Spider-Man – Tutti i film dal peggiore al migliore
Un antenato di questo articolo è stato pubblicato originariamente sette anni fa, al momento dell’uscita di Spider-Man: Homecoming, e ci è sembrato ormai doveroso aggiornarlo alle ultime uscite ragnesche: eccovi quindi la classifica aggiornata di tutti i film dedicati all’amichevole Spider-Man di quartiere.
Tutti i film su Spider-Man, dal peggiore al migliore
A dirla tutta, Nicholas Hammond non era neanche una cattiva scelta. Si trattava, all’epoca, il 1977, di un attore giovane, con la faccia pulita e un’esperienza pregressa niente male: era egli infatti il piccolo Friedrich von Trapp di Tutti insieme appassionatamente (Robert Wise, 1965). Ma non ce ne voglia il signor Hammond se non contempliamo lui e il suo serial The Amazing Spider-Man in questa classifica, perché, oltre a essere un prodotto televisivo, si tratta di una produzione scadente e dimenticabilissima, snobbata addirittura da Stan Lee che pure figurava come screen consultant.

No, qui invece classificheremo, dal peggiore al migliore, i film cinematografici del tessiragnatele, i quali, nel bene o nel male, hanno fatto la storia del cinema: partiamo allora dalla…
11° posizione: Spider-Man 3, ovvero il bello di essere brutti (2007)
Spider-Man 3 ha un innegabile merito: quello di aver dato al mondo un memento su cosa non fare in un film di Spider-Man. Può sembrare un esercizio di ironia ma non lo è. In parte è grazie a quel disastro che era Batman & Robin di Joel Schumacher, che la Warner nel 2004 si convinse a far rinascere in maniera più matura una saga che 7 anni prima era morta dolorosamente, uccisa dai “bat-capezzoli”. I film brutti hanno sempre questo merito e devono essere ricordati proprio per istruirci su cosa è bene non fare in una data storia. Forse Spider-Man 3 non è così orrendo come il Batman di Schumacher (o la Catwoman di Halle Berry o la Lanterna Verde di Ryan Reynolds), ma poco ci manca. Come spesso capita, i film peggiori sono contraddistinti da buone intenzioni iniziali, le quali lastricano la strada a infernali realizzazioni finali. Tutti eravamo eccitati per l’esordio cinematografico di Venom, e non vedevamo l’ora di assistere al ritorno di un Goblin sulla scena. Qualcuno rimase un po’ perplesso nel constatare la presenza dell’Uomo Sabbia, ma andava bene così, altra carne al fuoco. Nessuno però riuscì a spiegarsi la presenza di Gwen Stacy. Il problema però non era la quantità di carne, ma la ridotta dimensione della brace e la scarsa cottura. Tobey Maguire alterna, a momenti emo, scene imbarazzanti e inspiegabili di disco dance. Kirsten Dunst è brava come sempre ma è la scrittura a pesare, oltre al fatto che il suo ruolo nella storia – per la terza volta – è sempre lo stesso: quello di damigella in pericolo. James Franco nei credits è segnalato come New Goblin ma sappiamo tutti che si tratta del Green Ranger. Un pessimo Green Ranger. Se poi sorvoliamo su un inesistente Topher Grace e la sua parvenza di Venom, si salvano solo J.K. Simmons e il suo sempre spettacolare Jameson e Rosemary Harris nei panni di Zia May. La migliore Zia May. Non stiamo dimenticando Thomas Haden Church o Bryce Dallas Howard. Semplicemente non li menzioniamo.

10° posizione: The Amazing Spider-Man e il suo complesso di inferiorità (2012)
Se è vero che l’imitazione sfrontata e pedissequa è sintomo di una scarsa fiducia in sé stessi, allora The Amazing Spider-Man, di Marc Webb, è uno dei meglio riusciti manifesti sul complesso di inferiorità. E non che i piani della Sony non fossero chiari fin dal principio. Bastava una rapida occhiata alla prima e più nota foto di produzione rilasciata a fine 2011, per capire che le intenzioni erano quelle di imitare i toni di Batman Begins. Sorpresa: Spider-Man non è Batman. Il primo approccio di Webb al personaggio Marvel è confuso, impacciato, timido negli svolti di trama più importanti, ma pomposo in quelli più banali e faciloni. Il film vuole imitare Batman Begins in tutto, dalla fotografia, più sfocata e tendente al cupo dei precedenti film, ai dialoghi che si sforzano, malamente, di avere una parvenza di credibilità scientifica ed etica. Andrew Garfield è un buon Peter Parker nella sua versione più nerd di sempre, ma è Emma Stone la vera anima del film e la chimica (all’epoca naturale) tra i due è piacevolissima. Per il resto è tutto un decrescendo poco convincente: dalla sotto trama dei genitori, passando per una Zia May non all’altezza della precedente, fino al villain, potenzialmente interessante ma in fin dei conti banale. The Amazing Spider-Man era un film dalle molte promesse: poche realizzate, ma bene (non vedremo mai più una Gwen Stacy all’altezza di Emma Stone), molte rinviate (uno Spidey più aderente ai toni scanzonati e leggeri del fumetto) e troppe disattese. Non un film da buttare ma neanche di cui vantarsi.

9° posizione: The Amazing Spider-Man 2. Più di tutto. (2014)
Lo confesso. All’epoca, quando andai a vederlo in sala, ne rimasi estasiato: «il più bel film di Spider-Man di sempre!» ricordo di aver detto. Ma allora ero giovane e stupido. A riguardarlo adesso mi rendo conto che si tratta di un film un po’ ingenuo (un po’ tanto) e con leggerezze di sceneggiatura imbarazzanti (sul serio Harry non riconosce la voce del proprio amico da sotto la maschera?). Eppure The Amazing Spider-Man 2, con tutti i suoi difetti, ha una sua coerenza estetica invidiabile. Se infatti le pecche sono peggiori del film precedente, i meriti sono ancora di più e migliori. In altre parole The Amazing Spider-Man 2 peggiora quanto di cattivo c’era nel precedente e allo stesso tempo migliora quanto c’era di buono. La relazione tra Peter e Gwen, per esempio, è un capolavoro di puro e sincero romanticismo. Andrew Garfield è perfettamente a suo agio nella parte, ma mai quanto Emma Stone, energica e radiosa come non mai. Gli effetti speciali questa volta sono di altissima qualità, merito anche della fotografia più luminosa e piacevole di Daniel Mendel (si comprende bene come abbia fatto la sua fortuna con Star Trek). Di questo film bisogna solo sopportare i grandi sprechi. Come Jamie Foxx e il suo Electro inutilmente complesso, e Dane DeHaan e il suo Harry Osborn, stucchevole e insopportabile. Ma il finale è impeccabile, spettacolare e giustamente commovente. Probabilmente il film non rende interamente giustizia alla storia originale della morte di Gwen Stacy, ma indubbiamente ne riporta la stessa carica drammatica. Ad accompagnare il tutto, una colonna sonora di ottima fattura del sempre grande Hans Zimmer, coadiuvato da Junkie XL. The Amazing Spider-Man 2 fa di tutto per essere un film su Spider-Man completo e appagante. Lo sforzo si vede ed è encomiabile. Peccato solo sia arrivato troppo tardi e con troppa fretta.

8° posizione: Spider-Man – Lotus. Un sequel apocrifo (2023)
Spider-Man: Lotus è tutto ciò che The Amazing Spider-Man 2 non è senza essere al tempo stesso niente che The Amazing Spider-Man 2 sia già stato; in altre parole è un suo contraltare. Se TASM 2 è un concentrato di effetti speciali, esplosioni e combattimenti che portano a uno shock finale inaspettato – almeno per chi non conosce il fumetto – Lotus ne è una continuazione apocrifa. Ispirato per non dire basato su Spider-Man: Blu di Jeph Loeb e Tim Sale e alla storia Il Ragazzo che collezionava l’Uomo Ragno di Roger Stern e Ron Frenz, il film affronta l’elaborazione del lutto di Peter per la sua amata Gwen. Il ritmo lento e le scene principalmente introspettive rendono la narrazione non immediatamente accessibile a tutti, specialmente per chi conosce Spider-Man solo dai film. Se riuscite però a superare lo scoglio del ritmo e l’artigianalità delle poche scene d’azione, vi troverete di fronte a uno dei meglio riusciti tributi all’universalità di Spider-Man. Azzeccatissima l’idea di legare insieme due delle migliori storie del personaggio con il doppio filo della disillusione e della speranza, temi che in TASM2 sono al confronto appena accennati e solo negli ultimi minuti. I costumi sono una gioia per gli occhi e non solo quelli dei personaggi più “giocattoloni” (Goblin da urlo), ma anche e soprattutto dei personaggi “civili”, una su tutti la Gwen di Tuyen Powell. In realtà Lotus è un contraltare per tutti i film di Spider-Man. Un fan-film di pregevole fattura che pur con tutti i suoi limiti vuole mandare un messaggio alle major che si contendono i diritti del tessiragnatele: Spider-Man è anche e soprattutto vissuto interiore.

7° posizione: Spider-Man – Homecoming. Fan MCU Service (2017)
Rivisto oggi il secondo film con lo Spider-Man di Tom Holland e il primo da protagonista è a tutti gli effetti un grande omaggio al Marvel Cinematic Universe, più che a Spider-Man in sé. Ma ciò non stupisce, né dà tanto fastidio. Di film che omaggiano la mitologia di Spider-Man ce n’erano già cinque e Homecoming serviva a ricordare che l’universo di Spider-Man e quello di Iron Man e compagnia sono lo stesso. Certo può dare legittimamente fastidio un Adrian Toomes così tanto legato a Tony Stark e la zia “Tomay” non è certamente l’adorabile vecchietta cardiopatica dei fumetti di Ditko o Romita, eppure mancava praticamente da sempre uno Spider-Man che fosse prima di tutto “Spidey”. Un ragazzino imberbe e impacciato alle prese con il liceo, le prime cotte e soprattutto il senso di responsabilità crescente che deriva dall’affrontare minacce e sfide sempre più grandi. La mitologia, è vero, ne esce completamente stravolta, ma è davvero così grave di fronte a scelte stilistiche molto più calzanti? Ad esempio una MJ che sospetta fin da subito della doppia vita di Peter o le ragnatele ascellari nel costume. Homecoming probabilmente non è il miglior film per fare la conoscenza Spider-Man ma senza dubbio è il migliore per riconoscerlo, anche con così tanti stravolgimenti.

6° posizione: Spider-Man – Far From Home. Spidey vs la post-verità. (2019)
Ringrazio Chris McKenna ed Erik Sommers per aver fatto conoscere al mondo la parola “boh”. E per averci dato un Mysterio degno di questo nome. Probabilmente non ce lo ricordiamo più ma nel 2019 eravamo ancora pienamente immersi nella crisi epistemica causata dal fenomeno della post-verità e il Quentin Beck di Jake Gyllenhall, personaggio almeno parzialmente in continuità con il Lou Bloom de Lo sciacallo del 2014, incarna pienamente il mostro causato dal sonno della ragione dell’era Trump (“la gente oggigiorno crede a qualsiasi cosa”). Tom Holland è poi sempre più a suo agio nei panni del giovane Peter così Zendaya in quelli di MJ. Divertenti ma non essenziali i siparietti comici di Ned e Betty che omaggiano maldestramente una delle più struggenti storie d’amore dei fumetti. E la presenza di “Fury”, soprattutto considerando come poi la scena post-credit si sia evoluta (vedi Secret Invasion) è stata senza dubbio uno spreco appena sopportabile per via del sempre carismatico Samuel L. Jackson.

5° posizione: Spider-Man 2 e le 50 sfumature di Peter (2004)
Sarebbe facile dilungarsi sugli effetti visivi e speciali che hanno valso nel 2005 a John Dykstra il suo terzo meritatissimo Oscar (chi è John Dykstra? Un signore di Long Beach che nel ’78 vinse l’Academy Award per gli effetti speciali di un filmetto di nome Star Wars). Potremmo parlare a lungo del magistrale montaggio sonoro o della splendida performance di Alfred Molina. Ma è stato scritto abbastanza sulla grandiosità di Spider-Man 2 e rimane ben poco di non detto. Personalmente ritengo Spider-Man 2 il film più erotico della saga. C’è qualcosa di inesplicabile, nel film di Raimi, che ha che fare con l’erotismo. Sarà forse la calzamaglia attillata ricoperta di ragnatele di gomma, o forse la sensualità incarnata di Kirsten Dunst. È come se i protagonisti, schiacciati come sono dall’ingerenza delle loro vite, reprimessero i loro primordiali istinti amorosi per poi esplodere violentemente in scene apparentemente prive di qualsivoglia doppio senso carnale. Ma cosa sono in fondo Peter e MJ distesi sulla ragnatela dopo un’estenuante battaglia finale, se non due giovani innamorati che per la prima volta si scoprono nella loro più pura intimità? Un’intimità così travolgente che lega i due innamorati ben più di quanto non faccia la ragnatela. Ma ancora, che dire della breve ma intensa parentesi tra Octavius e Rosie? Non è forse la morte di Rosie a innescare la trasformazione da uomo a mostro, molto più di quanto non faccia l’incidente in laboratorio? Per il resto, credetemi, è difficile non mettere Spider-Man 2 in cima alla classifica. La critica ancora oggi lo considera generalmente il miglior film sul personaggio e probabilmente ha ragione. Per me Spider-Man 2 è un film perfetto con un’unica pecca: quella di essere un (ottimo) sequel di una storia già iniziata.

4° posizione: Spider-Man No Way Home – uno e trino (2021)
Il nostro Niccolò Buttigliero definisce i cinecomic degli ultimi anni come film che hanno smesso di raccontare: «Narrazioni stagnanti, in cui a una consecutio logico-drammatica degli eventi si sostituisce uno zapping forsennato e nevrotico». In parte questa stagnazione è sicuramente dovuta al fisiologico calo di creatività susseguente a Avengers: Endgame ma in parte non dubitiamo che si tratti anche di una naturale stasi più o meno lunga prima della ripartenza. È una caratteristica anche della serialità a fumetti: fermarsi a raccogliere quanto fatto fino a quel momento, rimescolare le carte, creare nuovi intrecci e stabilire un nuovo punto di partenza. No Way Home riesce nel quasi impossibile compito di essere tutto questo non solo per una ma per ben tre saghe cinematografiche senza contare ovviamente la macro-narrazione del Marvel Cinematic Universe. Non un prodotto perfetto forse ma la passione messa nella scrittura e la cura nel tratteggiare (quasi) ogni personaggio ci fanno tranquillamente sorvolare sui pur innegabili difetti di un film che è la sintesi perfetta di tutto ciò che fino a quel momento è stato Spider-Man sul grande schermo. Ripartire da qui, da quel costume in tessuto rosso e blu e liberi da ogni legame col passato è il più bel regalo che si potesse fare a ogni fan del Ragno.

3° posizione: Spider-Man Into the Spider-Verse – paradigma di linguaggio (2018)
Cosa si può dire di Spider-Man che non sia già stato detto? In realtà molto ma anche molto è già stato scritto, disegnato, girato. Into the Spider-Verse a ben guardare dice poco di nuovo. È la già nota storia di un ragazzino (questa volta di Brooklyn e non del Queens) investito di un potere enorme. Il ragazzino non usa i suoi poteri a dovere e un innocente rimane ucciso. Inizia così il più classico dei viaggi dell’eroe. La differenza però sta nel come lo si dice. Phil Lord e Christopher Miller sono i compositori di un nuovo linguaggio dell’animazione maturato negli anni precedenti con lavori come Piovono Polpette e The Lego Movie. Un graduale e radicale ritorno a un’animazione sì in due dimensioni ma che non disdegna le innovazioni del digitale e al tempo stesso valorizza il tratto a mano. Questo nuovo linguaggio animato concretizza uno dei grandi mantra del personaggio di Spider-Man: può esserci chiunque sotto la maschera, da qualunque contesto, vissuto e, perché no, dimensione. Che è poi come dire che il prossimo mio è una versione alternativa e possibile di me.

2° posizione (pari merito con la 1°): Spider-Man Across the Spider-Verse – un manifesto (2023)
Across the Spider-Verse ha dentro di sé talmente tanti elementi e realtà da essere un vero e proprio collettivo di voci che urlano all’unisono senza perdere ognuna la propria unicità. Se questo film non è da solo in prima posizione è solo perché è la prima parte di una storia che deve ancora concludersi, altrimenti sarebbe tranquillamente in vetta. Vetta che condivide con…

1° posizione: Spider-Man is the new Superman (2002)
La storia inizia qui. Non solo la storia di un timido ragazzo del Queens morso da un ragno e messo di fronte alle responsabilità che il maggior potere comporta. Inizia qui, o ricomincia da qui, la storia di un genere, quello dei cinecomics di supereroi, che sarà destinato negli anni successivi a dominare le sale cinematografiche. Così come Richard Donner nel 1978 aveva, per la prima volta, fatto volare Superman nelle sale cinematografiche, così Sam Raimi porta sullo schermo un nuovo mito moderno. Non un paladino della libertà, della giustizia e della democrazia, ma un avventuriero solitario che cela dietro una maschera totale la propria insicurezza. Non a caso le citazioni all’Uomo d’Acciaio di Christopher Reeve si sprecano: dai grossi occhialoni di Peter al cambio d’abito durante la parata. Proprio Geoff Johns e Kevin Feige hanno ricordato che è stato il film di Donner ad ispirare tutte le loro produzioni. Ma solo lo Spider-Man di Raimi può dirsi il vero erede di quel Superman. Poiché, così come tante sono le somiglianze, altrettante sono le differenze che lo rendono ancora oggi un film fresco e innovativo.
Sam Raimi e Laura Ziskin rendono straordinario l’ordinario, stabilendo un nuovo canone nella narrazione superomistica: non la celebrazione di grandi imprese, ma la contemplazione della forza del quotidiano e lo stupore della scoperta del sé. Si pensi alla scena in cui Peter si guarda allo specchio, e alla meraviglia – nostra e sua – nello scoprirsi nuovo e migliore. Si pensi a Kirsten Dunst e alla sua Mary Jane dalle gote arrossate, il sorriso radioso e i capelli purpurei (e se vi sembra che stia parlando della MJ di John “Jazzy” Romita, è solo perché nel film le hanno reso giustizia). Come non celebrare la grandiosità comica di J.K. Simmons mentre interpreta (interpreta? Lo vive!) un James Jonah Jameson semplicemente eccelso? E ancora, Rosemary Harris, la Zia May che tutti vorremmo. James Franco, convincente e commovente, in quella che con ogni probabilità è l’interpretazione che l’ha lanciato. E Willem Dafoe? A suo tempo Kit Kiefer disse di lui: «la follia incarnata in un dolce guscio croccante». E niente, va benissimo così. (qui un approfondimento sul film)

Ci sarà sicuramente chi dirà che nella classifica mancano i film del Sony’s Spider-Man Universe (SMU) come Venom, Morbius o Madame Web ma questi film al di là della indubbia infima qualità non sono neanche film incentrati sul personaggio di Spider-Man.

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