Babygirl – Let’s talk about sex | Venezia 81
Una donna ricca e potente, CEO di un’importante azienda di robotica, inizia una relazione torbida e segreta con un giovane stagista, mettendo a rischio la propria famiglia e la carriera; non è esattamente originale la trama di Babygirl, terzo lungometraggio dell’attrice e regista olandese Halina Reijn, che già nel suo film d’esordio, Instinct, aveva portato sullo schermo la storia di una relazione ambigua e pericolosa nata tra una psicologa e un molestatore sessuale. Dopo il satirico horror Bodies, Bodies, Bodies, Reijn torna dunque a parlare di sessualità e desideri non convenzionali e lo fa mettendo insieme un cast blasonato, capeggiato da Nicole Kidman, che con una più che convincente interpretazione dà vita al personaggio di Romy, affiancata dall’astro nascente Harris Dickinson, sua controparte maschile, e da Antonio Banderas, nei panni inaspettati di un marito amorevole ma sessualmente poco gratificante.

Quello delle relazioni clandestine e socialmente inaccettabili è un tema ampiamente trattato nel cinema e Babygirl si rifà a questo filone strizzando l’occhio, in particolare, ai thriller erotici degli anni ‘90 (Basic Instinct, Attrazione fatale, Proposta indecente…), come ha dichiarato la regista stessa durante la conferenza stampa di presentazione del film a Venezia 81. Reijn lascia ampio spazio alle scene di sesso, senza censurarsi ma rappresentando una sessualità libera, sexy e conturbante. Ma se in passato queste storie erano dominate da un punto di vista prettamente maschile e l’esito delle torbide relazioni messe in scena era per lo più distruttivo, se non addirittura punitivo nei confronti delle protagoniste femminili, con Babygirl Reijn prova a controbattere alla rappresentazione prevalente, costruendo un film erotico filtrato attraverso lo sguardo e la penna di una donna.
La prospettiva femminile e, potremmo dire, anche femminista che la regista imprime alla storia è il vero elemento innovativo del film, ciò che lo rende interessante e meritevole di attenzione. Babygirl è prima di tutto la storia di una donna di mezza età che, dopo anni passati a cercare di reprimere quella parte di sé in cui risiedono gli istinti e le pulsioni più oscure, incontra un giovane ragazzo in grado di interpretare, meglio di lei, i suoi desideri più intimi e di dare loro corpo. Quel desiderio sessuale così a lungo inesplorato, frenato e soffocato dal senso di colpa, viene ora vissuto in maniera totalizzante e ha un effetto dirompente sulla vita della donna. Romy vive così una profonda crisi esistenziale, matrimoniale e lavorativa, che, a differenza di quanto ci aspetteremmo, non porta alla sua autodistruzione, ma al contrario è il mezzo attraverso cui la donna intraprende un percorso di conoscenza di sé e di accettazione della propria dualità.

I piani di lettura sono però molteplici: accanto al tema della liberazione sessuale, la regista esplora le dinamiche di potere nella relazione fisica tra Romy e Samuel – i loro ruoli all’interno della coppia appaiono ribaltati rispetto all’ambito lavorativo -, il tema del consenso e il gap generazionale. Se da una parte abbiamo i personaggi interpretati da Banderas e Kidman, che rappresentano una generazione che fa ancora i conti con numerosi tabù legati alla sessualità, figli di una mentalità borghese bigotta, il giovane Samuel, ma anche il personaggio della determinata assistente di Romy, interpretata dall’attrice australiana Sophie Wilde, offrono il punto di vista più lucido e consapevole sul sesso della nuova generazione.
La sessualità, specialmente quella femminile, è ancora un argomento poco affrontato nella società di oggi, che non dispone di un vocabolario di base condiviso, e Halina Reijn, che sceglie deliberatamente di affrontare il tema in modo esplicito con un film commerciale che può contare sul volto e sul corpo di una delle più grandi interpreti del panorama contemporaneo, sembra dirci che anche nel cinema se ne parla poco e che dovremmo farlo di più. E quindi sì, let’s talk about sex.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.
[…] VOLPI per la miglior interpretazione femminile: Nicole Kidman, per Babygirl– COPPA VOLPI per la miglior interpretazione maschile: Vincent Lindon, per Jouer avec le […]