«I can’t go back to be Jimmy McGill» | Better Call Saul – Quinta stagione

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Pubblicato da

Maria Francesca Mortati

Classe 1997. Laureata in DAMS presso l'Università di Bologna.

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  • […] Nel 2013, ai tempi dell’ultima stagione di Breaking Bad, dal primo annuncio ufficiale di Better Call Saul ci si aspettava forse una simpatica commedia a tinte crime, un best of delle avventure di Saul Goodman, il divertente avvocato criminale della serie principale. Sarebbe però stata una mancanza di fiducia nell’abile tocco di Vince Gilligan e Peter Gould e, dopo cinque stagioni, Better Call Saul è sì ricca di humour e geniali trovate di Slippin’ Jimmy, ma anche un fantastico drama, personale prima che legale, popolato da personaggi eccellentemente caratterizzati e diretto con una cura stilistica che perfeziona quella del suo illustre predecessore: poche serie ci lasciano estasiati dal significato simbolico e dalla maestosa apparenza di un cono gelato che si scioglie su un marciapiede.Continua la parabola (auto)distruttiva di James McGill, sempre più avvezzo a seguire il suo lato caotico e opportunista, e il punto di non ritorno nella trasformazione in Saul sembra imminente. La stagione culmina in due tra gli episodi migliori finora, l’odissea nel deserto di Bagman, in cui la serie raggiunge forse la massima vicinanza stilistica e tematica a Breaking Bad, e Bad Choice Road, dove a rubare la scena è ancora una volta la mai abbastanza lodata Kim Wexler di Rhea Seehorn, uno dei migliori personaggi femminili della vasta produzione televisiva attuale. La sesta stagione sarà l’ultima: riusciranno Gilligan e soci a regalarci un altro fantastico finale? Di Lorenzo Zanone. Qui la nostra recensione alla quinta stagione. […]

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