Spider-Man: Brand New Day ha tutto ciò che serve a un film dell’Uomo Ragno
Superata la soglia della trilogia, lo Spider-Man interpretato da Tom Holland si trova nuovamente nel difficile compito di tenere alto l’interesse per una Marvel che fatica a farsi piacere e che si dirige verso il grande evento di Doomsday decisamente meno pronta di quanto lo fosse per l’apice di Infinity War ed Endgame. Il compito per l’Uomo Ragno è quindi quello di tenere insieme nella propria rete un pubblico sempre più eterogeneo e sempre meno coeso, diventando nuovamente – come fa da 60 anni a questa parte – il veicolo degli spettatori nel mondo Marvel, rispecchiandone problemi, responsabilità e ansie, a prescindere da quanto super questi siano. Il tutto è affidato a Spider-Man: Brand New Day, prodotto che potenzialmente poteva arenarsi nei suoi diversi nodi critici e che invece riesce a diventare tutto ciò che un film dell’Uomo Ragno dovrebbe essere, collocandosi al meglio nel confuso percorso del Marvel Cinematic Universe e tornando a farsi, ancora una volta, una porta d’accesso per volerne far parte.

Sia chiaro, non si vuole qui porre un paragone con lo straordinario progetto animato dello Spider-Verse: pur nati dallo stesso immaginario, questi Ragni hanno necessariamente traiettorie differenti e quando convergono lo fanno con la consapevolezza della grandissima tela di prodotti, traduzioni, adattamenti e trasformazioni che il personaggio ha intessuto in questi decenni. Resta comunque il fatto che Brand New Day sembra accogliere appieno tutto ciò che serve a Spider-Man per funzionare in un modo che non si era ancora visto nelle pellicole precedenti. Perché in Spider-Man: Brand New Day quello che davvero funziona è l’equilibrio attento e misurato di alcuni ingredienti fondamentali che non dovrebbero mai mancare in un buon prodotto dell’Uomo Ragno (si pensi per esempio alla sempre insuperata serie animata The Spectacular Spider-Man).
Finalmente un film di Spider-Man con tantissimo Spider-Man
C’è una cosa che ho sempre patito della celebrata trilogia di Sam Raimi, dovuta soprattutto alle regole edonistiche dell’immagine attoriale hollywoodiana: l’Uomo Ragno di Tobey Maguire si toglie continuamente la maschera ogni volta che entra in scena; una cosa insopportabile, soprattutto quando si sa quanto importante sia l’identità segreta per Peter e per le persone che ama. Ecco, finalmente in Brand New Day la maschera diventa un elemento fondamentale, presentissimo, quasi costante: il Peter di Tom Holland ha fatto dimenticare a tutti chi c’è sotto la maschera e sullo schermo mantiene la promessa di restare Spider-Man ogni volta che ce n’è bisogno. Questa scelta, oltre ad essere perfettamente credibile e a restituire giustizia all’iconica tuta rossa e blu, aiuta a dare maggior peso ai momenti in cui Peter decide consapevolmente di rivelarsi, aumentando l’intensità della persona sotto la maschera.

In questo il costume è semplicemente perfetto: non un guscio digitalmente appiccicato al corpo di Holland – evidentemente sempre presente in scena anche quando mascherato – ma una tuta fatta di tessuto che si piega, si muove, va riparata e materialmente indossata. In questo, Brand New Day recupera un’estetica del costume resa efficace soprattutto dal Daredevil di Charlie Cox, in cui il corpo attoriale non viene sostituito da un pupazzo colorato, ma riempie materialmente l’involucro in tessuto che indossa. Inoltre, l’estetica di questa tuta è finalmente consapevole delle fonti iconografiche cui attinge, come già fu quella di Amazing Spider-Man 2: nel costume di Tom Holland trova infatti posto lo Spidey iperrealista di Alex Ross, miscelato a quello di grandi artisti del fumetto come Leinil Francis Yu e Jim Cheung che rispecchiano benissimo le tensioni alla base del personaggio in questo film.
L’amichevole Uomo Ragno di quartiere ritrova New York
Spider-Man: Brand New Day può felicemente collocarsi in quella magica costellazione di film che, raccontando un’avventura straordinaria, raccontano al proprio interno la città di New York. È una cosa a cui noi lettori Marvel siamo abituati, ma che i prodotti MCU sembravano voler via via dimenticare: Peter Parker è del Queens, e l’Uomo Ragno è un’icona indelebile di New York, tanto che il volteggio tra i grattacieli è e resta uno degli aspetti più emozionanti del personaggio (e qui ha più di un ruolo narrativo). Nel recuperare la Grande Mela, Brand New Day si riallinea iconograficamente ai primi due capitoli della saga di Raimi e al primo Amazing Spider-Man restituendo all’Uomo Ragno la troppo spesso rimpianta etichetta di eroe urbano. Vedere Spidey al fianco del Punitore sulle strade di una città che ha evidentemente al proprio interno i due estremi che i personaggi rappresentano restituisce unità ad un’estetica MCU troppo facilmente divisa e fa ben sperare per il futuro degli eroi urbani su schermo: sogno da anni un adattamento di Omega Effect e ora sembrano esserci tutti i presupposti.

La New York MCU appare finalmente un luogo percorribile e abitabile, con la sua storia legata indelebilmente al passato del franchise e che promette di aprirsi sempre di più all’azione dei personaggi che ne riempiono le strade: già con Fantastic Four la città ha ripreso il posto che non aveva più dai tempi del primo Avengers; ora sembra pronta a tornare ad essere il punto cardine di una rinascita annunciata e troppe volte malamente rimandata. Certo è che la visuale privilegiata di Spidey, in volteggio tra i grattacieli con inquadrature in prima persona che fanno saltare sulla poltrona qualsiasi fan del personaggio, resta irripetibile e Brand New Day gioca felicemente con la dimensione emotiva e liberatoria del salto nel vuoto finalmente ancorato ad una realtà urbana partecipabile e riconoscibile.
Una ragnatela di riferimenti
Gli sceneggiatori di Brand New Day, Chris McKenna, Erik Sommers e Justin Kuritzkes, hanno fatto per bene i compiti a casa, come sembra averli fatti il regista Destin Daniel Cretton nel restituire una solida e informata componente visiva al racconto. Il film prende il titolo da una saga crocevia dell’epopea del Ragno, quel Nuovo Giorno a firma di Dan Slott che ha rilanciato Spidey per un’intera generazione di lettori, ma porta in sé una rete fittissima di riferimenti tratti dall’intera storia del personaggio che, bilanciati a dovere, rendono il racconto della pellicola al contempo inedito e consapevole dell’eredità di cui si nutre. Elencarli tutti qui sarebbe impossibile – si trovano già un po’ di fitti elenchi sul web -, ma basti dire che saghe cruciali come L’Altro: evolvi o muori o la storia di Jean DeWolff diventano affluenti di un flusso iconografico densissimo, che comprende anche dei tableau vivant di copertine e sequenze iconiche del passato – come fu già per Deadpool & Wolverine – che vanno oltre la strizzata d’occhio ai fan: servono a impostare un universo di possibili, di storie raccontabili e di estetiche evocabili, il tutto finalizzato a raccontare un Uomo Ragno che è necessariamente nuovo rispetto a quello lasciato in No Way Home.

Questa rete di riferimenti non si limita ai fumetti, ma si estende lungo tutto l’universo cross-mediale di Spider-Man portando con sé gli altri film – la sequenza delle ragnatele biologiche farà commuovere tanti -, le serie animate e, soprattutto, il fortunato universo videoludico di Spidey a firma Insomniac inaugurato nel 2018. Lo ha dichiarato anche Tom Holland: molte delle sequenze di movimento dell’Uomo Ragno, specialmente in combattimento, sono ricalcate da Marvel’s Spider-Man, tanto che i più attenti noteranno anche una delle combo più belle del gioco in un momento dove Spidey non avrebbe potuto cavarsela altrimenti. Se certo l’utilizzo del gioco come punto di partenza è un ottimo modo per agevolare il lavoro dei coreografi digitali, l’effetto di partecipazione sugli spettatori che l’hanno giocato è straordinario: in molte sequenze del film ero personalmente convinto di avere il controller in mano e di aver sconfitto io stesso la banda di rapinatori di turno.

Sia chiaro, questo non vuol dire che Spider-Man: Brand New Day sia un gameplay di due ore e venti, men che meno un collage di storyline alla rinfusa, bensì una consapevole ricostruzione di Spider-Man come discorso stratificato e estremamente scalabile. Prova ulteriore ne è il fatto che questo è il primo prodotto audiovisivo che io ricordi dedicato all’Uomo Ragno dove viene messa in mostra inequivocabilmente la straordinaria superforza del personaggio, superiore a quella di tantissimi altri eroi Marvel e capace di tener testa persino ad uno degli Hulk meglio rappresentati su schermo degli ultimi 20 anni.
Ancora poteri e responsabilità
Spider-Man: Brand New Day riesce ad essere ancora una volta una traduzione contemporanea del vecchio adagio sui poteri e le responsabilità che è alla fine l’autentica ragion d’essere di questo personaggio inesauribile. Questa volta, molto scolasticamente, il conflitto di Peter con la sua morale si stratifica dentro e fuori il personaggio, mostrandoci l’autentico “nemico” del film non in un qualche villain usa e getta, ma nella stessa interiorità di Peter, come fu nel sempre magistrale Spider-Man 2 di Sam Raimi. Lo Spidey di Brand New Day è un personaggio che deve uscire dal suo farsi strumento della legge e dell’ordine per diventare un autentico eroe con una bussola morale precisa e propria. In questo, il ruolo del Punitore non è un semplice contraltare dialettico all’agire dell’Uomo Ragno, ma l’ombra necessaria e specchiata di quel che Peter non vede della propria vita da vigilante.

Poi certo, superficialmente il villain in qualche modo c’è e sul personaggio interpretato da Sadie Sink non diremo molto perché, nonostante tutti sappiano ormai chi sia, sembrerebbe ancora oggetto di spoiler potenziale. Basti qui dire che la sua origin story è forse il momento di calo più grave del film, tanto che fa nascere qualche dubbio sulla solidità del progetto di cui si incarica di essere la capofila, nonostante lei interpreti al meglio la parte e sappia fare da catalizzatore per quell’evoluzione morale che “libera” la traiettoria di crescita di Spidey. Certo, la scelta di non puntare su uno qualsiasi dei nemici classici del Ragno può aprire diverse finestre di dibattito: è comunque interessante vedere come Brand New Day si prenda carico di mettere in mostra un’interconnessione tra gli angoli del MCU oggi altrimenti sfuggente, tanto da poter porre le basi di un intero prossimo franchise interno.

Quanto fatto con Spider-Man: Brand New Day lascia ben sperare per il futuro audiovisivo del personaggio, in questo momento tripartito tra i live action di Tom Holland, il progetto animato dello Spider-Verse e la microserialità d’animazione su Disney+. Vedere un Uomo Ragno così ben gestito su più fronti mediali fa quasi dimenticare lo sfacelo dei film Sony tratti dal suo universo e ci ricorda che c’è ancora tantissimo materiale cui attingere per i film a venire, per altro con ottime – e dolorose – basi già imbastite. Chissà: se quel che promette Doomsday è vero, forse presto riavremo finalmente un simbionte proveniente da Battleworld…
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