«C’è più creatività su TikTok che in molti film» – Intervista a Radu Jude | Biografilm 2025
Uno dei grandi ospiti del Biografilm Festival 2025 è stato Radu Jude, che ha ritirato il Celebration of Lives Award. Travolgente, vulcanico, debordante: parlare con il cineasta rumeno è come essere piacevolmente trasportati da un fiume in piena.
Orso d’oro a Berlino con Bad Luck Banging or Loony Porn (2021), quest’anno Orso d’argento con Kontinental ’25 (2025); in mezzo l’illuminante Do Not Expect Too Much from the End of the World (2023). Jude è, ormai senza dubbio, uno degli autori che più sa impattare la contemporaneità, in tutte le sue dispersive forme. E continua a darne prova, film dopo film. Parlare con lui è stato come entrare per un momento dentro il suo vasto laboratorio creativo.

Dopo essere passato a Berlino, il suo ultimo Kontinental ’25 è arrivato a Biografilm e sarà distribuito da I Wonder Pictures con molta probabilità in autunno. Jude mantiene anche in questo caso il suo graffio autoriale, ma facendo qualcosa di diverso. Il film vede come protagonista Orsolya, un’ufficiale giudiziaria costretta a sfrattare un senzatetto che, davanti alla propria condizione, si suicida. Orsolya deve poi fare i conti con la propria coscienza e con il senso di ingiustizia che pervade la vita umana.
“Kontinental ’25 è un progetto vecchio che inizia nel 2011. Sono venuto a conoscenza di questa storia che volevo raccontare e sono rimasto affascinato dalla città di Cluj che è passata da essere un villaggio ad avere circa settantamila abitanti. La Romania poi spesso è un microcosmo che ben rappresenta il mondo. Si ascrivevano molti dei nostri problemi alla non completa appartenenza al modello capitalista. In realtà oggi il partito comunista in Romania è completamente discreditato a causa della passata dittatura e il capitalismo è pienamente radicato. La Romania rimane piena di contraddizioni. Storicamente si sono susseguiti l’impero ottomano, poi l’Unione Sovietica, poi la dittatura fascista. Geograficamente è l’Europa dell’est, ma il Paese è ancora diviso da un certo punto di vista tra l’appartenenza all’Europa e l’essere qualcosa di diverso.

Jude ha continuato parlando della genesi di Kontinental ’25 e di come il cinema italiano del dopoguerra abbia avuto un ruolo cruciale nella realizzazione dell’opera.
“Ho capito di voler fare questo film una volta che sono uscito dalla Romania. Ho vissuto per sette mesi a Berlino; è stata la prima volta lontano dal mio Paese. E da lontano spesso si riescono a vedere meglio le cose. Mi sono messo a servizio di questa storia che volevo raccontare, un po’ come faceva Balzac: con uno spirito che è anche quello del neorealismo.
Adoro Fellini e Rossellini, sono parte di me, e spesso ho guardato i loro film e i film del dopoguerra italiano per dare una forma a quello che volevo fare. Ci sono cose di quei film che risuonano nel mio. Ed ecco perché il titolo è un omaggio a Rossellini, al suo Europa ‘51. Anche se forse il mio lavoro è anti-rosselliniano (ride, ndr); è difficile avere lo stesso spirito oggi. Rossellini era un umanista, aveva speranza, impegno sociale e aveva una grande spiritualità“.
“Il cinema ha sempre vissuto nella crisi: dal muto al sonoro, poi la televisione, poi Internet, ora i social media. Sento la crisi del cinema. Non ho una soluzione, ma la sento e coinvolge la rilevanza del nostro lavoro e la possibilità di esprimere cose.
Il cinema è in crisi? Quali sono i rapporti che deve avere con i social network? Probabilmente oggi nel panorama globale ci sono pochi artisti adatti a rispondere a questa domanda tanto quanto lo è Jude.
“Con Instagram e TikTok a volte è come avere una camera con milioni di lenti. Su Tiktok vedi persone e cose che non vedi nei film; anzi, a volte i social sono più creativi di molti film. La crisi del cinema parte anche da qui. Delle volte capisco più della società guardando TikTok che guardando dei film. Questo fa parte della crisi. Il mondo di oggi è pieno di immagini. Come ci relazioniamo con esse, come ci educhiamo? Per non menzionare l’intelligenza artificiale…“

E qual è il potere del cinema? Quello di cambiare le persone o anche di renderle migliori? L’autore rumeno non crede in questa visione ideale e salvifica; rimane con i piedi piantati ben a terra. Ma fare riflettere, creare ponti, dialoghi e zone libere rappresentano già azioni di vitale importanza nel magma contemporaneo.
“Non voglio che i miei film cambino le persone. Sarebbe un disastro se un film ci cambiasse, poi ne vediamo un altro e quello ci cambia in un’altra direzione e così via. Se qualcuno mi dicesse ‘fai un film per cambiare le cose’, non saprei cosa fare. Un film deve essere motivo di riflessione, di dialogo: deve offrire degli strumenti per capire il mondo. E nella realtà attuale in cui il tempo per riflettere è sempre più ridotto, non è poco.
Andiamo verso la chiusura e lasciamo due chicche: la prima è l’ennesima dimostrazione di come i film di Jude siano una concrezione di disparate suggestioni (letterarie, sociologiche, antropologiche, politiche, eccetera: l’autore rumeno, oltre che un cinefilo forte, è anche un divoratore dei più diversi ambiti della cultura), la seconda è un consiglio per aspiranti registi.
“La scena dei dinosauri nel film proviene dalla lettura di Opera aperta di Umberto Eco. È un libro cruciale per i nostri tempi. Eco mostra la possibilità della molteplicità delle interpretazioni che l’autore può e vuole trasmettere“.
“Ci sono tanti giovani registi che hanno talento, ma a fare la differenza sono il desiderio e la perseveranza di fare cinema. Ho fatto un po’ di carriera solo perché sono determinato“.
Infine, prima di lasciarci, un’anticipazione sul prossimo progetto. Cosa c’è di più naturale per un autore rumeno che fare la propria versione di un film su Dracula? Et voilà.
“Ho girato l’anno scorso un film su Dracula. A volte per fare tutte le cose al meglio dovresti aspettare sei mesi per ottenere i soldi di un bando, poi sei mesi per un altro bando e ottenere così una co-produzione, e i tempi si allungano. Allora questa volta ho voluto fare una cosa diversa. Abbiamo girato in dieci giorni, senza soldi, senza equipaggiamento. A volte per fare un film bisogna fare così“.
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