Termina la 3ª stagione de “L’attacco dei giganti”: cosa ci attende in quella finale?

Si è appena conclusa la terza stagione de L’attacco dei giganti, ulteriormente consacrata come uno degli anime meglio riusciti degli ultimi 5 anni. La prima stagione andata in onda nel 2013 fu un enorme successo, ma, mentre il manga proseguiva con la pubblicazione, gli amanti dell’anime hanno dovuto aspettare ben 4 anni prima dell’uscita della seconda stagione animata. Per fortuna dei fan, da quel momento i ritmi di produzione del Wit Studio (in collaborazione Production I.G.) sono aumentati, regalando al pubblico una terza stagione (divisa in due blocchi) che ha monopolizzato la stagione estiva 2018 e quella primaverile 2019. Ricordiamo che la prima e la seconda stagione sono disponibili in Italiano sia su Netflix che su VVVVID, mentre la terza (sub ita) è presente esclusivamente su VVVVID.

Cosa ci ha lasciato quindi questa terza stagione dell’opera disegnata da Hajime Isayama e diretta da Tetsurō Araki (regista dell’adattamento anime di Death Note)? Gli ultimi episodi hanno scoperchiato un mastodontico vaso di Pandora che alimenterà discussioni, teorie e aspettative fino alla stagione finale, annunciata per l’autunno 2020. Se non avete terminato la terza stagione, sappiate che state per incontrare spoiler “Colossali” (semi cit.)!

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I segreti dell’umanità cominciano ad emergere

È necessario fare un po’ di ordine. La prima parte di questa terza stagione si era aperta con il colpo di stato messo in atto da Pixis e il capitano Erwin che, smascherando definitivamente la codardia e l’ipocrisia del potere reggente all’interno delle mura, prendono il potere militare ed esecutivo del Paese grazie alla collaborazione del comandante supremo Zachary. Nel frattempo, Historia rifiuta di acquisire il potere del gigante di Eren, e il legittimo re Rod Reiss si trasforma in un gigante deforme, dirigendosi verso il Wall Sina. Il Corpo di Ricerca riesce ad abbattere il nemico grazie al colpo letale di Historia, che, uccidendo il Re, diventa l’unica erede legittima al trono. Le ambientazioni, i dialoghi e le animazioni sono curate con perizia certosina (come ormai siamo abituati); il tratteggio di personaggi secondari come Kenny Ackerman si rivela sempre di qualità, donando una piccola ma importante aggiunta all’intricata trama dell’intera opera. Con la consapevolezza che la storia del mondo in cui vivono è una menzogna frutto della cancellazione e della manipolazione della memoria ai danni dell’intera popolazione all’interno delle mura, i protagonisti sono sempre più determinati a scoprire la verità nascosta nella cantina di Grisha Jager.

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Dove tutto iniziò è celata la verità

La seconda parte della stagione si svolge principalmente nel distretto di Shinganshina (città dove sono nati e cresciuti Eren, Armin e Mikasa). Il ritorno al luogo di nascita dei nostri protagonisti è un occasione per lo spettatore per vedere i ricordi che legano i personaggi a quel luogo e al loro passato. Le prime puntate di questa seconda parte caricano di pathos lo spettatore. Le aspettative vengono rispettate durante i combattimenti all’interno delle mura contro Reiner e Berthold: torna il piacere visivo del dispositivo di movimento tridimensionale nelle battaglie cittadine le cui animazioni spettacolari avevano fatto innamorare i fan fin dalla prima stagione. Mentre all’esterno delle mura assistiamo ad un’epica e intensa, quanto cruda e raccapricciante, missione suicida di Erwin e dell’intero corpo di ricerca. Dopo innumerevoli morti e un paio di plot twist davvero pregevoli, lo spettatore arriva estenuato, come gli stessi protagonisti, all’agognata verità sull’intero mondo. Ai ricordi di Grisha Jager viene dedicata un’intera puntata, la quale, con una narrativa emotivamente d’impatto e coerente con l’opera intera, spazza via la coltre di mistero che avvolgeva l’intero universo di Attack on Titan. Il vero nemico dell’umanità è l’umanità stessa, e non i giganti, che anzi sono l’unica arma per sconfiggere i reali  nemici dell’umanità all’interno delle mura. La stagione termina un anno dopo la riconquista di Shingashina con la profezia di Armin che si avvera. Oltre le mura c’è un enorme lago di acqua salata: il mare!

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Ma oltre il mare cosa troveremo?

Noi spettatori rimarremo con questo quesito per più di un anno, ma dalla stagione finale non  possiamo che aspettarci il meglio. Questa terza stagione ha confermato, sempre che ce ne fosse il bisogno, un prodotto di qualità eccelsa: comparto grafico impressionante, animazioni mozzafiato e soprattutto coerenza nello sviluppo della trama. I personaggi principali si alternano sul palcoscenico principale senza oscurarsi a vicenda. Eren sembra finalmente aver raggiunto la consapevolezza dell’importanza del suo ruolo, e, se un “Armin resuscitato” può far storcere il naso agli amanti della spietatezza di quest’opera, la dipartita di un personaggio cardine come Erwin fa da giusto contrappeso. I mille misteri che avvolgono tutto il mondo di AOT vengono svelati con le giuste tempistiche e modalità. I personaggi crescono in maniera coerente e il ritmo non cala nonostante archi narrativi meno action e più conscious. L’adattamento anime ha ottenuto un meritato successo, e l’approvazione della comunità amante del manga (cosa non scontata). Siamo quindi fiduciosi che l’ultima stagione possa dare un degno, anzi epico, finale ad un’opera che ha milioni di fan in tutto il mondo.

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1 Comment

  1. Da lettore del manga so già che l’inizio della prossima stagione potrebbe prendere molti alla sprovvista, per il cambio drastico di scenari e dinamiche. Devo ammettere che l’ultimo arco del manga, quello che entrerà nella quarta stagione, non è il mio preferito, e soprattutto sembra essere successa una cosa che spero vivamente non sia come sembra, perché altrimenti I RIOT!

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