La piccola Amélie – Yōkai, Mosè e aspirapolveri

Riproduzione riservata / ©Birdmen Magazine
Pubblicato da

Andrea Crispino

Ingegnere biomedico per mestiere, cinefilo per vocazione. La mia carriera da critico nasce nel modo meno eroico possibile: 39 di febbre, broncopolmonite e Novecento come compagno di convalescenza. Da lì in poi, il cinema mi ha adottato.
Gestisco e curo i contenuti della pagina Movieplash su Instagram. Vago felice tra le campagne magiche di Alice Rohrwacher, gli incubi lucidi di David Lynch e lo stupore bambino di Hayao Miyazaki.

Cos'è Birdmen Magazine?

Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.

Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen MagazineAPS, lassociazione della rivista.

  • […] Il mondo pre-apocalittico di Iris, invece, è profondamente segnato dai cambiamenti climatici e fenomeni naturali estremi. È una realtà che prova ad arginare i propri squilibri, con cupole trasparenti che isolano gli edifici e robot umanoidi che cercano di compensare le mancanze affettive di genitori-ologrammi ed educative degli insegnanti. È proprio questo uno degli aspetti più interessanti della pellicola, una declinazione di robot sorprendentemente empatici e dotati di una sensibilità peculiare. Un tema che ha caratterizzato l’animazione contemporanea su scala globale, dall’Europa de Il mio amico robot e Mars Express, all’America de Il gigante di Ferro e Wall-E, fino al Giappone di Laputa – Castello nel cielo. Tutti esempi di cinema in cui il robot non è più soltanto una macchina, ma una presenza emotiva e relazionale, talvolta persino più umana degli esseri umani stessi. Ed è in questa prospettiva che si inserisce il segno dei roboglifi, che richiama il gesto primitivo delle incisioni rupestri. Disegnare per ricordare, lasciare una traccia contro la dissoluzione. Definire i ricordi perché sono quelli che rendono vivo persino un ammasso di fili e lamiere (e, in fondo, a suggerire uno scopo all’esistenza, come lascia intendere La piccola Amélie). […]

  • Rispondi