100 anni di Marcello Mastroianni in 10 grandi ruoli (e mezzo)
Marcello Mastroianni è nato due volte, una il 28 settembre 1924, la data che fu registrata all’ufficio anagrafe, l’altra il 26 settembre, quando venne alla luce in quel di Fontana Liri, in provincia di Frosinone.
Successe 100 anni fa. Per l’occasione, abbiamo immaginato un possibile percorso nella carriera dell’attore, carriera non solo sterminata ma talmente significativa da costituire più che una summa della storia del nostro cinema dalla fine degli anni ’30 alle soglie dei 2000. Quella che segue è solo una delle innumerevoli ipotesi di percorso, inevitabilmente arbitraria e parziale, per offrire una panoramica con le evoluzioni più significative, nella grande variazione e le molteplici sfumature dei personaggi interpretati. Una sintesi e un omaggio che comincia in maniera pirotecnica con La dolce vita e culmina col mai realizzato Viaggio di G. Mastorna, sempre di Federico Fellini, passando per alcuni dei titoli più noti e iconici, – da 8½ a Ieri, oggi, domani -, e altri meno celebrati, come L’uomo dei cinque palloni e Oci ciornie.
10 punti e mezzo di partenza o di arrivo, per celebrare un mito che non invecchierà mai e che ha segnato la storia del cinema, non solo nostrano.
La dolce vita
di Federico Fellini (1960) – Personaggio: Marcello Rubini
«Ma cos’è che vuoi?» gli chiede Emma, femmina tradita di un focolare che Marcello puntualmente fugge e a cui puntualmente ritorna. E forse nemmeno Marcello sa veramente rispondere. Vitellone cresciuto ma ancora irrisolto trasferitosi da Cesena alla capitale in cerca di fortuna, osservatore e in parte complice di una Roma da rotocalco, simile a un acquario in cui tutto si muove intorno al protagonista ma nulla cambia davvero. Vorrebbe fare lo scrittore, ma resta invischiato nel pantano satinato della cronaca mondana, e vive sogni della durata di una notte con donne bellissime ed evanescenti: fantasmi a Roma, per citare un altro film con Mastroianni di quegli anni. Cinico e fragile, ribaldo donnaiolo con la tenerezza e lo spaesamento di uno sguardo ancora bambino, Marcello Rubini è l’anticamera di quel vuoto esistenziale e borghese cui Mastroianni darà volto, corpo e voce in tante pellicole successive. Riccardo Bellini

La notte
di Michelangelo Antonioni (1961) – Personaggio: Giovanni Pontano
La Notte segnò – oltre a una fugace apparizione nel testamentario Al di là delle nuvole – l’unica collaborazione tra Marcello Mastroianni e Michelangelo Antonioni. Lo scarto di pochi mesi che separa La Notte da La Dolce Vita di Fellini coincide con un cambiamento, più antropologico che sociologico, nella mentalità della borghesia italiana allo scoccare del boom economico. Il Marcello Rubini protagonista de La Dolce Vita, seppur piacione, è ancora un innocente spettatore, mentre Giovanni Pontano è un uomo del compromesso, e il disarmante dialogo tra uno scrittore e un industriale durante la festa de La Notte mette a nudo tutti i suoi dubbi – soprattutto quando la moglie Lidia gli ricorda quando l’uomo diceva che «si sarebbe ucciso» se non fosse riuscito a scrivere. Ecco allora perché nel finale, dopo un dialogo in cui la coppia sembra ritrovare l’autenticità, l’unica cosa che sapranno fare sarà cedere – alla coazione più che all’istinto – e appropinquarsi a un volgare amplesso sull’erba: conclusione, questa, che fu nascostamente replicata da Stanley Kubrick in Eyes Wide Shut quasi quarant’anni dopo. Ludovico Cantisani
Divorzio all’italiana
di Pietro Germi (1961) – Personaggio: Ferdinando Cefalù
Il Mastroianni di Divorzio all’italiana è un farfallone stanco del proprio matrimonio, uno svogliato che si risveglia solo nelle vicinanze della propria vera amata, l’Angela di Stefania Sandrelli. Dapprima si presenta a noi come passeggero di un treno e voce fuori campo, con inflessione siciliana contenuta e piena di ritmo, vivace nel descrivere la piccola comunità attorno a cui ruota la commedia. Poi Mastroianni si scinde tra il nobile ben vestito con la brillantina, quello della piazza, un Rodolfo Valentino coi baffetti, e la sua versione casalinga, coi capelli scarmigliati e le occhiaie da sonno. Mastroianni sa fare tutto, dal malato immaginario all’astuto complottista. Un’interpretazione che gli valse la prima candidatura all’Oscar per il miglior attore, vinto poi da Gregory Peck per Il buio oltre la siepe. Carlo Maria Rabai

8½
di Federico Fellini (1963) – Personaggio: Guido Anselmi
Solo Fellini poteva fare un film sul non fare un film, e solo Mastroianni poteva giocare a “fare Fellini”: in 8½ Marcello è Guido, un regista in uno stato di completo smarrimento che non si toglie l’iconico cappello nemmeno quando è alle terme. Il suo charme è costante, pure nell’eterna incertezza che gli fa rimandare la realizzazione del suo film più surreale e che lo fa girare come una trottola tra tutte le donne che ha amato — non esattamente latin lover, non esattamente inetto. Tutto è apparenza, tutto è immaginazione e «tutto è autobiografia», citando Fellini stesso, trasformandosi da esperienza individuale a globale. Mastroianni quindi si fa uno e trino, interprete di se stesso, di Fellini che lo fa risplendere e di chi lo guarda, dello spettatore che si unisce volentieri al girotondo, abbracciando con lui la crisi come una vecchia amica. Martina Polastri

Ieri, oggi, domani
di Vittorio De Sica (1963) – Personaggi: Carmine Sbaratti (Adelina), Renzo (Anna), Augusto Rusconi (Mara)
Ieri, oggi, domani (1963) porta agli Oscar la collaborazione di Marcello Mastroianni con Sophia Loren e Vittorio De Sica. Tre episodi, scritti (anche) da Eduardo de Filippo (Adelina, a Napoli), Alberto Moravia (un suo adattamento per Anna, a Milano) e Cesare Zavattini (Mara, a Roma). Anatomia di un duo: delicato e sornione, Marcello dolcemente accompagna l’esuberanza di Sophia. Carmine, Renzo e Augusto sono l’uomo che si aggiusta, con esiti anche tragicomici, di fronte alla donna che cambia. Marito soffocato dalla contrabbandiera che lo sfinisce di gravidanze per evitare la galera (1). Intellettuale senza una lira usato e gettato dalla ricca annoiata (2). Cliente dell’escort roso dal desiderio, nella gloria dello spogliarello che è una vetta nella carriera di entrambi (3). Marcello, spalla ma non succube, disincantato e autoironico, celebra il suo charme ridendoci sopra. Francesco Costantini

L’uomo dei cinque palloni
di Marco Ferreri (1965) – Personaggio: Mario
Fino a che punto si può soffiare aria in un palloncino senza farlo scoppiare? Questa è l’assurda domanda che ossessiona l’industriale Mario (Mastroianni), facendolo sprofondare in un vero e proprio delirio in cui l’incalcolabilità di un inutile valore minaccia la sua perfettamente calcolata — e utile — quotidianità. Break up, geniale e allucinato lungometraggio dalla storia travagliata, è un ritratto ferocemente satirico della società dei consumi che trova nella comicità cinica e a tratti demenziale di Mastroianni l’interpretazione perfetta. In coppia con Ferreri emerge qui la versatilità di un attore che sapeva leggere ed esprimere con grande intelligenza e sensibilità le contraddizioni sociali e politiche del proprio tempo, spesso servendosi auto-ironicamente della sua stessa immagine di divo-icona borghese. Alice Sola

La grande abbuffata
di Marco Ferreri (1973) – Personaggio: Marcello
La forza dell’interpretazione di Mastroianni questa volta si trova nel saper perfettamente calibrare persona e personaggio, il vuoto interiore di un uomo schiavo delle sue pulsioni, che non si riconosce più allo specchio e la maschera di un festaiolo che non può vivere “senza far l’amore”. Una malinconia di fondo che mette a disagio, espressa da Mastroianni non a parole ma tramite silenzi inaspettati e un viso che si fa di pietra quando meno ce lo si aspetterebbe, mentre i suoi amici sono all’apice dell’euforia. I suoi sono occhi persi, la risata è al limite del grottesco. La critica sociale di Ferreri costringe l’innata eleganza di un attore simbolo del secolo scorso a piegarsi ad un tripudio di flatulenze e succhi gastrici, volgarità e debolezze. La grandezza sta nel sapersi fare meno Divo e più essere umano. Alice Rosa

Todo Modo
di Elio Petri (1976) – Personaggio: Don Gaetano
Dall’oscurità delle catacombe sorge la rigida figura di un uomo di chiesa, un prete cattolico che dalle viscere della terra si evoca per ammonire, bacchettare, brigare con le mani in pasta. Mastroianni è qui figura minacciosa, un mezzo per un fine più grande, un individuo privato della propria coscienza per aderire a una regola e mettere in riga. Il freddo calcolatore ha lo sguardo basso, preoccupato, ma è anche un predicatore corrucciato, che pontifica con voce stentorea da un pulpito brutalista sotto la luce fredda e contrastata disegnata da Luigi Kuveiller. Vederlo in coppia con Volontè in un film dal così alto valore artistico, storico e politico è forse uno dei più grandi lasciti del cinema di Elio Petri, una pietra miliare che andrebbe proiettata tutti i giorni, a ciclo continuo, sulla pubblica piazza. Carlo Maria Rabai

Una giornata particolare
di Ettore Scola (1977) – Personaggio: Gabriele
Gabriele vive la sua “giornata particolare”, quella che precede la sua partenza per il confino sull’onda dell’imprevedibilità dell’incontro con Antonietta. La dignità e la forza dei suoi ideali, seppur velati dalla malinconia di un distacco, respirano attraverso il confronto con chi non conosce davvero lo stato delle cose. Ironico, divertente, tragicamente avvolto da una solitudine che lo attende sulla soglia di casa, riesce a far emerger la sua sconfinata umanità attraverso uno sguardo, una risata, un libro regalato. Dall’avvicinamento di due dolori incompresi, nasce e sopravvive la speranza di aver lasciato un ricordo felice e la tenerezza di un affetto che non emargina il diverso. Benedetta Pallavidino

Oci ciornie
di Nikita Sergeevič Michalkov (1987) – Personaggio: Romano Patroni
Inerte, scostante, stravagante: Marcello Mastroianni è il volto perfetto per incarnare un personaggio passionale e fragile in Oci Ciornie – “occhi scuri” in italiano, dal nome di una canzone popolare russa – di Nikita Mikhalkov. L’attore di 8 e ½ è il punto d’incontro ideale di un film che mescola tradizione felliniana (la crisi esistenziale, il non-luogo termale, la passione per le donne) e il dramma amoroso di tradizione russa. L’amore improvviso per una ragazza russa sembra la svolta di una vita, ma Romano è un sognatore inconcludente e il suo è solo un racconto nostalgico e, infine, triste, dopo aver gettato via l’ultima possibilità di felicità che la vita gli ha offerto. Mastroianni sembra mostrare in questo film un’altra maschera felliniana: tanto attaccata alla vita quanto incapace di viverla fino in fondo. Francesco Catalano

Il viaggio di G. Mastorna, detto Fernet
di Federico Fellini – Personaggio: Giuseppe Mastorna
«Ma che c’avrà di tanto complicato ‘sto Mastorna? Ma che dovrebbe avè, du capocce?»
Così Mastroianni si rivolgeva a Federico Fellini in un segmento di Block-notes di un regista (1969), dopo un fallimentare provino per interpretare il protagonista de Il viaggio di G. Mastorna, film che Fellini ha in mente di fare ma non riesce a fare — suona familiare? L’irripetibile complicità artistica tra Mastroianni e Fellini trova nel progetto irrealizzato di Mastorna il suo simbolico epilogo: dalla scena finale di 8 ½, il cerchio si chiude con gli scheletri— questa volta reali — di un set pronto ma destinato al nulla. La mancata intesa tra attore e regista — pessimo presagio per un superstizioso come Fellini —non poteva che causare il naufragio del progetto, nonostante fossero stati considerati successivamente altri attori, come Tognazzi e Villaggio. Il più visionario, proprio perché mai realizzato, film di Fellini e l’impossibile interpretazione di Mastroianni furono d’ispirazione per il racconto a fumetti Viaggio a Tulum, disegnato da Milo Manara in collaborazione con il regista riminese. Alice Sola
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