Il sogno e l’incubo di Sclavi: ancora un tentativo cinematografico per Dylan Dog?

Dylan Dog, incubo del suo creatore. 
Era così bello aver paura… sentire l’inchiostro lasciare piacevoli tracce sulle dita, canticchiare quei versi vergati in calce alla morte (chi è colui così gagliardo e forte, che possa vivere senza poi morire? E da colei che è tutto – Madonna Morte – l’anima sua possa far fuggire?), spegnersi fra le carezze d’un incubo, ridere setacciando i baffi e compiacersi delle altrui conquiste in materia d’amore!

Come scrisse Roland Barthes nel Grado zero della scrittura – parafraso – lo scandalo del linguaggio è la mortalità dell’uomo. Aggiungo che il congedo volontario può a conti fatti non scandalizzare, ma, alla decrescita, non lasciar rimedio alcuno: da quando Tiziano Sclavi ha volontariamente lasciato la sua creatura, tutto è sembrato spegnersi; e il lettore si è chiesto certamente quanto il deus (mortalis) ex machina avrebbe potuto fare. Risponderei forse nulla, ma sarebbe opportuno chiedere al diretto interessato: i fortunati potrebbero aver trovato le risposte nel film di Giancarlo SoldiNessuno Siamo Perfettidocumentario del 2016, proprio su Sclavi.

Certo qualcuno dibatterà che Roberto Recchioni (indicato personalmente dall’autore lombardo alla Bonelli come suo sostituto) abbia ridato freschezza e vigore al fumetto …


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L’articolo è stato pubblicato il 9 maggio 2017 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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