Gli anni di Marco D’Agostin – Il vortice della memoria
Affrettandosi alla ricerca del proprio posto tra i divanetti del Teatro Studio Melato, ci si imbatte nella performer Marta Ciappina che prende confidenza con lo spazio scenico: Gli anni di Marco D’Agostin è già cominciato prima che tutti siano seduti al proprio posto. Vincitore dei Premi Ubu 2023 come Miglior Spettacolo di danza e Miglior Performer, lo spettacolo è il secondo titolo della personale dedicata a Marco D’Agostin (insieme a First Love e Avalanche) all’interno del Festival Presente Indicativo | Milano Porta Europa del Piccolo Teatro.
Performance biografica o autobiografica – ci si chiede – dal momento che la coreografia di D’Agostin racconta gli anni della vita di Marta Ciappina che la interpreta. La performer inizia a recitare una filastrocca scioglilingua che con la sua formularità rapsodica evoca un tempo lontano, quasi sospeso: «Sono andata al mercato e ho comprato un limone, due limoni, tre limoni, quattro limoni, cinque limoni…». In questa sospensione atemporale, come una formula magica, la filastrocca apre la scatola dei ricordi che vengono rimessi in atto. Marta Ciappina allestisce una vera e propria scena del crimine: tira fuori dallo zaino che porta sulle spalle una serie di oggetti che dispone sul pavimento e accanto a ognuno posiziona dei numeri simili a quelli usati dalla scientifica per catalogare le prove. Gli oggetti sono indizi per ricostruire una vita.

Improvvisamente inizia il conto alla rovescia: «Cinquecento limoni, quattrocentonovantanove limoni, quattrocentonovantotto…». Manca poco tempo. Immagini, date, spettacoli in ordine cronologico vorticano insieme alla performer, inghiottendo anche il pubblico. I gesti e i movimenti di Marta Ciappina sono fluidi e carichi: con leggerezza riescono a sollevare il peso degli anni. Il suono della colonna sonora, con brani dagli anni Ottanta a oggi, a tratti risulta “sporcato” da un’interferenza, come i ricordi deteriorati dallo scorrere del tempo. Si può ricostruire una vita in modo scientifico e asettico come si ricostruisce un crimine? La performance sembra dimostrare di no. I ricordi sono frutto di un lavoro creativo di manipolazione operato dalla memoria. L’agere memoriam che ci permette il teatro è a sua volta una rimessa in atto di questi ricordi manipolati: non si può risalire alla realtà passata del momento vissuto.
Da questa impossibilità si costruisce lo spettacolo che diventa l’occasione per accettare la manipolazione dei ricordi e giocare con la memoria, ricordando e ri-agendo. Dimenticare provoca disagio perché significa perdere una parte di sé. Ma forse bisogna perdere qualcosa per conoscere (e conoscersi). La nostra memoria si muove continuamente tra il piano del ricordo e quello dell’oblio. Dovremmo imparare a stare tra i due piani, accettando il fluire vorticoso dei ricordi. A questo punto neanche un filmato può riportarci all’esatto ricordo passato ma può diventare un altro modo per costruire in modo creativo una memoria. Quando parte un vecchio film di famiglia in cui una bambina recita la filastrocca dei limoni, Marta Ciappina ferma il vortice, si siede tra il pubblico e guarda.

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