Il Mostro – Cercare la via italiana al true crime | Venezia 82
Crimini violenti e storie vere al limite dell’orrore sono diventate negli ultimi anni una vera e propria miniera d’oro per l’industria dell’intrattenimento: da libri a serie televisive, passando per i podcast, il genere true crime la fa ormai da padrone in ogni classifica di contenuti ed è impossibile evitare di imbattervisi quando si apre una piattaforma di streaming. Con l’inquietante fascinazione per l’orrore e la violenza radicata nell’essenza stessa dell’essere umano, il true crime fa leva su di essa per ricostruire fatti di cronaca nera mescolandoli con elementi di finzione, creando delle narrazioni drammatiche e spesso eccessivamente spettacolarizzate per realizzare, di fatto, dei prodotti di puro intrattenimento. E se anche la questione si porta dietro un insieme di preoccupazioni etiche e morali – in primo luogo il rispetto delle storie personali di vittime e sopravvissuti – questo non ha rallentato la produzione serrata di contenuti true crime, che anzi continuano a essere tra i contenuti preferiti dello spettatore medio.
Per quanto riguarda le serie televisive, è stato soprattutto Netflix a dominare il panorama del true crime negli ultimi anni, tra le altre producendo e distribuendo la serie sui “mostri” del crimine targata Ryan Murphy che, con il suo enorme successo – ma anche le controversie – conferma come la parabola di questo genere sia tutt’altro che al capolinea. In questa scia compare anche Il Mostro, serie in quattro episodi diretta da Stefano Sollima che racconta una delle vicende di cronaca nera italiana più famose e ancora dibattute: quella del Mostro di Firenze, serial killer che tra gli anni Settanta e Ottanta compì una serie di duplici omicidi ai danni di giovani coppie nelle campagne toscane e la cui identità non venne mai scoperta. Presentata in anteprima al Festival del Cinema di Venezia nei giorni scorsi, la serie arriverà su Netflix il 22 ottobre e promette già di alzare il livello e offrire uno sguardo nuovo nel panorama del true crime italiano.

19 giugno 1982: una giovane coppia appartata in macchina nella campagna fuori Firenze viene brutalmente assassinata. Dell’assassino non si sa nulla, ma presto le modalità del delitto portano gli inquirenti a identificare l’evento come l’ennesima operazione del misterioso Mostro. L’arma utilizzata e l’accanimento del killer sulle sue vittime, in particolare quella femminile, sono gli unici indizi in mano agli investigatori, che ormai da anni brancolano nel buio nella ricerca dell’identità dell’assassino prima che colpisca ancora una volta. Le indagini faticano a procedere fino a quando non si scopre un collegamento che sembra funzionare: il delitto appena compiuto dal Mostro presenta delle somiglianze con quello commesso nel 1968 contro un’altra coppia di amanti, di cui però era stato riconosciuto come colpevole e poi incarcerato il marito della donna. Partendo da qui, Il Mostro di Sollima si concentra sulla cosiddetta “pista sarda” della lunga storia giudiziaria del caso, per cui furono indagati una serie di soggetti collegati al marito della prima vittima e tutti coinvolti, in forme diverse, in attività criminali. Sebbene la pista viene poi più tardi abbandonata in favore di altre ipotesi – che il finale suggerisce di poter esplorare in una ipotetica seconda stagione, facendo riferimento all’entrata in scena di Pietro Pacciani – Sollima decide di focalizzare la sua attenzione proprio su di essa, attingendo direttamente dai fascicoli giudiziari e dalle fonti ufficiali per creare un racconto che tenta di essere in tutto e per tutto fedele alle vicende reali.
Ma non c’è verità assoluta nel racconto de Il Mostro: divisa in quattro episodi, la narrazione è portata avanti dal punto di vista di diversi narratori, tutti coinvolti nelle indagini intorno ai crimini del Mostro, che rivelano di volta in volta la loro versione dei fatti e nuovi elementi che puntualmente negano la veridicità di quanto osservato fino a quel punto. Mossi da interesse personale o da ragioni di potere, i narratori sono tutti inaffidabili e il pubblico, così come gli inquirenti, si ritrova a dover tentare di mettere insieme i pezzi per ricostruire la verità dei fatti. La serie non si sbilancia dalla parte di nessuno: se anche una verità esiste, forse non è più possibile riconoscerla in modo certo.

L’unica realtà di cui la serie sembra essere convinta è che la violenza e il male si nascondono in ogni angolo ed è spesso impossibile mettersi in guardia da essi. Non è un caso se è proprio all’interno delle famiglie che nascono dinamiche violente e crudeli, come emerge con chiarezza dalla vicenda di Barbara Locci – forse prima vittima del Mostro e del cui omicidio fu giudicato colpevole il marito – su cui questi quattro episodi si concentrano con grande cura e attenzione: avendo sempre come riferimento documenti e fonti ufficiali la serie non tralascia alcun dettaglio, nemmeno quelli più crudi e inquietanti, svelando come questa violenza che sembra esplodere tutta a un tratto sia in realtà molto più radicata. E sono proprio le donne le vittime di questa violenza familiare nonché di quella del Mostro, che scaglia proprio su di loro tutta la sua crudeltà performando rituali macabri sui loro corpi appena massacrati. La serie rimarca con forza, anche grazie all’attenzione di una procuratrice donna alla testa delle indagini, come la violenza del Mostro sia alla base anche una violenza maschilista e patriarcale: non sono solo i colpi inferti fisicamente dall’assassino a uccidere le sue vittime, ma anche quelli verbali e psicologici perpetrati dalle loro famiglie e dalla società, che non riescono ad accettare che queste donne in cerca di indipendenza e identità personale non rispettino le regole con cui cercano di controllarle.
Nonostante il suo soggetto Il Mostro non è una serie dell’orrore, ma quanto emerge è piuttosto una drammatizzazione degli eventi carica di dettagli non sempre necessari. Tentativi di aprire riflessioni più profonde sul contesto sociale ed etico degli eventi vengono spesso interrotti da sequenze eccessivamente drammatizzate che rischiano di spostare il focus della narrazione sull’atto stesso piuttosto che sulle sue ragioni più profonde e che collocano la serie su quel labile confine tra true crime e pura invenzione narrativa. Mostrando gli omicidi in tutta la loro crudeltà al fianco di episodi di violenza domestica, la serie non ha paura di mettere in mostra l’indicibile tentando di sostenere un ritmo che potrebbe avvicinarla alle produzioni statunitensi dello stesso genere, ma spesso solo per perdersi nelle sue stesse riflessioni e nelle sue ipotesi. Per quanto non si tratti di un’operazione completamente riuscita, va comunque riconosciuto a questa serie il merito di inserirsi in un panorama di prodotti audiovisivi true crime che, negli ultimi anni, hanno tentato di alzare l’asticella di questo genere in Italia, dimostrando come forse anche la produzione nostrana sia in grado di dare vita a un vero e proprio fenomeno come avvenuto oltre oceano. E se Il Mostro non ha inventato niente e non vuole svelarci nulla di nuovo sul caso, forse il suo valore si nasconde proprio nel suo tentativo di offrire uno sguardo diverso: sempre al limite della spettacolarizzazione, ma onesto e disilluso più di quanto ci si potrebbe aspettare da un prodotto true crime.
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