L’Italia secondo Auditel – Mappare il pubblico, misurare il Paese
Il 1984 è un anno che risuona in più direzioni, quasi uno spartiacque simbolico e discorsivo nell’evoluzione mediale, capace di ammantarsi di un’eco orwelliana proverbiale e profetica che colora avvenimenti tecnologici come l’avvento del Macintosh 128K (e del suo spot) o, nel nostro Paese, la nascita di Autidel, società di misurazione degli ascolti televisivi nata dopo i primi 30 anni di diffusione della Tv in Italia per far fronte a svolte fondamentali del mercato e degli equilibri in fase di consolidamento. Da allora, in questi 40 anni di attività, Auditel si è affermata come un’istituzione imprescindibile, sempre all’avanguardia, capace di diventare sinonimo di accuratezza e specchio della riuscita o meno di un evento televisivo, non senza polarizzare l’opinione di pubblico, professionisti e studiosi, lottando in un agone ormai internazionale e con sfide in continua evoluzione. A tracciare la storia di questi 40 anni – strettamente intrecciati alla storia della televisione italiana nel suo complesso – ci pensa il volume edito da Il Mulino L’Italia secondo Auditel: quarant’anni di ricerca sul pubblico della Tv e dei media, curato da Massimo Scaglioni e con al proprio interno prestigiosi contributi.

Attraverso una veste editoriale elegante e preziosa, L’Italia secondo Auditel traccia un percorso finemente strutturato per mostrare tutte le sfaccettature di una società che, affiancando il mercato televisivo, ne è diventata il perno intorno a cui orbitano – in positivo e in negativo – i principali attori che lo compongono. Scaglioni stesso, affiancato da Giovanni Ceccatelli, traccia nei primi due densissimi capitoli una storia della società di misurazione che è innanzitutto una storia della necessità della televisione italiana di misurarsi, di rendersi conto prima ancora di rendere conto, persino quando la Tv in Italia era solamente Servizio Pubblico. Misurare diventa allora metro (e metrica) di pluralismo, soprattutto quando le reti Rai si moltiplicano e quando si concretizza il duopolio pubblico-privato in costante tensione con Mediaset. Qui il terreno di gioco si complica e la necessità di imparzialità – nonché di garanzia, di fronte agli inserzionisti – porta alla nascita di Auditel come punto di incontro tra interessi commerciali, esigenze industriali, ricerca e bisogno di accuratezza.

Figlia di un miracoloso JIC (Joint Industry Committee), Auditel è immagine in costante aggiornamento dei mutamenti del mercato mediale italiano, sia attraverso le metriche che restituisce quotidianamente, sia con la continua evoluzione delle metodologie e delle tecnologie di misurazione. Il lavoro di Auditel rende infatti l’Italia un paese costantemente all’avanguardia nella quantificazione e nell’analisi dei consumi mediali, con un campione tra i più accurati e rappresentativi al mondo, garantendo al mercato televisivo e pubblicitario un terreno sempre più imparziale su cui negoziare inserzioni, produzioni e posizionamenti; nonché per garantire al pubblico un panorama televisivo che sia quanto più possibile bilanciato nella varietà di proposta e negli equilibri di potere. Questo anche a fronte delle variazioni delle abitudini di consumo: Auditel diventa per gli editori sempre più una bussola per navigare saldamente nel mare complesso dell’offerta digitale, offrendo metriche capaci di restituire una Total Audience oggi certificata e operativamente maneggevole.

Qui si inserisce l’affascinante affresco polifonico del terzo capitolo del volume: in nove preziosi contributi, alcuni dei nomi più interessanti del vasto ecosistema che circonda il campo del televisivo – da Aldo Grasso a Massimiliano Panarari, passando per firme autorevoli come, tra gli altri, Lorenzo Sassoli de Bianchi, Jérôme Bourdon, Cécile Méadel e Giacomo Lasorella – mostrano ognuno un aspetto singolare e profondo di Auditel, portando il lettore a scoprire volti inaspettati della società, misurandosi con il grande dilemma delle metriche – è vero che livellano al ribasso la qualità dei prodotti? -, incontrando l’umanità che sta dietro le famiglie campione, scoprendo le sfide tecniche in continua evoluzione e le prospettive future della società. Ogni contributo è uno spunto di ricerca, la porta aperta per percorsi di approfondimento e di avvicinamento ad un mondo – quello delle audience – mai definitivo, sempre mutevole e radicalmente umano.

In questo, L’Italia secondo Auditel non nasconde le difficoltà che nascono nel rendere conto di un lavoro in continuo aggiornamento e in costante ridefinizione. In un mercato che sfrutta la traccia storica del suo evolversi per valutare le azioni future, la solidità delle metriche si affianca alla possibilità della comparazione: compito di Auditel diventa quindi anche quello di saper render conto degli effetti retroattivi di ogni modifica metodologica e tecnologica, sia questa un cambiamento nel campione sondato o una ridefinizione dei parametri dei dati raccolti. Nel volume tutto ciò è più volte sottolineato e, per il lettore attento, diventa un utile guida a difesa dai sensazionalismi degli share sbandierati. A maggior ragione oggi, di fronte all’introduzione della Total Audience certificata come dato globale e standard per il mercato, ci si trova ad affrontare un nuovo capitolo delle metriche mediali – non più “solo” televisive – in cui la conoscenza di ciò da cui si viene è necessaria per prepararsi a ciò che verrà.

In chiusura del libro, il quarto capitolo a cura di Massimo Donelli è un utilissimo “manuale d’istruzioni” per comprendere appieno il funzionamento di Auditel in tutti i suoi aspetti: governance, ricerca di base, sistema campionario e censuario, nonché tempi e modi della distribuzione dei dati raccolti vengono qui spiegati e definiti, invitando a una nuova esplorazione dell’intero volume con una consapevolezza più limpida dei termini e delle pratiche che circondano l’attività della società. A tutto ciò si aggiunge una bibliografia essenziale che apre i percorsi di approfondimento tracciati dall’intero testo.

L’Italia secondo Auditel è un documento fondamentale per comprendere la televisione italiana compiendo un controcanto armonizzato con la storia dei programmi attraverso la storia della loro misurazione. È encomiabile la trasparenza con cui Auditel decide di raccontarsi – anche grazie agli annuari curati dal CeRTA – presentando non solo il proprio lavoro con chiarezza e completezza, ma anche sottolineando le criticità, i rischi e le sfide del proprio imprescindibile ruolo all’interno del mercato dei media. Da critici, commentatori, ricercatori e spettatori, la lettura del volume non può che farci sentire più consapevoli (anche di noi stessi) e pronti a comprendere ogni sfumatura dei numeri dietro ai programmi, al di là dei luoghi comuni e in attesa delle prossime puntate!
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