The Testament of Ann Lee – Una danza cambierà il mondo | Venezia 82
Canti che risuonano nel silenzio e danze estatiche per espiare i propri peccati scandiscono The Testament of Ann Lee, terzo lungometraggio della regista Mona Fastvold che ritorna in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia cinque anni dopo The World To Come. A metà del Settecento Ann Lee, caso più unico che raro di leader religiosa donna, guida la comunità degli Shakers: il ballo è per loro la via per espiare i propri peccati e la rinuncia al piacere carnale è l’unico modo per raggiungere una spiritualità più profonda. Sebbene il successo di questo movimento sarà poi limitato, il tentativo portato avanti da Ann Lee e i suoi seguaci di fondare una micro-società utopica e per molti aspetti estremamente moderna e liberale si rivela l’oggetto di interesse perfetto per il progetto di Fastvold. Ennesima collaborazione di scrittura in coppia con il compagno Brady Corbet – dopo l’ultima con The Brutalist – la regista norvegese crea a sua volta un grande poema epico in pellicola che non vuole essere semplicemente il racconto di vita della sua protagonista, ma soprattutto quello di uno sprazzo di civiltà umana.

The Testament of Ann Lee è però radicalmente lontano nelle modalità da un racconto epico tradizionale: dispiegando come filo rosso musiche potenti ed ancestrali e coreografie complesse, il film è un musical – con la colonna sonora del premio Oscar Daniel Blumberg – in cui la danza e il canto dei rituali espressionistici dei fedeli sono in primo luogo un modo per ritrovarsi e vivere insieme dei momenti di profonda intimità e comunione. È attraverso la musica che gli Shakers combattono il male e si liberano di ogni pesantezza terrena, abbandonandosi a danze estatiche ed epilettiche che riescono a tirare dentro di sé tutto quello che le circonda, compreso il pubblico.
La guida di queste preghiere è Ann Lee, giovane donna di grande spiritualità che, costretta in un matrimonio infelice e dopo una serie di gravidanze terminate tragicamente, trova proprio negli Shakers la comunità di cui ha bisogno. In un percorso spirituale lungo e profondo, Ann si convince di avere un compito superiore: quello di predicare la sua fede in nome dell’unione e della sorellanza nel tentativo di formare una comunità armoniosa ed egualitaria, che soltanto grazie alla rinuncia ai piaceri terreni è in grado di entrare in una spiritualità più intima e sincera. È così che Ann diventa rapidamente un punto di riferimento per il gruppo, che non tarda a riconoscere in lei la seconda venuta di Cristo in forma di donna e a seguirla come leader nelle sue prediche e nei suoi progetti. Su convinzione di Ann, gli Shakers decidono infatti di lasciare l’Inghilterra per sbarcare in Nord America e trapiantare anche lì il loro movimento.

The Testament of Ann Lee non si limita a ricostruire l’affermazione di una setta religiosa. Bollati come fanatici e radicali, i riti degli Shakers vengono visti dall’esterno come una sorta di manifestazione satanica e ogni mezzo è buono per tentare di mettere fine al loro movimento. Ma quanto emerge in modo evidente dalla narrazione e dal punto di vista offerto da Fastvold è che queste spedizioni punitive operate di volta in volta da soggetti diversi ma ugualmente violenti puntano a colpire soprattutto Ann, il cui carisma e la posizione eccezionale – quella di predicatrice donna nell’Inghilterra e poi nell’America del Settecento, in un mondo religioso (ma non solo) dominato quasi interamente da uomini – minaccia profondamente lo status quo. Predicando parità di genere e inclusione universale, Ann Lee si trasforma ben presto da Mother a strega da emarginare, punire ed eliminare: ma, nonostante tutto sembri rivoltarsi contro di lei, la lunga danza estatica della protagonista resiste e non si ferma davanti a nulla, rivelando come un nuovo ordine sociale può essere alle porte.
Guidato da una performance eccezionale di Amanda Seyfried, The Testament of Ann Lee è sicuramente uno dei film più ambiziosi e divisivi di questa edizione del festival – al punto da portare parte del pubblico ad abbandonare la sala durante la visione. Fastvold però non scende a compromessi, riuscendo a creare un grande affresco epico curatissimo dal punto di vista stilistico – dalla fotografia in VistaVision alle coreografie degne dei migliori musical – che mai pecca di superficialità nel trattare una storia tanto complessa e moderna. E se la visione di Ann non si è mai realizzata come lei aveva sperato, sicuramente il suo testamento l’ha resa più viva che mai. Un passo di danza alla volta.
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[…] attraverso il movimento, diventa uno strumento potente a servizio della creatività. Così come in The Testament of Ann Lee, la coreografia di Celia Rowlson-Hall rappresenta la liberazione espressiva all’interno della […]