La televisione italiana | Il piccolo schermo come cornice del Paese
Il 2024 ha visto festeggiare ben tre importanti compleanni “tondi” nel mondo del broadcasting italiano: i 100 anni di radio, i 70 anni di televisione e i 40 anni di Auditel. Intorno a queste ricorrenze importantissime e dai risvolti tutt’altro che contingenti – della terza ve ne parliamo in questo articolo – sono state tante le iniziative mediatiche ed editoriali che hanno voluto mettere un punto e proporre uno sguardo sull’importanza del broadcasting nel nostro Paese. Tra tutte spicca il nuovo volume scritto da Luca Barra, Paola Brembilla e Veronica Innocenti: La televisione italiana: storie, generi e linguaggi, edito da Pearson e pensato per restituire un quadro chiaro, strutturato e facilmente percorribile di quelli che sono stati i primi 70 anni italiani di quel che oggi chiamiamo “televisivo”. Tra storia tecnica e storia sociale, con focus su generi, programmi, personaggi e linguaggi, il libro è una mappa completa a un panorama peculiare e unico al mondo, capace di aprire direzioni di approfondimento e ricerca.

Va innanzitutto sottolineata la sinergia dei profili dei tre autori, docenti dell’Università di Bologna: Luca Barra porta con sé un curriculum di ricerca autorevole e capillare specializzato nella storia della televisione tanto come mezzo, quanto come pratica produttiva e sociale; Paola Brembilla si incarica invece di uno sguardo fortemente informato sulle dinamiche industriali del mercato mediale, con un respiro internazionale e una visione aperta alle logiche aziendali, nonché all’evoluzione dei linguaggi seriali; quest’ultimo sguardo è condiviso da Veronica Innocenti, nome di riferimento per la ricerca italiana (e non solo) sulla serialità televisiva sia intesa come modello produttivo, che come linguaggio da rintracciare nelle diverse configurazioni dei prodotti audiovisivi. La loro compresenza nel volume sancisce inoltre la centralità dell’Università di Bologna nello studio e nella divulgazione della ricerca sui media, sia in chiave nazionale che internazionale.

Lungo i suoi nove capitoli, il volume si propone di “periodizzare” la storia della televisione italiana individuando alcune discontinuità che si danno come margini di un variegato susseguirsi di rivoluzioni, avventure e sconvolgimenti: tra divisione delle reti Rai, nascita dell’emittenza privata, riforma del Servizio Pubblico, consolidamento del duopolio, fino a Convergenza, streaming e resilienza del flusso nella molteplicità dei canali e dei pubblici, la periodizzazione proposta diventa anche ottimo strumento operativo per leggere, con uno sguardo efficacemente “interlacciato”, le discontinuità sociali e politiche del Paese. Nella risonanza con la nascita di format, tendenze e linguaggi della rappresentazione dentro lo schermo, si mette qui in luce un progredire televisivo che è al contempo sintomo e concausa del tessuto sociale in cui la televisione si inserisce, che comunica e con cui dialoga. Per far ciò, preziosissima è la sezione inaugurale di ogni capitolo, titolata Storia/Storie, capace di armonizzare il tessuto storico del mezzo (e della crescente industria) con quello della società italiana in un continuo punteggio di richiami e rifrazioni.

In ogni capitolo trova ampio spazio d’approfondimento l’insieme variegato dei generi televisivi – peculiari del mezzo, è importante sottolinearlo in epoca di “postmedialità” – ognuno di essi descritto a partire dalle condizioni produttive, sociali e strutturali che ne hanno permesso la comparsa e il consolidamento; con essi, ampio spazio è dato ai volti e ai nomi che hanno segnato un immaginario estremamente popolare, quasi una mitologia per l’intero Paese, ancora oggi capace di risuonare con forza nella discorsività nazionale. Quello che traspare è molto spesso un panorama di felice sperimentazione, quasi di avventura, che trova un rallentamento solo nella sua maturità rincorrendo soluzioni forse meno rischiose, ma sicuramente ancora efficaci. Mai come in televisione risulta evidente che nulla possa distruggersi e che tutto sia eterna e continua trasformazione, rielaborazione, remix, con forme di riattivazione del passato che superano qualsiasi etichetta nostalgica.

Tutto questo perché la televisione mantiene il proprio specifico nel suo accadere adesso, nel suo regime discorsivo della “diretta” anche quando i programmi sono registrazioni o repliche: non importa, il flusso è inarrestabile e lo è ora, con buona pace dei sistemi di catch-up e di visione on-demand. Il televisivo è un linguaggio che presentifica eternamente e facendo ciò rende quel che è contenuto nello schermo nuovamente e ricorsivamente attuale, quindi efficace, sensibile e incidente. Per questo è fondamentale poter esplorare affondo la storia di un mezzo di intrattenimento/comunicazione/informazione/educazione che, specialmente in Italia, resta di straordinaria incidenza sociale; La televisione italiana è quindi un volume prezioso e profondamente necessario, capace di rivolgersi ad ogni tipo di lettore e di stimolare percorsi di studio che si danno ancorati a questa attenta e solida ricostruzione storiografica. Tutto questo anche grazie agli apparati bibliografici presenti in coda ad ogni capitolo, capaci di costruire la biblioteca ragionata su cui basare gli studi e la ricerca per ogni periodo trattato.

Proprio a studiosi e ricercatori va incontro la veste editoriale del volume apportata da Pearson, attentamente strutturata e impaginata in modo da facilitare l’orientamento tra capitoli, paragrafi e capoversi, corredata di preziose fotografie, in un impianto di matrice scientifica che troverà il favore di chi vorrà percorrere e ripercorrere i tanti spunti di riflessione proposti dal testo. A questo si aggiunge la versione digitalmente espansa del libro presente sulla piattaforma MyLab.
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