Concorto Film Festival 2020 – Il giornaliero del 26 agosto

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Arrivati al quinto giorno di Concorto Film Festival – per noi il primo – ci troviamo catapultati tra natura e serre, in un universo di cortometraggi dalle tecniche e dalle tematiche più disparate. Ecco il nostro resoconto giornaliero del 26 agosto.

di Maria Francesca Mortati e Luca Mannella

Rassegna Elle

Ad accoglierci al nostro arrivo a Piacenza è la rassegna Elle, splendidamente curata da Margherita Fontana e Vanessa Mangiavacca. Nella cornice di Palazzo Ghizzoni, a introdurre la seconda tranche della serie di corti dedicati a figure femminili, ha luogo un incontro con l’Associazione Non Una Di Meno.

Il primo film proiettato nel secondo slot della rassegna Elle è What do you know about the water and the moon di Jian Luo, in cui durante un aborto una ragazza, nella sua casa in periferia, partorisce una medusa viva. Il film, carico di allegorie e simbolismi, ripercorre la storia di una perdita e di una separazione nei confini di una città in preda alle sue manifestazioni di grandezza. A seguire si passa alla scrittura scanzonata e a collage della breve opera sperimentale di Nina Yuen, Evelyn, che capovolge il ruolo tradizionalmente maschile dell’esploratore nel suo corrispettivo femminile di esploratrice. Nina Yuen esplora, per l’appunto, i ghiacci polari e insieme le forme di racconto audiovisivo.

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Proseguendo sulla strada dell’animazione – ma cambiando totalmente direzione – ci viene presentato #21XOXO (Belgio, 2019) di Sine e Imge Ozbilge, un corto d’animazione che si serve di un’estetica eccessiva e “vaporwave” per portare a termine una riflessione surreale sul nostro secolo: la vita di una ragazza si trasfigura in un universo digitale parallelo, in cui il nichilismo regna sovrano e Tinder fornisce l’input per incontri lampo dal vano significato. A concludere la rassegna troviamo Eyes on the road (Paesi Bassi, 2019) di Stefanie Kolk. Il corto mostra uno spaccato dell’amicizia tra tre ragazze che, durante un viaggio di ritorno in macchina, discutono di un evento traumatico che ha colpito una coppia di amici. Lo scambio di parole – rivelando una pluralità di punti di vista – incide sulla loro stessa relazione: si scoprono diverse, svelando la fragilità dell’amicizia.

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Film in concorso

Rajan Kathet, tra le montagne e la nebbia nepalesi, apre lo spazio di un cammino di pietà e miseria con Bare trees in the mist. Kaali, infatti, la protagonista abbandonata dal marito, s’incammina verso una richiesta di solidarietà, rappresentata nel cortometraggio dai vestiti nuovi portati dall’estero da un altro marito tornato al villaggio. Ciò che ottiene sarà solo altra disperazione, e un figlio lasciato a casa davanti al fuoco in un giorno di pioggia.

Un musical divertente ed irriverente questo Fin de saison (Francia, 2019) di Matthieu Vigneau, che tra canzonette-ricetta e balli di gruppo incupisce la fine dell’estate, stagione di felicità e nuovi amori, con un caso di omicidio a sfondo mistico-religioso: una lingua umana con inciso un crocifisso, un misterioso bambino ossessionato dalla Cina e il campeggio in festa di Douglas, il protagonista del film, sono gli elementi di questo giallo canzonato e canzonante le strutture di genere.  Niki Lindroth Von Bar propone Nagot Att Minnas (Something to remember), un corto in stop motion dalla durata di cinque minuti. Essi sono interamente occupati da una canzone interpretata da animali antropomorfi che anticipa un incidente catastrofico.

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Vincitore dell’Orso d’Oro come miglior cortometraggio a Berlino e proiettato al Sundance Film Festival 2020 T (Stati Uniti, 2019) di Keisha Rae Witherspoon è sicuramente una delle perle di questa edizione concortiana. T è un documentario sperimentale su tre partecipanti al T-Ball di Miami, una festa annuale in onore dei parenti deceduti. T è anche un film-rituale, un rito della – e alla – morte e della distruzione che si rinnova e cresce come il livello del mare che, un giorno, travolgerà la città.

Jimmy Olsson affronta il tema della disabilità legato a quello dell’intimità in Alive (Svezia, 2020), e lo fa senza retorica. Victoria non vuole essere compatita: come da titolo, desidera sentirsi viva; ciò significa: essere libera di fare le proprie esperienze in ambito sessuale, di sentirsi desiderata. La sua badante Ida si offre di supportarla, seppur con qualche apprensione.

Potop (The Flood, Slovenia/Croazia, 2019) di Kristijan Krajnčan è un viaggio di (tentata) riconciliazione tra figlio e padre. Nel rifugio di montagna che il ragazzo ha tentato di riparare durante l’assenza del genitore, si svolge il suo conflitto interiore, che prelude al finale drammatico. Come il catrame usato per riparare il tetto non resiste alla pioggia torrenziale profeticamente prevista dal padre, la riconciliazione è difficile e sembra dover passare per l’affermazione dell’indipendenza. Ancora la relazione tra genitore e figlio è uno dei temi portanti di Sole mio (Francia, 2019) di Maxime Roy, questa volta declinata nel particolare rapporto che si instaura tra un padre che sta affrontando la transizione e un figlio che si trova a dover tenere nascosto alla madre quanto sta succedendo.

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Rassegna Music Riot

La rassegna Music Riot, a cura di Carlotta Magistris, conclude la quinta giornata di Concorto nel Teatro Serra. In collaborazione con il Festival di Torino Seeyousound, i corti esplorano il rapporto tra musica e cinema: dai tre videoclip The Hour: “Mother”, Plaid: “Dancers” e Love supreme: “Lonely feelings”, alla fiction La Chanson (The Song) di Tiphaine Raffier, passando per l’animazione con Quarantine di Astrid Goldsmith.


Scopri il programma completo di Concorto Film Festival 2020.

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