Raised by Wolves – Lode al genetico remix sci-fi di Ridley Scott

Everything is a remix. La creatività lavora reinterpretando elementi visti e dando loro nuova vita e Raised by Wolves, la nuova serie HBO prodotta da Ridley Scott incarna esattamente questo aspetto: la serie è un vero e proprio omaggio al famoso regista e alla sua cinematografia. Non pensate, però, che siano gli scarti di un Prometheus (2012) o un Blade Runner (1982). 

L’autore dello show, Aaron Guzikowski, prende a piene mani dalla estetica sci-fi tout court e la rigetta fuori, episodio dopo episodio, con rinnovato spessore. Certo, rimangono saldi alcuni aspetti tipici del genere che si vuole omaggiare; al contempo, Raised by Wolves è più che un omaggio: esattamente come la sua trama, è una colonizzazione. Quella di una nuova Terra, costruita partendo dalla “classica”.

Raised by Wolves parla del tentativo di colonizzazione da parte di due androidi, chiamati Madre (Amanda Collin) e Padre (Abubakar Salim), di un esopianeta. Qui danno alla luce e crescono diversi bambini umani, tra cui Campion. Gli androidi sono raggiunti dopo anni da una spedizione umana di soldati adoratori di Sol, una religione la cui storia è intrecciata con quella degli androidi. Il resto è puro spoiler che uccide la sorpresa.

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Madre (Amanda Collins) a sinistra, Campion (Winta McGranth) al centro e Padre (Abubakar Salim) a destra.

Si, perché ad ogni episodio Raised by Wolves alza l’asticella. Nuovi temi fantascientifici si affastellano, esplorando però esiti diversi da quelli canonici del genere. Personaggi, luoghi ed eventi possono inizialmente richiamare alla memoria un Alien (perfino quelli non diretti da Scott) o un Prometheus. Poi, talvolta con l’inganno, divergono e costruiscono nuove idee a partire dagli stessi mattoncini — esattamente come la genetica umana.

Al tema sci-fi in Raised by Wolves s’innesta anche quello religioso alla Scott, una riflessione trasversale sul rapporto tra i genitori e i propri figli. Figli che risultano, nella loro fragilità e nei loro errori, più adulti degli adulti stessi. Attraverso una narrazione che si concede pochi ma importanti flashback, senza guastare il ritmo della storia, assistiamo anche a tematiche ancora più profonde.

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Ibernazione, realtà virtuale ed esplorazione spaziale si intrecciano in luoghi cardine della serie.

Viene esplorato il rapporto tra l’anima e il corpo, ora tramite la medicina estrema, ora attraverso il ruolo della realtà virtuale nella vita del futuro. Sovrapposto e integrato il tema del rapporto tra uomo e macchina, che costantemente invertono tra di loro il ruolo di progenitore e prole.

Raised by Wolves colpisce anche per forza espressiva e potenza degli effetti speciali, nonostante una fotografia e una scenografia a volte piatta e poco variegata. Questa potrebbe però essere una scelta, quella di lavorare per sottrazione, intrecciando più tematiche in pochi luoghi specifici. Tale intenzione sarà da valutare alla luce della seconda stagione già confermata.

Al di là dei temi e dell’aspetto tecnico, però, il vero asso nella manica del serial è il cast.

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Amanda Collins interpreta Madre in questa scena che richiama alla mente l’Ultima Cena e la figura di Cristo. Le allegorie religiose sono uno dei veicoli più forti di Raised by Wolves.

L’interpretazione degli attori si regge attorno a quella solida, profonda e a tratti promiscua di Amanda Collin nel ruolo di Madre. La cura dell’attrice ai gesti e ai movimenti, l’uso sapiente dello sguardo e degli spasmi del proprio corpo, è il veicolo per dare vita ad un nuovo tipo di androide, al contempo umano e spaventoso.

Questo personaggio, un po’ robot e un po’ terminator, è senza dubbio “figlio” di altri androidi. Di Ash, di Bishop e David 8, ma anche della Call di Alien — La clonazione (Jean-Pierre Jeunet, 1997). Ma, episodio in episodio, Madre diventa qualcos’altro; cresce, innestando su una matrice più classica della fantascienza il tema del diventare “umani”, qualunque cosa significhi.

Non da meno il resto del cast, partendo da Abubakar Salim, che esplora il tema dell’androide all’opposto di Madre ma con altrettanto spessore. Così d’impatto anche Travis Fimmel di vichinghiana memoria (Vikings, 2013 — in produzione) e Niamh Algar. A questa coppia il compito di esplorare l’identità e l’animo umano, in interazione con i membri più giovani del cast: Winta McGrath, Joardan Loughran, Felix Jamieson e Ethan Hazzard tra i tanti.

Miamh Algar e Travis Fimmel in ruoli… che è meglio non spoilerare!

Ultimo colpo di coda della serie televisiva è, ovviamente, una strizzata d’occhio al sottogenere maggiore dei film citati: l’horror. Raised by Wolves si concentra interamente sull’aspetto “genetico” in senso lato. Nasconde fino all’ultimo il senso del proprio titolo, che si potrebbe pensare associato ai bambini cresciuti da adulti troppo selvaggi. In realtà, proprio tali adulti, ora androidi, ora figure religiose e genitoriali, sono al contempo lupi e allevati da “lupi”. Sono i primi “selvaggi” di una nuova stirpe per un nuovo mondo, stretti tra citazioni bibliche e miltoniane. E non fatevi ingannare dalla citazione di Romolo! 


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