Disclaimer – L’insostenibile relatività della verità
Disclaimer: qualsiasi analogia con persone vive o scomparse non è casuale. Così recita la prima pagina del romanzo che, assieme ad alcune fotografie, irrompe nella vita apparentemente perfetta di una famiglia alto borghese di Londra, rivelandone i segreti più oscuri e svelando le fragilità nascoste. Partendo dall’omonimo romanzo di Renée Knight, Alfonso Cuarón scrive e dirige una miniserie thriller, presentata alla 81ª Mostra del Cinema di Venezia e disponibile su Apple TV dall’11 ottobre, che in 7 episodi scava nel passato di un’affermata documentarista, Catherine Ravenscroft, e nell’incontro avvenuto con un giovane ragazzo in un’estate italiana trascorsa a Forte dei Marmi.

Nel corso della serie Cuarón intreccia magistralmente tre fili narrativi collocati su piani temporali diversi, passando dall’uno all’altro con un montaggio dal ritmo serrato. Seguiamo così la vicenda di Catherine, interpretata da una sempre bravissima Cate Blanchett, la cui vita privata viene esposta pubblicamente attraverso il romanzo di un misterioso autore, innescando una catena di eventi che metteranno a rischio la carriera della donna e i rapporti con la sua famiglia. La seconda linea narrativa è dedicata alla spietata vendetta del vecchio professore Stephen Brigstocke (Kevin Kline), la cui vita va in frantumi dopo la morte prematura del giovane figlio e, successivamente, della moglie. Infine, attraverso flashback dal passato, Cuarón ci racconta le vacanze estive trascorse da un giovane inglese in Italia.
Come nei migliori thriller, la storia si svela gradualmente; lo spettatore ricostruisce capitolo dopo capitolo i legami tra i personaggi e i rapporti temporali che legano le tre vicende, mentre è condotto lentamente verso il cuore dell’enigma, che non giunge mai del tutto a composizione, se non nel finale. Cuarón riesce così a mantenere la tensione costante lungo tutti e 7 gli episodi, costruendo una narrazione curatissima nei dettagli e dal ritmo ben calibrato.

Particolarmente efficace risulta inoltre la scrittura dei personaggi della serie, che si svelano pian piano man mano che procede la narrazione. Parte del piacere della visione risiede così nel comprendere chi siano veramente i protagonisti di questa storia e quali le pulsioni che li muovono, provando a distinguere la loro immagine pubblica dal vero io. Da questo punto di vista è significativo che il personaggio di Catherine venga introdotto proprio nel momento in cui la sua reputazione entra in crisi e la conosciamo inizialmente solo attraverso la narrazione che di lei fanno gli altri.
Cuarón gioca sul contrasto tra auto-percezione e reputazione pubblica, costruendo personaggi ambivalenti, mai delineati in maniera definitiva ma in costante trasformazione. L’uso continuo del voice over ci dà accesso ai loro pensieri più intimi e ci guida nel graduale svelamento dei personaggi e del mistero che avvolge la storia, tuttavia la stessa voce narrante non è univoca, ma si trasforma, alternando diverse persone grammaticali e differenti voci, moltiplicando così le narrazioni e offrendo molteplici punti di vista sulla stessa vicenda.

In Disclaimer nulla è fisso o univoco: tutto si moltiplica, si trasforma, e persino il concetto di verità diventa mutevole. Cuarón pone al centro della serie una riflessione sullo statuto delle immagini, ricordandoci, nell’epoca delle fake news e delle immagini create con l’intelligenza artificiale che, queste ultime, per quanto tendiamo a considerarle uno specchio della realtà, sono sempre il risultato di uno sguardo mediato e mai neutrale. Moltiplicando i punti di vista sulla stessa storia, il regista, similmente al misterioso autore del libro attorno al quale ruota la trama, diventa narratore inattendibile, manipolando le percezioni dello spettatore e mettendo in luce quanto i nostri pregiudizi e le norme sociali possano influenzare la comprensione della verità.
Non esiste un’unica narrazione del reale e la serie ce lo mostra attraverso continui cambi di prospettiva e dettagli visivi – bellissimo da questo punto di vista il cambio del soggetto dell’affresco nella camera da letto in una delle scene centrali della serie. Cuarón ci spinge così a riflettere su quanto sia sfuggente e manipolabile la realtà, lasciandoci con la consapevolezza che la verità non è mai univoca, ma una costruzione mutevole e fragile, in bilico tra ciò che vediamo e ciò che scegliamo di credere.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.
[…] particolare create da quattro autori contemporanei (quest’anno Thomas Vinterberg, Joe Wright, Alfonso Cuarón, e Rodrigo Sorogoyen). Nasce subito il problema della durata: 4 ore e mezza a proiezione, 8 ore […]