Moreno Burattini – Intervista all’editor di Zagor | I Film di Carta

Si inaugura qui la nuova rubrica I Film di Carta, in cui, attraverso interviste a protagonisti del mondo del fumetto italiano, andremo ad indagare i punti di contatto e di commistione tra il medium fumettistico e quello audiovisivo. Il titolo della rubrica è omonimo a quello di un libro del ’79 di Andrea Bertieri, che sottolineava la curiosa coincidenza del fatto che cinema e fumetto siano nati, sostanzialmente, lo stesso anno.
Primo ospite della rubrica è Moreno Burattini, classe 1962, sceneggiatore pistoiese che da quasi trent’anni lega il proprio nome a quello di Zagor, lo Spirito con la Scure considerato uno dei pilastri dell’immaginario bonelliano, di cui ora è editor: durante l’intervista andremo ad indagare quali degli aspetti che caratterizzano i film e le serie televisive si intrecciano con il lavoro tradizionalmente serializzato e culturalmente ricchissimo richiesto per tenere insieme un prodotto dal così ampio passato editoriale.

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Questa e l’illustrazione di copertina a cura di Elia Sampò.

Moreno, da ormai quasi trent’anni il suo nome è associato a Zagor, personaggio tra i più importanti del parco testate Bonelli, di cui firma le storie dal ’91 e di cui è editor dal 2007. Come si colloca, secondo lei, Zagor all’interno del panorama fumettistico odierno?

Zagor è un evergreen in grado di correre al passo con i tempi, e lo ha dimostrato appunto in sessant’anni (quasi) di onorata carriera in cui non ha perso (quasi) il suo smalto iniziale. Questo grazie alla formula ideata e voluta da Sergio Bonelli che, con lo pseudonimo di Guido Nolitta, ne scrisse (quasi) tutte le avventure dal 1961 al 1980, tracciando la strada per quelli a cui passò poi il testimone, tra cui il sottoscritto. Quella formula prevedeva che lo Spirito con la Scure non si legasse a un genere preciso ma rappresentasse il crocevia dei generi più diversi, e la foresta di Darkwood fosse il regno di ogni possibile contaminazione fra le suggestioni di ogni provenienza. Nolitta faceva interpretare al suo personaggio le storie che lo avevano emozionato, soprattutto da giovanissino, al cinema o nelle sue letture di libri e fumetti, riuscendo a rimescolare a tal punto le carte da dar vita ad avventure originali di grande impatto sui lettori. Quando a scrivere le sceneggiature siamo arrivati prima Castelli, Sclavi, Capone e Toninelli, poi Mauro Boselli, io e Jacopo Rauch abbiamo continuato, seguendo la lezione di Sergio, a trasferire il cinema e la letteratura di cui ci siamo nutriti nei racconti che siamo andati immaginando, trasmettendo (o cercando di farlo) le nostre emozioni a chi, innamorato come noi dell’eroe dalla casacca rossa, ci seguiva albo dopo albo. Quindi Zagor rappresenta, nel panorama fumettistico italiano, la continuità di una tradizione in grado di rinnovarsi senza rivoluzionarsi. Peraltro, godiamo del supporto di uno seguito davvero invidiabile e, quel che più conta, sinceramente entusiastico, al di là del gradimento delle singole storie: i lettori si sono organizzati in forum e in gruppi sui social, partecipano a incontri e raduni, danno vita a due riviste specializzate, seguono le nuove iniziative come miniserie, volumi da libreria, e collane a striscia. Sempre di più sono i giovani disegnatori che chiedono di cimentarsi con un personaggio che ha finito per diventare un cult e che gode di grande popolarità, come nome e come icona, anche al di fuori della cerchia dei lettori.

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La casa editrice Bonelli, pur avendo tentato diversi esperimenti di formato e di linguaggio più contemporanei, resta felicemente ancorata a una forte tradizione che ha al suo centro il sistema dei generi, molto vicino a quello del cinema classico. Quali sono, dal suo punto di vista, le potenzialità e i limiti di questa formula?

La Sergio Bonelli Editore, nella sua storia ormai ottantennale (la fondazione risale al 1940), ha sempre sperimentato formati e linguaggi. È una falsa credenza, o se vogliamo un’etichetta erroneamente attribuita, quella che vuole il fumetto bonelliano ingessato e sempre uguale a se stesso. Già quando Giovanni Luigi Bonelli rilevò la testata Audace, la trasformò immediatamente da giornale ad albo giornale, salvandola dalla chiusura (propose non più storie a puntate ma un unico racconto su ogni numero). In seguito si sono avute le strisce, le collane in formato Albo d’Oro, le serie “giganti” in varie foliazioni che hanno dato vita allo standard di Tex o Zagor. Sergio poi ha dato vita a iniziative come Un uomo un’avventura, i cui volumi sono veri e propri graphic novel ante litteram, ha pubblicato albi Marvel (Indiana Jones) e volumi francesi, collane di libri (quella denominata America), varato riviste come Pilot e Orient Express, si è dato all’enigmistica e all’umorismo (Dottor Beruscus, I grandi comici del fumetto), ha provato formati differenti (basterà pensare a Bella e Bronco), formule diverse (Almanacchi, Magazine, Speciali, miniserie, balenotteri, Collana Rodeo, Storia del West). Per non parlare degli autori, sempre selezionati tra i migliori di tutte le scuole e le tendenze (da Jacovitti a Magnus, da Baldazzini a Bernet e via dicendo). Naturalmente si sono evoluti anche gli stili e i linguaggi, perché nessuno può sostenere che il Tex delle origini abbia le stesse caratteristiche di quello attuale, che Ken Parker fosse un western qualunque o che Dylan Dog e Nathan Never piuttosto che Orfani o Ut utilizzino gli stessi stilemi dello Zagor degli anni Sessanta.  L’attuale effervescenza, dovuta alla necessità imposta da mercato di battere strade nuove anche al di fuor dalle edicole e persino dalle librerie, non è altro che la continuazione delle sperimentazioni del passato. Secondo me, è stato provato di tutto, tranne forse (e me ne dispiaccio) l’erotismo. Vero è che un certo tipo di pubblico, particolarmente fedele e numeroso, predilige le proposte di taglio più classico. Perciò quello che riconosciamo come “bonellianità” è frutto anche della risposta centripeta dei lettori alle tendenze centrifughe di certe proposte.

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Zagor, come tanti altri personaggi bonelliani, è un personaggio seriale, con un background ormai consolidato nell’immaginario di numerosi lettori. In quanto editor della testata, come intende la “forma seriale” di Zagor e la sua tenuta nel tempo, a fronte anche dell’evolversi dei linguaggi seriali tra cinema e televisione?

Secondo me, Zagor è il personaggio che più di tutti è riuscito a rimanere al passo con i tempi, mutando meno rispetto alle sue caratteristiche originarie. Quando sento un lettore particolarmente tradizionalista lamentarsi di quanto l’eroe di Darkwood sia cambiato, io penso a come sono cambiati tutti i suoi colleghi della stessa età (Tex, l’Uomo Ragno) e mi meraviglio di quanto noi siamo cambiati poco. Sarebbe stato impossibile, comunque, utilizzare per sessant’anni gli stessi stilemi. Lo stesso Nolitta, nel 1980 (quando lasciò la scrittura del personaggio) sceneggiava in modo diverso rispetto al 1961, con ritmi narrativi e dialoghi più adatti a ciò che si leggeva e vedeva in quegli anni. I personaggi che parlano sempre allo stesso modo e vengono raccontati sempre alla solita maniera invecchiano precocemente. Per fortuna sceneggiatori e disegnatori vanno (o dovrebbero farlo) al cinema, guardano la tv, leggono libri e altri fumetti, parlano con le persone: ricevono segnali e li ritrasmettono dopo averli fatti propri. Nel caso dello Spirito con la Scure siamo riusciti a modernizzarci progressivamente, senza strappi e senza tradire (o senza tradire troppo) la tradizione. Sono contrario alle svolte del “niente sarà più come prima”: un fumetto che ha sessant’anni sulle spalle deve tener conto della sua storia, e perciò tutto deve essere assolutamente come prima, ma raccontato in modo nuovo, innestando nuovi elementi nello stesso tronco d’albero.

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Di recente è uscito in edicola il nuovo numero di Maxi Zagor, una sorta di “storia ombrello” che, nella tradizione dei romanzi a cornice, raccoglie dentro di sé brevi racconti antologici donando al lettore un filo conduttore che ne permetta la coesistenza. In questo numero vediamo la presenza di diversi topoi tradizionali del cinema di genere, tra cui un’avvincente storia di “crimine nella stanza chiusa”, che ha caratterizzato, per esempio, il recente film candidato agli Oscar Cena con delitto. Come funziona la progettazione di un prodotto che unisce in sé l’antologico e il serializzato? Nelle serie contemporanee sembra tornare spesso: è secondo lei un formato dalle forti potenzialità?

Il Maxi Zagor n° 39, Lungo il fiume, è il quarto a proporre la formula, inaugurata nel 2017, de I racconti di Darkwood. Si tratta di una sorta di “serie nella serie” che prevede non la proposta di un unico racconto di quasi trecento pagine, come da tradizione, ma un’antologia di episodi di quaranta tavole ciascuno, contenute in una “cornice” narrativa che li giustifica, dando un filo conduttore. L’idea da cui sono partito è stata non soltanto  quella di sperimentare appunto le storie brevi, ma anche mettere alla prova sceneggiatori e disegnatori “ospiti” chiamati a cimentarsi con Zagor, a dare la loro interpretazione di un eroe leggendario. Ciascuno di costoro sarebbe stato libero, salvo alcuni indispensabili paletti, di raccontare in modo personale, anche scardinando – com’è stato fatto – la “gabbia” bonelliana. Io mi occupo della “cornice” e seleziono la scaletta, sulla base del materiale disponibile realizzato e messo insieme in un lavoro continuo di confronto con gli autori. Lo Spirito con la Scure non ha vincoli di genere, per cui è sempre stimolante per chi scrive, chi disegna e chi cura veder nascere queste short stories, alcune delle quali sono, secondo me, dei piccoli gioielli. Mi fa piacere segnalare come, nelle “cornici”, siano stati chiamati in causa due scrittori quali Edgar Allan Poe e James Fenimore Cooper, che furono contemporanei dell’eroe di Darkwood.

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I fumetti Bonelli hanno spesso uno stretto rapporto con il cinema, specialmente americano: Julia porta con sé l’immagine di Audrey HepburnMorgan Lost è pieno di easter egg cinefili, Tex non può scindersi dalla tradizione di John Wayne. In Zagor quanto è presente l’immaginario cinematografico? O comunque, quanto le è utile nell’ancorare la testata a un periodo storico così particolare come quello in cui è ambientato?

L’immaginario cinematografico è importantissimo per Zagor. Sergio Bonelli era un accanito cinefilo, e molte delle sue storie dello Spirito con la Scure sono ispirate a film quali Il mostro della laguna nera o Pericolosa partita (solo per indicare due titoli). Tutti gli sceneggiatori e i disegnatori che hanno proseguito lungo la strada da lui indicata hanno  riversato nelle loro storie suggestioni cinematografiche, ognuno attingendo, naturalmente, al proprio personale archivio di emozioni di celluloide (mi si consenta l’uso, in senso metaforico, di una parola desueta). Oggi, i più giovani fanno riferimento anche a videogames e anime, a volte perfino esagerando. Su Zagor non giochiamo con gli easter eggs e con le citazioni cinefile da Settimana Enigmistica, e soprattutto cerchiamo, come faceva Nolitta, di non riproporre le trame dei film come se dovessimo farne la trasposizione a fumetti: al contrario, il senso del nostro lavoro è suscitare emozioni rimescolando le carte.

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Esistono due film degli anni ’70 dedicati allo Spirito con la Scure, insieme ad alcuni episodi della serie animata Tex & Company. Crede che il personaggio possa ambire a uno spazio più ampio su grande e piccolo schermo, magari puntando su quell’atmosfera a metà tra il fantastico e lo western unita a un’estetica fortemente camp, che ben si sposano con tanta della serialità contemporanea?

I due film degli anni Settanta dedicati a Zagor vennero realizzati, senza alcuna autorizzazione (in modo pirata, potremmo dire), da cineasti turchi. Nel 2010 io e Gallieno Ferri siamo stati invitati in Turchia, dove lo Spirito con la Scure è molto popolare (come in altri Paesi del mondo), in occasione di una kermesse libraria, e abbiamo conosciuto Levent Çakir, l’attore che interpretò il Re di Darkwood sul grande schermo. Una persona di grande carica umana. Al cinema il personaggio è stato protagonista di un film-documentario del 2013 intitolato Noi, Zagor, del regista Riccardo Jacopino. Realizzare un vero e proprio action movie basato sulle avventure del nostro eroe sarebbe molto impegnativo per la difficoltà di rendere in modo credibile le sue acrobazie e l’uso della scure (intendiamoci: so benissimo che si potrebbe fare, sostengo soltanto che servirebbe un buon budget da spendere in effetti visivi). Invece, secondo me, lo Spirito con la Scure è, fra i bonelliani, con Dragonero (che in effetti sta già vedendo realizzato un progetto del genere), quello che più si presta a una serie animata con target pre-adolescenziale.

Che film o serie consiglierebbe a chi volesse avvicinarsi a Zagor, al suo contesto narrativo e alle sue atmosfere?

Un titolo soltanto, ma fondamentale: L’ultimo dei Mohicani.

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