Severance 2 – Un finale dove l’amore diventa rivoluzione
[Disclaimer: questa recensione/analisi si concentra anche sugli avvenimenti di Cold Harbor, l’ultimo episodio della seconda stagione di Severance. Sono presenti di conseguenza spoiler. Qualora si decidesse di proseguire nella lettura prima della visione dell’episodio, non possiamo assicurare una scissione del lettore per dimenticare quanto appreso]
Nel sesto episodio della prima stagione di Severance, in un momento di relax dai numeri che affollano lo schermo dei loro computer, Dylan G. (Zach Cherry) lamenta l’allontanamento di Ms Casey (Dichen Lachman) e soprattutto come questo triste avvenimento abbia bloccato sul nascere un flirt tra loro. Quando lui dice che quella mattina aveva pure indossato una camicia di buona fattura per prepararsi al loro incontro, Helly R. (Britt Lower) lo punzecchia facendogli notare come Ms. Casey non esista agli occhi del suo outie. In quel momento Dylan G. le risponde con una frase inaspettatamente romantica, pronunciata con la sua solita sottile ironia, che si è poi trasformata in uno dei filoni portanti della serie: «Forse l’amore trascende la scissione».
Se la procedura medica imposta dalla Lumon a tutti i suoi dipendenti ha lo scopo di dividere il sé lavorativo dal sé esteriore creando a tutti gli effetti due persone che condividono lo stesso corpo ma che differiscono in vissuto, personalità e conoscenze, è davvero possibile che vi sia tra di loro un elemento di contatto? Qualcosa capace di colmare quella zona grigia della loro mente e di trascendere la scissione? Tra tutti i sentimenti umani l’amore si presta indubbiamente come il candidato più papabile. Per alcuni dopotutto, come lo stesso Mark Scout (Adam Scott), l’amore è stato il motivo che li ha spinti ad accettare un chip nel cervello pur di annullare il proprio dolore. Il fantasma di sua moglie Gemma lo ha inseguito nei corridoi asettici del Severed Floor della Lumon, portandolo a gravitare attorno a Ms Casey, una donna con lo stesso volto di quello che per il suo outie è l’amore di una vita e per il suo innie è una sconosciuta.

Nella seconda stagione di Severance, arrivata su Apple TV+ dopo tre lunghi anni di attesa, il creatore Dan Erickson prende la tesi proposta en-passant da Dylan G. e la sviscera fino ad arrivare a un finale di stagione dove è costretto a confutarla. La serie si avvicina in modo goffo al concetto di amore prima romantico e poi carnale, partendo dalla consapevolezza che gli innie, nonostante l’età apparente, siano dei semplici bambini, che non conoscono le regole del mondo al di fuori dei numeri (e se anche voi volete fare Microdata Refinement, c’è un sito apposta) e che vivono per semplici esperienze. Sono individui che non sanno la differenza tra stati e continenti e che non vedranno mai il mondo esterno al di fuori di quello selezionato per loro per l’ORTBO, l’esperienza di ritiro e di team building all’aria aperta prevista dalla Lumon. Nonostante ciò l’amore appare per loro come qualcosa di naturale e accecante, che non deve essere imparato o spiegato ma semplicemente accettato come parte integrante della propria psiche e identità.
Alla Lumon l’amore è un atto politico perché reclamazione di un corpo e di una mente che appaiono donate a un male superiore. Quando Helly R. scopre che la sua outie, Helena Eagan, ha occupato il suo posto nella squadra di Microdata Refinement e nel cuore di Mark S. senza che nessuno tranne Irving (John Turturro) se ne accorgesse, chiede al suo “fidanzato” di fare l’amore con lei per avere qualcosa che sia realmente suo e non condivisibile con un’entità che ha preso violentemente possesso del suo corpo (la terza stagione di Fringe docet).

A Dylan G., grazie a un atto magnanimo o più un tentativo di sabotaggio da parte di Mr Milchick (Tramell Tillman), invece è permesso di incontrare la moglie del proprio outie (Merritt Weaver). Se i due nel mondo esterno si parlano a malapena, tra le mura della Lumon scoprono una nuova affinità dettata dall’atteggiamento meno arrendevole del Dylan-innie. È un amore che valica la scissione, anche se vissuto in modi opposti da quello che ad occhi esterni è lo stesso esatto uomo. Allo stesso modo Irving, una presenza tristemente marginale in questa seconda stagione, insegue Burt (Christopher Walken) alla ricerca di risposte sul rapporto che li ha legati alla Lumon, ma presto realizza che l’uomo che un tempo amava si è disintegrato dopo quella festa di pensionamento.
Per Mark l’amore diventa invece un terreno di scontro tra innie e outie, mossi da desideri ossimorici, che in Cold Harbor, l’episodio finale della seconda stagione, si fagocitano a vicenda. Mark Scout dopotutto sta commettendo un silenzioso omicidio: seguendo le orme del defunto Petey (Yul Vazquez), ha deciso di reintegrarsi con una procedura sperimentale della dottoressa Asai Reghabi (Karen Aldridge). Potrebbe così tornare a essere un unico Mark, concentrato sulla missione di portare in salvo Gemma, tenuta imprigionata in un ciclo di scissioni continue (come le teorie su Reddit sospettavano da settimane, queste sono collegate direttamente ai numeri che Mark sistema religiosamente sul luogo di lavoro). La reintegrazione tuttavia non è un processo immediato e se il confine tra le realtà vissute diventa più malleabile, questo non annulla subito il sé-innie. Mark Scout ha quindi bisogno di Mark S. per tornare nella Lumon dopo qualche giorno di assenza e permettere la fuga di Gemma, destinata ad essere annientata dopo il completamento del file Cold Harbor.

La donna però, un agnello sacrificale agli occhi di Kier Eagan, è parte integrante del meccanismo Lumon e rimuoverla dall’ambiente significherebbe portare alla distruzione stessa dell’azienda e alla morte degli innie. Mark Scout illustra il suo piano a Mark S. attraverso un singolare dialogo a suon di registrazioni video. La dichiarazione di intenti dell’outie è percepita dall’innie come una condanna a morte e soprattutto come l’ennesima negazione della sua individualità. L’innie, nato come “prigione e via di fuga”, dovrebbe piegarsi al volere dell’outie, socialmente più rilevante, facendosi suddito di desideri che non gli appartengono. Nel caso di Mark l’amore non trascende la scissione ed è proprio nell’amare due persone profondamente diverse, una vittima della Lumon e l’altra sua ignara complice, che Severance allarga l’abisso tra i due Mark.
Dopo aver salvato Gemma dal Testing Floor della Lumon in un lungo gioco di maschere, si propone agli occhi di Mark Scout la possibilità di fuggire, di scegliere sua moglie e vivere la vita che due anni prima gli è stata tragicamente strappata dalle mani. A separarlo dalla libertà c’è un ultimo scambio tra outie e innie e lì la situazione si complica, perché Mark S. vuole accontentare chi gli ha permesso di esistere, ma senza negarsi. Lascia che Gemma esca sulle scale che dovrebbero condurla verso il mondo esterno e decide di tornare da Helly R., correndo mano nella mano con lei nell’ennesimo atto di ribellione dettato dal loro amore, mentre la Lumon cade in stato di allarme.
Se la prima stagione si chiudeva con una ribellione rivolta all’esterno, incentrata sul reclamare un mondo a loro precluso, ora Severance sposta quella forza all’interno della prigionia mentale targata Lumon e su come questi individui-esperimenti sociali abbiano diritto all’esistenza. L’amore è istigatore e come Mark Scout ha scelto la scissione per evitare il ricordo di Gemma, ora Mark S. sceglie la scissione per restare al fianco di Helly R.

Con una durata straordinaria di 76 minuti, Cold Harbor accelera il ritmo narrativo in una stagione che si è spesso presa tempo per indugiare in singoli eventi o per contestualizzare personaggi o trame sfuggevoli (vedasi l’episodio bolla dedicato a Harmony Cobel che getta dei semi per il futuro di Severance, ma che sul momento è apparso a molti fan della serie come una parentesi narrativa evitabile). La violenza, che si era già insinuata nei corridoi della Lumon grazie a un’imprevedibile e spesso irresponsabile Helly R., si rende manifesta come strumento di affermazione ed imposizione del sé, una richiesta di visibilità agli occhi di chi vede nei dipendenti della Lumon delle cavie da laboratorio antropomorfe. Mark, sia nella sua veste di innie che di outie, macchia di sangue i corridoi dell’azienda per potersi permettere un futuro migliore, ma in un percorso abbastanza spianato si rende tragicamente conto che l’unico ostacolo era interno a sé.
In un finale al tempo stesso liberatorio e annichilente le due anime centrali alla serie si fanno carnefici e vittime, rivoluzionari e reazionari, esasperando e problematizzando la lotta sinaptica di Mark. Non è facile immaginare dove andrà la serie nella terza stagione appena confermata. Mark e Helly si stanno tenendo per mano sopra una bomba a orologeria, la cui esplosione può essere solo rinviata e non annullata, mentre la salvezza di Gemma potrebbe essere per lei solo un nuovo abisso. L’unica certezza è che la Microdata Uprising, quella rivoluzione annunciata da un fotomontaggio sul giornale di Mr Milchick, è arrivata e non si fermerà nemmeno davanti a Kier Eagan.
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