By Heart, costruire con la memoria | Incontro con Tiago Rodrigues

Triennale Milano ha concluso la sua stagione teatrale con una personale dedicata a un ospite d’eccezione: Tiago Rodrigues. Birdmen ha deciso di dedicargli un discorso critico in quattro puntate. Qui di seguito la seconda dedicata allo spettacolo By Heart.


PERDERSI PER RITROVARSI

L’attore-autore porta in scena un’opera poliedrica, impossibile da definire con un solo aggettivo. By Heart è il risultato di un percorso di ricerca personale, emotiva e intellettuale, tra i libri, i ricordi e le diverse riflessioni dell’artista. Tale ricerca inizia quando sua nonna riceve la notizia che di lì a poco perderà completamente la vista. Candida, da sempre appassionata lettrice, chiede a suo nipote Tiago di scegliere per lei un ultimo libro da poter imparare a memoria così da leggerlo nella mente quando non le sarà più possibile farlo con la vista. Una ricerca per chi decide di consacrare la propria vista a un’ultima lettura. 

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Tiago Rodrigues dialoga con gli spettatori volontari in By Heart

L’autore inizia così una labirintica indagine tra i libri che hanno accompagnato la sua esistenza e più legge, più sembra affondare in nuove letture e nuovi collegamenti. In questo labirinto incontra diversi punti di riferimento e decide di erigere a sua guida George Steiner, grazie al quale arriva a Boris Pasternak, anche lui fedele compagno di viaggio. 

SOLIDALI E VULNERABILI

In scena e in platea, a ricordarci l’assoluta complementarietà delle due componenti – l’attore e il pubblico – il teatro prende fisicamente forma. La presenza del pubblico, in By Heart, non è solo esplicitata e chiamata in causa, ma è così sottolineata. Sul palco, dieci sedie vuote attendono chi vorrà farsi corpo dell’azione guidata da Rodrigues. 

La riflessione sulla memoria diventa azione nel momento in cui l’autore invita dieci volontari dal pubblico, informando solo che il loro compito sarà quello di imparare un testo a memoria. Un’azione – in portoghese aprenda de cor, in inglese to learn by heart, in francese apprendre par coeur, ma solo in italiano imparare a memoria – semplice, antica, rara ormai. Non dice quale testo, quanto sarà lungo, a quale scopo memorizzarlo e, tuttavia, in breve tempo le sedie si riempiono lasciando addirittura inappagato il coraggio di qualche volontario di troppo.

A proposito del coinvolgimento del pubblico inteso come uno scambio, nello spettacolo Rodrigues riflette sul concetto di vulnerabilità e a tal proposito nel corso della masterclass dichiara: 

I invite people on stage, I deal with these people and the space I try to offer them, and especially the vulnerability: I realize that these ten people could really destroy the performance, voluntarily or involuntarily. I found like this is my payment for them to be solidary with me and do the performance on stage. I would not create tricks that would stop them. There are tricks, of course, and I manipulate, but I won’t do it at a degree that they cannot destroy the performance. I’m vulnerable, I’m also in their hands, not only them in my hands. So, that’s the exchange there

Tiago Rodrigues

MIXING CODES

In un equilibrato amalgama tra drammaturgia e improvvisazione, tra commozione poetica e spontanea ironia, lo spettacolo porta in scena un esperimento collettivo, una storia personale e lo svelarsi della costruzione stessa di una riflessione che trascende il teatro. Gli spettatori, sul palco e in sala, imparano il sonetto XXX di Shakespeare tradotto in italiano (non a caso un sonetto sulla memoria), intervallando la ripetizione dei versi all’ascolto del racconto di Rodrigues. La sua voce accompagna nei meandri selezionati della sua ricerca, nelle sue scoperte e, destreggiandosi tra diversi codici, dal citazionismo allo storytelling, eccita l’immaginazione ad arrivare dove la realtà, specialmente quella teatrale, non potrà mai arrivare.

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George Steiner nella sua casa di Cambridge

FARE MEMORIA PER FARE SE STESSI

Ma perché imparare a memoria un testo per raccontare una storia, per incontrare persone? «I think we are what we remember» dice George Steiner nella video intervista fiamminga Of beauty and consolation, di cui Rodrigues, come un bambino con la propria fiaba preferita, impara alcuni brani a memoria e li cita durante lo spettacolo. Se la nostra essenza e identità si fonda su ciò di cui facciamo memoria, sembra suggerire Rodrigues sulle orme di Steiner, l’atto stesso del fare memoria diventa un atto estremamente identificativo, generativo e carico di importanza. Atto che così rimanda a quel “fare”, a quel verbo greco poiein, da cui il termine poesia. 

Attraverso le parole e la loro potenza, attraverso il meccanismo di trasmissione e rammemorazione collettiva, sembra suggerire Rodrigues, si assiste non solo all’incontro tra uomini e donne, ma anche alla creazione di archivi umani. Condividere una storia può unire le diversità delle nostre vite, renderci tutti testimoni di un legame unico che abbiamo contribuito a creare. Al tempo stesso, dal momento che il citazionismo ricopre grande importanza nello spettacolo, l’autore si dimostra consapevole che nulla di quello che si è creato e si crea è veramente nuovo. Durante la masterclass dichiara infatti: 

I don’t believe in artistic innovation without memory, I find that’s just nothing. And even when people go like: “Oh, no, this is pure invention, this is a new proposal”, we know it’s not. And we might not be able to say why, we know it’s not because it’s just impossible. After people started painting in caves (those were really avant-gardes!), it’s just impossible. Work inheriting things.

Tiago Rodrigues

TRASFORMARE UN’EREDITÀ

Nulla costituisce una completa rottura. Questa consapevolezza ci ricorda che, anche nella creazione di un’opera unica e originale, la nostra condizione è sempre quella di debitori. Se però si cambia prospettiva, ci si può riscoprire eredi riconoscenti, consapevoli che la nostra parola collabora alla parola altrui e, come linfa sempre nuova, la tiene in vita. «E sento che nel mio gesto, esiste il tuo gesto / E nella mia voce, la tua voce» recitava Toquinho. 

In questo senso allora, apprendere a memoria è un modo per rafforzare la nostra identità più profonda e, al tempo stesso, contribuire a formarla inserendoci in una Storia più ampia, in una Vita a noi precedente. Per dirla con Steiner, imparare a memoria un testo è una delle più alte e grandi manifestazioni di amore per la letteratura oltre che «the deepest form of publication […]. The publication of the human soul» . 

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By Heart di Tiago Rodrigues

TRA TEATRO E PERFORMANCE

Lo spettacolo, ma si potrebbe parlare in libertà di una vera e propria performance artistica, procede così trasmettendo l’intenzione, più o meno dichiarata, di operare un cambiamento in chi vi prende parte. Al termine, quando e se la memorizzazione sarà riuscita, i dieci volontari, così come molti fra il pubblico, usciranno dalla sala avendo fatto proprio, in toto o in parte, un testo, una storia. Avendo creato, in definitiva, un nuovo ricordo. Quel testo, attraverso la loro memoria, diventerà così fibra della loro fibra. To injest a text, direbbe Shakespeare. 

By Heart di Tiago Rodrigues è uno spettacolo che lascia il segno, anzi, segni. Uno spettacolo di cui è difficile raccontare tutte le possibilità di lettura e che, qualora ritornasse in Italia, va visto. Interroga nel suo dispiegarsi lo spettatore, facendolo sentire diretto partecipante e interlocutore della riflessione dell’autore.

Alla fine dello spettacolo, si sente quasi la necessità di rivolgersi al proprio vicino per chiedergli come sta, cosa provi, quale rima gli sia più rimasta impressa! La sensazione, ancora, è quella di non dismettere, di non distruggere l’atmosfera dell’incontro che si è creata in sala. In un certo senso, la performance insegna quindi a incontrarsi, lasciando i presenti stupiti della bellezza dello star vicino, del trovarsi l’uno accanto all’altro. 

Rispetto al momento storico che stiamo vivendo, in modo quasi sibillino, Rodrigues ci propone una riflessione su cui oggi molti di noi pongono la loro attenzione. Quanto diamo per scontato – e sottovalutiamo, arrivando anche a disprezzarlo – lo stare insieme, il poter vivere vite diverse, ma nella possibilità del contatto costante, degli spazi e del tempo condivisi.

La sua volontà di interrogarsi sull’essere comunità parte dalla sempre più frequente incapacità dell’umanità di stare insieme. Benché in un mondo di iper connessione, spesso ci riconosciamo in una società in cui il condividere, il compartire, è percepito come potenziale minaccia degli interessi personali

Tiago-Rodrigues-©-Filipe-Ferreira

tg STAN. TEXT BEFORE PIECE 

Lo spettacolo porta in scena anche molte delle istanze e delle costanti creative di Rodrigues. Infatti, come lui stesso ha rivelato: 

It talks a lot about the work of the actor, the learning by heart and the love of words, about my connection to repertory and previous authors and literature, but also about my connection with people, with the audience, which is always at the center of my work.

Tiago Rodrigues

Libri, libri e ancora libri. Alla base della ricerca drammaturgica e teatrale di Rodrigues sono imprescindibili i libri. Nonostante la fissità e l’immutabilità del testo scritto, citato religiosamente alla lettera, quasi in maniera paradossalmente contraddittoria, le sue opere non smettono di crescere, di evolversi, come organismi naturali. Da un anno all’altro il testo di By Heart, senza contare la componente di improvvisazione, è infatti cambiato ed evoluto, in piena adesione all’ambiente di lavoro teatrale da cui Rodrigues proviene, quello del collettivo belga tg STAN

Qui ha appreso il metodo di lavoro che fa della ricerca testuale degli attori, tutti membri di un collettivo e, come tali, posti sullo stesso piano, il perno della riscrittura drammaturgica. Si decidono insieme luci, costumi e scenografia mentre si riscrive il testo attraverso lunghe discussioni, rigorosamente seduti intorno a un tavolo. Ognuno conosce il testo a memoria, fino a farne fibra della propria fibra, e le uniche prove sul palco sono quelle generali.

Di sera in sera si aggiusta, si corregge, si elimina e si stabilisce cosa tenere, senza mai smettere di portare in scena il risultato di una profonda ricerca testuale. Ogni sera «let’s invent the performance, knowing a text by heart and knowing, which is very important, that you discussed deeply this text. In tg STAN is the conversation between actors that you have next to the text». 

Quindi, “text before piece”: questo il forte patto drammaturgico del collettivo. Un teatro, quello di By Heart, come pure quello di Sopro, che si presenta infatti come vera rappresentazione di una ricerca accademica, testuale, di cui proprio il teatro si può fare degno interprete e grazie al quale tale ricerca può trasformarsi in vita da donare agli altri. Solo in questo senso, come ha scritto Chuck Palahniuk, la parola può “essere come motore che movimenti la vita della gente”. 


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