La tela circolare di Your Friendly Neighbourhood Spider-Man
Sorretta dalla poderosa assenza della Sony e rinforzata da una maggiore libertà creativa figlia della fortunata combinazione tra animazione e linea temporale alternativa, Your Friendly Neighbourhood Spider-Man è la gradita sorpresa che il ragno-pubblico si meritava dopo No Way Home e la rivoluzione animata di Miles Morales al cinema. Forse è un po’ prematuro urlare al capolavoro, se non altro perché nessuna serie animata Marvel ha veramente sfondato o convinto pienamente dopo una sola stagione, ma sicuramente la si può e la si deve tenere d’occhio con aspettative più che ottimistiche, anzi, quasi entusiastiche. La serie – che porta la firma di Jeff Trammell (The Owl House, Craig of the Creek, Infinity Train) ed è il quinto prodotto della giovane Marvel Studios Animation – è in primis un gioiello visivo, certo non all’altezza di standard del genere come Arcane o Blue Eye Samurai, ma comunque di fattura pregiatissima, specialmente per i cultori di Steve Ditko che non potranno non commuoversi di fronte a certe scelte estetiche quanto mai azzeccate.

Sì, YFNSM è prima di tutto un ottimo omaggio al materiale originale e primigenio del ragno, da questo punto di vista forse il migliore omaggio possibile; ma è anche un prodotto figlio di un millennial che mette mano a un personaggio che da sempre ha il grande potere e la relativa responsabilità di parlare ai giovani e per i giovani. Che prodotto sarà uscito? Il cuore pulsante di Trammell risiede nei contrasti: a uno stile vintage che omaggia i primi fumetti degli anni ’60 si contrappone la cultura “zillennial” (si pensi alla bellissima sigla di apertura, vero e proprio crossover generazionale, e anche a quella di chiusura, forse la migliore da molto tempo con sonorità che ricordano Marvel vs Capcom 3); alla delicatezza quasi fanciullesca (e non raramente un po’ forzatamente ingenua) che permea la scrittura dei protagonisti si contrappone una sceneggiatura solida, soprattutto dopo la prima metà della stagione, che ha il compito di lanciarci a capofitto nel mondo dei crudeli e disillusi adulti; alle atmosfere teen e protette di un liceo tra i più ambiti di New York si contrappone il pericolo e la precarietà della strada dove vive Lonnie Lincoln; ai combattimenti eleganti e ottimamente coreografati di Spidey si contrappone la brutalità sanguinaria di un Mac Gargan mai così ben scritto. La circolarità che lega tutti questi contrasti e opposti è la base di buona parte della narrativa occidentale e che porta il nome tedesco di ringkomposition, ovvero composizione ad anello. Anello che proprio nell’ultimo episodio diventa nel personaggio di Stephen Strange un efficace strumento intertestuale (a tratti quasi metanarrativo) per declamare la struttura della serie tutta.

Il contrasto meglio scritto però è senza dubbio Sua Maestà Norman Osborn. Se il segreto per una buona storia di supereroi è l’antagonista, allora questa serie parte con una marcia in più. Il Norman Osborn di Colman Domingo (da noi Alberto Angrisano, storica voce di Idris Elba) è senza dubbio il personaggio meglio scritto di tutta la serie finora, estratto direttamente dagli oltre sessant’anni della storia editoriale del personaggio e qui riproposto in una tra le versioni più fedeli e autentiche rispetto al materiale di partenza. Norman Osborn è esattamente questo, un uomo spietato ma carismatico. Il CEO di una corporation capace di affascinare il pubblico specialmente giovane riempendosi la bocca di parole come “inclusività, opportunità e crescita” purché niente e nessuno metta in dubbio la sua gerarchia o la sua visione del mondo in bianco e nero, come del resto suggerisce il costume che dà a Peter a metà stagione. Un personaggio e un ruolo che in un eventuale esordio in Terra-199999 meriterebbero senza dubbio il volto e la presenza scenica di Giancarlo Esposito (altro che la schifezza che gli hanno dato in Captain America: Brave New World). Sull’ambiguità di Osborn poggia quasi totalmente la serie al punto che Peter ne risulta in parte penalizzato in questa relazione asimmetrica, specialmente nei primi episodi dove è obiettivamente poco approfondito.

Ciò è in parte comprensibile e giustificabile se si tiene conto che di fatto questo Peter Parker è una diramazione diretta (per usare il lessico della TVA) di quello di Tom Holland di Terra-199999, di un personaggio cioè già adeguatamente approfondito al cinema. Meno comprensibile ma comunque accettabile è la riscrittura di Harry Osborn: non più un confidente al quale Peter nega la propria identità segreta, ma un vero e proprio “tizio sulla sedia” – qui anzi “alla scrivania” – che aiuta Peter da dietro la quinte; ma anche qui la serie gioca di contrasti e ci regala una Nico Minoru che funge da contraltare al frivolo Harry. Certo si evince chiaramente come in fase iniziale di scrittura questo personaggio fosse senza dubbio Jessica Jones, scelta che sarebbe stata tra l’altro più in linea col fumetto, ma il rimpiazzo magico non è un ripiego raffazzonato e anzi apre nuove e imprevedibili possibilità per il futuro della serie.

E il futuro è certamente la parte più interessante di questo prodotto così fresco e tradizionale allo stesso tempo: un futuro mai come in questa serie imprevedibile e sorprendente che da un lato tende una mano alla mitologia tradizionale di Spider-Man, dall’altro però si lancia in una direzione completamente nuova e quasi sovversiva. Si pensi all’ultima scena in prigione con Zia May che sembra un riferimento neanche troppo velato al Trouble! di Mark Millar e Rachel Dodson del 2004. Una direzione nuova e sovversiva che speriamo continui a essere sorretta dalla poderosa assenza della Sony e rinforzata da una maggiore libertà creativa figlia della fortunata combinazione tra animazione e linea temporale alternativa.

Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.