ANTEPRIMA: Come si costruisce un Horror, “The Haunting of Hill House”

The Haunting of Hill House è un serial TV dell’orrore che, se visto senza alcuna preparazione, dimostra una buona originalità nel panorama delle storie di pari genere ma senza eccezionalità. Abbiamo una numerosa famiglia, una casa stregata, uno scrittore arrogante… tutto l’occorrente per una perfetta storia d’orrore.

La famiglia Crain è sopravvissuta ad una casa infestata, tranne la madre, Olivia. Ogni figlio della famiglia Crain viene indagato oggi, anni dopo l’evento. Ma sulla base di quello ognuno vive oggi avendo compiuto scelte di vita dalle grosse ripercussioni. Il gap viene colmato da una narrazione a flashbacks che ci riportano all’infanzia e ai periodi successivi di ogni protagonista.

Ma questo è solo l’apparenza.

Gli Invasati di Robert Wise (sinistra) e Haunting – Presenze di Jan de Bont (destra)

The Haunting of Hill House è in realtà un nuovo adattamento dell’omonimo libro di Shirley Jackson, autrice americana molto quotata in patria per quest’opera. Il telefilm di Netflix arriva anni dopo il poco convincente film con Liam Neason e Cathrine Z. Jones, Haunting – Presenze (The Haunting, 1999, Jan de Bont), a sua volta remake dello storico Gli invasati (The Haunting, 1963) diretto da Robert Wise.

Rispetto a questi adattamenti, lo scrittore e regista Mike Flanagan ha costruito mattone per mattone una storia di più ampio respiro sulla famiglia Crain, zigzagando in una ambientazione molto espansa, ma sconosciuta agli spettatori. Una costruzione a cui servono episodi, ore, minuti, ma ben spesi una volta visto il risultato nel suo intero.

La struttura episodica può fuorviare, così come i continui rimbalzi tra presente e passato, e tra i vari presenti e passati di ogni personaggi. In realtà è una scelta per trasformare una singola storia in una molteplice, dai più punti di vista. Le informazioni utili allo spettatore per capire cosa accade sono da raccogliere tra stralci di altre storie; a volte anche i personaggi dovranno farlo. Lo scarto generato dalla ambientazione espansa, sconosciuta agli spettatori, crea molteplici situazioni in cui non si sa davvero cosa aspettarsi, specialmente per chi è familiare con il romanzo e i film.

Sotto all’intonaco da serie TV c’è un lungo film, ben calibrato, che si sta prendendo solo il tempo per costruire quell’atmosfera che ormai manca ai film odierni.

La regia utilizza soluzioni ricercate con il contagocce per non distrarci, pur mantenendo tutto coeso tramite sapienti raccordi di movimento, che danno anche una continuità alle molteplici storylines. L’intento è lasciar spazio ai ben definiti dialoghi, ai momenti intimisti e a quelli più poetici, anche ai numerosi silenzi; oppure sottolinearli con basici movimenti di camera, ma portati all’estremo e trasformati in potenti mezzi espressivi.

L’interpretazione degli attori (specialmente quelle di Carla Gugino, Elizabeth Reaser, Kate Siegel e Timothy Hutton) è sempre azzeccata e diventa impreziosita dalla scelta di dedicare alcuni episodi a specifici protagonisti (una tendenza sempre maggiore specie negli horror, come conferma la prima stagione di Castle Rock).

Con la giusta dose di jumpscare ed effetti speciali ben adeguati per essere televisione, The Haunting of Hill House nasconde così una presa molto originale sia sulla storia adattata che sul genere. Una ri-narrazione in stile moderno-Netflix, con tanto di sigla sullo stile di altri prodotti dell’emittente (specialmente i Marvel Show come Daredevil e Iron Fist). Anche questi dettagli aiutano a sottolineare la qualità elevata dello show, anche se l’atmosfera a tratti sembra quella di un prodotto non definiti, a tratti casuale – ma è solo una conseguenza delle scelte dello scrittore e regista.

Certo, alcune potenzialità della trama e delle scene rimangono inespresse, specialmente fino al terzo episodio. Ma rientra tutto, a mio parere, nello schema del creatore dello show: l’idea è che questo telefilm rappresenti il primo passo di un più grande universo narrativo. Il ritmo poco sostenuto (non lento, ma cauto) dei primi episodi e l’esplorazione marginale di storyline secondarie rappresentano la prova di questa scelta, che sapremo solo in futuro quanto può ripagare.

Il consiglio è quello di resistere all’inizio lento, voluto, sapendo che la solidità tecnica e stilistica di The Haunting of Hill House permette di sopportare una struttura narrativa che solo apparentemente non è sempre brillante.

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