The Acolyte – E anche questa recitina è finita
-Osha! / Mae! / Osha! / Mae! / Osha! / Mae! / Osha! / Mae! / Osha! / Mae! / Osha! / Mae!
(Il dialogo medio tra Osha e Mae all’interno della serie su Osha e Mae)
Sulle spiagge di mezzo mondo si trovano troppo spesso i cosiddetti ecomostri, edifici abbandonati e non, impattanti masse di cemento armato a pochi passi dal mare. Gli ecomostri rovinano quello che un tempo era un bel paesaggio, ne inquinano l’ecosistema e l’integrità estetica, causando prevedibili danni d’immagine che solo azioni drastiche e decise possono mitigare. Più si tarda a innescare questo processo di guarigione, più si rischia che il danno diventi irreparabile. The Acolyte, serie purtroppo disponibile per intero su Disney+, è un ecomostro da centottanta milioni di dollari, e come tutti gli ecomostri va abbattuta, per il bene dell’ambiente circostante.

L’ecosistema di Star Wars sta subendo, negli ultimi anni, colpi esiziali a ripetizione: se l’ultima trilogia cinematografica ha dato il via a questa escalation, non sono da meno alcune serie come The Book of Boba Fett o Obi-Wan Kenobi e, più largamente, le svolte narrative scelte da Disney, a partire dall’abbattimento del canone lucasiano sfociato, con The Acolyte, nell’incoerenza più esasperata. La serie si incentra sulle vicende di Osha e Mae, due sorelle separate in giovane età per finire una tra le fila dei Jedi e l’altra sotto l’influenza del lato oscuro della Forza. In mezzo ci sono una setta di streghe e un nutrito gruppo di Jedi dell’Alta Repubblica, poli opposti di una corsa all’oro in cerca del prodigio di turno.

Quest’ultimo aspetto sembra diventato una costante del modus operandi di Disney, i personaggi non si costruiscono più a partire da una backstory intrigante, svelata per gradi e da un carattere complesso, si è invece alla ricerca dell’ennesimo prodigio, di qualcosa che possa mettersi in competizione con personaggi del calibro di Anakin e Luke Skywalker. Da qui nascono la Rey dell’ultima trilogia o le gemelle Osha e Mae. Disney sembra alla disperata ricerca di una persona speciale, che stupisca per il solo fatto di esistere: uno schema che, se non adeguatamente sostenuto da una scrittura di ferro, appare da subito ingenuo e senza possibilità di successo.

Osha e Mae a dire la verità non hanno nemmeno il tempo di svilupparsi come entità ben delineate. Una delle strategie Disney, in totale controtendenza rispetto alla vera quality TV, fatta per esempio da HBO, è quella di parcellizzare le storie in brevissimi episodi che in The Acolyte faticano spesso a superare la mezzora, segmenti narrativi affrettati, da sitcom, inadatti allo sviluppo di una storia interessante.
In questo senso, Disney sembra votata alla decostruzione: di un genere, di un formato, di una tradizione narrativa che vedeva nella sceneggiatura e nei personaggi la pietra fondante di una grande storia. Pare che al momento si producano invece semplici strutture su cui innestare qualche spada laser, un po’ di trailer accattivanti e altre strategie per dare una parvenza di ricchezza a un’offerta di piattaforma in realtà molto povera quando riferita alla galassia lontana lontana. Nella decostruzione finiscono anche i Jedi, naturalmente, vittime di una sorta di cancel culture finzionale che cerca a tutti i costi di mettere i buoni in discussione: un’operazione legittima e sacrosanta, essenza stessa del senso critico, che è però già stata fatta per esempio da Filoni in Clone Wars e che nel caso di questa serie pare affrettata, ingiustificata e del tutto goffa. In poche parole, The Acolyte sembra un documentario Netflix sulle malefatte dei Jedi.

Di sicuro l’attrice protagonista (Amandla Stenberg) non è stata molto aiutata nel suo compito di dare volto a due facce della stessa medaglia. Osha e Mae sono identiche in tutto, pure nelle treccine, sono indistinguibili per movenze, carattere, espressioni, e così il personaggio principale di questa storia resta bidimensionale, mai emozionante, caricato di un’aura prodigiosa che non sa sostenere. Forse le riprese sono durate troppo poco, forse i registi e le registe scelti non hanno avuto l’occasione di provare e riprovare (irriconoscibile e deludente, per esempio, la regia di Kogonada, che ha firmato alcuni degli episodi più noiosi, pur essendo autore che qualche idea l’ha sempre messa in campo), o forse The Acolyte è semplicemente studiata a tavolino per essere l’ennesimo riempitivo di un catalogo, un prodotto, non un’opera, che non si preoccupa di risultare incoerente, di violare la continuità e sovvertire il canone imposto da Disney stessa. Sì, perché nell’opera di decostruzione sopra citata rientra anche l’assurda scelta di far cambiare colore a un cristallo kyber, cosa che era successa, in modalità diversa da quella finita su schermo, solo in un fumetto del nuovo canone Disney, ovvero post-vendita da parte di George Lucas (qui trovate un approfondimento sul tema del bleeding, Osha lo compie in maniera inconsapevole, rendendo la scena una grande forzatura).

I jedi vengono poi ridicolizzati da una giovane ragazza che non usa armi – per un qualche motivo mai davvero specificato – e dal solito misterioso cavaliere oscuro che sbaraglia un nutrito gruppo di Jedi a effetto Power Rangers, salvo poi farsi sconfiggere in duello da un solitario Sol, interpretato dal malcapitato Lee Jung-jae. Uno scontro che peraltro reitera il ralenti esasperato introdotto in The Acolyte per la rappresentazione dei combattimenti: una scelta perdente e anticlimatica, del tutto inadatta a questo tipo di coreografie caratterizzate proprio dalla rapidità di pensiero e azione. Un triste retaggio Snyderiano? Chissà, sta di fatto che di sicuro questa cosa non è Star Wars e non basta costruire un elmo dal design accattivante, aggiungere qualche spada laser e un villain nell’ombra (non vi sarà sfuggito il cameo di Darth Plagueis) per essere parte di quell’universo narrativo.

Tra toponi antropomorfi che falliscono nel loro ruolo di comic relief, un cast disorientato, set esteticamente poco fantasiosi e, in generale, spogli, resta ben poco da salvare di The Acolyte, una serie che forse ricorderà col sorriso solo Manny Jacinto, per aver trovato finalmente un ruolo importante, ma che null’altro offre di duraturo all’immaginario di Star Wars. È necessaria e urgente un’inversione di tendenza, perché il pubblico è fatto di menti pensanti e cuori che vogliono battere, ma Disney lo sta lasciando indietro, e il distacco definitivo è sempre più vicino.
✝ Aggiornamento: nella notte del 20 agosto 2024 – ancora 19 agosto negli Stati Uniti – Deadline ha annunciato in esclusiva che The Acolyte – La seguace è stata cancellata dai vertici di Disney, la serie non avrà quindi una seconda stagione. Un ecomostro in meno. ✝
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