Conclave – Lasciate ogni speranza fuori dalle mura del Vaticano
Cosa interessa all’uomo più dell’eterna salvezza? Il potere e la gloria in vita.
Su questo si concentra il nuovo film di Edward Berger, che, dopo il successo ottenuto (a sorpresa) con l’adattamento per Netflix di Niente di nuovo sul fronte occidentale, si trova ad adattare un altro grande romanzo, in questo caso Conclave di Robert Harris, in un film che farà infuriare gli spettatori più devoti e potrebbe regalare a Ralph Fiennes il tanto atteso Oscar.

Roma, Città del Vaticano.
L’anello papale viene sfilato con forza da un dito che sembra essere ancora caldo e il corpo del Santo Padre è rinchiuso in un sacco di nylon qualsiasi.
Questi primi minuti mettono subito le cose in chiaro con lo spettatore: non c’è tempo per la spiritualità, gli ingranaggi di questa grande macchina devono continuare a funzionare. Bisogna eleggere un nuovo Papa e bisogna farlo alla svelta.
I cardinali dati per favoriti sono quattro – Bellini (Stanley Tucci), Tremblay (John Lithgow), Tedesco (Sergio Castellitto) e Adeyemi (Lucian Msamati) – ma si sa: quando si tratta del Papa, ogni previsione è impossibile. Le elezioni si rivelano presto essere un tripudio di scorrettezze, in cui gli uomini coinvolti toccano il punto più basso della coscienza umana, ma senza redenzione alcuna. A presiederle è il cardinale Thomas Lawrence (Ralph Fiennes), che sembra essere l’unico ancora intenzionato a seguire la parola di Dio. Questo fino a quando non iniziano a spargersi le prime voci su chi sia il favorito per il trono vacante. Lawrence vacilla ed inizia a chiedersi che cosa sia giusto fare: lasciare che le votazioni facciano il loro corso o intromettersi per un bene più grande?

Il film è stato girato interamente negli studi di Cinecittà e presso la Reggia di Caserta, luoghi la cui bellezza è stata messa in risalto dalla gelida fotografia di Stéphane Fontaine e dalle scenografie di Suzie Davies (che ha interamente ricreato gli interni della Cappella Sistina).
La solidità di un film come Conclave risiede nella straordinaria forza delle interpretazioni e nella freddezza della regie di Berger. Egli non smette nemmeno per un secondo di ricordarci quale sia il punto centrale del film: questi non sono Santi e tanto meno i portavoce di un volere superiore, non hanno più nulla a che fare con il Dio che rappresentano: sono solo uomini. Sono gli stessi che si vedono girare per Roma mentre portano in mano una valigetta o bevono un caffè di Starbucks per le vie del centro.
La ricerca disperata del Cardinale Lawrance di un candidato perfetto si fa via via più difficoltosa, quel qualcuno “senza peccato” sembra non esistere. L’unica scelta possibile è il compromesso. Ma con chi? Scopriamo che (o meglio, ci viene ricordato) la Chiesa ha un’infinità di sfaccettature, divise tra conservatori pericolosi e progressisti le cui idee sono molto lontane dalle Sacre Scritture. Il confine tra giusto e sbagliato diviene sempre più labile.
Se Habemus Papam e The Young Pope ci avevano sconcertati, Conclave, che uscirà nelle sale il 19 dicembre, racconta qualcosa che infondo già sapevamo, ma lo fa squisitamente bene. Un thriller ricco di suspense e colpi di scena, costruito affinché l’attenzione dello spettatore sia focalizzate sui dialoghi, serrati e pregni di significato. “Questa è una guerra” sentenzierà ad un certo punto il cardinale Bellini e noi non possiamo che essere d’accordo.

Ralph Fiennes si cala perfettamente nel ruolo, con una performance che gioca sulla compostezza dei movimenti e l’intensità di uno sguardo che non vi lascerà più. Gli occhi di Thomas Lawrence sono gli occhi di chi ha perso ogni entusiasmo giovanile, quello che doveva avere appena entrato in seminario. Non serve scomodare Nietzsche per rendersi conto che essi sono lo specchio di ciò che devono aver visto. Hanno guardato troppo a lungo dentro alle anime perse di questi messaggeri corrotti e ne sono usciti contaminati.
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