovrapposizione delle voci: le battute non si susseguono in modo comprensibile, viene distrutto il passaggio di parola ordinato tra i personaggi, i dialoghi vanno ricostruiti da chi guarda e da chi ascolta.

A guardare Callegari e Sala ci si perde nel vortice delle loro parole, a volte ringhiate, a volte sussurrate, in un crescendo di voci che si mordono e si sovrastano: il letto che troneggia sul palcoscenico diventa il nostro, e sotto i riflettori ritroviamo i nostri ricordi.

Un altro elemento dell’idea di teatro di Churchill ha a che vedere con una libertà totale per attori e registi di muoversi sul testo, che, certo, deve essere rispettato nella sua forma, ma può essere liberamente interpretato nelle scelte di regia. Una libertà che, a detta del regista Loris, risulta per certi versi quasi disorientante per mancanza di “confini”. La sua drammaturgia apre un mondo sconfinato.

I due attori interpretano entrambi le parti femminili e maschili, con grande capacità di incarnare, in poco più di un’ora, caratteri completamente diversi tra loro.

Notevole la scelta registica di unire stralci video alla messinscena teatrale: le tre scene sono infatti intervallate da cortometraggi proiettati sul sipario, costituito da due pannelli che unendosi compongono l’immagine di un letto, il vero protagonista della vicenda. Tra le sue pieghe si deposita la memoria dei rancori, dei sogni, delle allucinazioni: un fucile diventa l’arma per non sentirsi solo moglie, ma anche donna; l’incomunicabilità prende corpo nelle immagini di Metropolis di Fritz Lang.

Nonostante la buona dose di humor nero, subentra, continua e minacciosa, la dimensione di un viaggio verso l’ignoto che, come in Cuore di Tenebra di Joseph Conrad, non è che un inabissarsi progressivo nell’orrore.

Sleepless si conclude proprio con la citazione, da parte del protagonista cinefilo, dell’ultimo episodio, di Apocalypse Now di Ford Coppola. Come nel film, i personaggi della Churchill solcano un fiume diretto verso il cuore di tenebra delle relazioni umane: i letti si ripropongono all’infinito, come zattere galleggianti nel mare magnum della vita caotica di tutti i giorni.

Un autore diventa grande quando i suoi testi, anche i più lontani, sono sempre e comunque attuali”. Con queste parole Lorenzo Loris ha concluso il suo intervento durante la tavola rotonda sull’autrice che si è tenuta poco prima del debutto dello spettacolo.

L’eco della lezione di Churchill – mai retorica – si propaga dalle platee alle esistenze dei singoli, rivelandosi non solo attuale, ma universale. Come lo sono le notti insonni.

Qui potete trovare il calendario completo del Teatro OutOff

 

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