Quattro matrimoni e un funerale – 30 anni dal cult anni Novanta
È mattina. La sveglia di Charles (Hugh Grant) suona ripetutamente, senza successo, mentre i suoi amici si preparano per un matrimonio, il primo di quattro cerimonie a cui dovranno partecipare. Con questi pochi indizi, è abbastanza semplice intuire il film di cui stiamo parlando.
Oggi, trent’anni fa, Quattro matrimoni e un funerale – film britannico girato in sei settimane – avrebbe raggiunto un enorme successo di botteghino, diventando un cult per i bambini e i ragazzi cresciuti negli anni Novanta.

Il film diretto da Mike Newell, regista di Mona Lisa Smile e di Harry Potter e il calice di fuoco, racconta di un gruppo di giovani inglesi che si riuniscono periodicamente per i matrimoni dei loro amici, occasioni di nuovi incontri e di celebrazione, in cui emerge il cinismo e il sarcasmo dei personaggi, scapoli in cerca di avventure di una notte o di conversazioni dissacranti, ad eccezione della coppia formata da Gareth e Matthew.
Il più scettico del gruppo, almeno apparentemente, è il ritardatario Charles, definito da una sua ex fidanzata un monogamo pentito, incapace di avere una relazione stabile, con una prospettiva futura: interpretando questo ruolo, Hugh Grant – con i suoi capelli arruffati, gli occhiali da vista e l’aria sbarazzina – ha raggiunto la fama internazionale, creando un personaggio ben preciso, prototipo dell’english man disfattista, maldestro e disilluso, poco abile a gestire i propri sentimenti.
La routine di Charles cambia quando, durante la prima cerimonia, conosce Carrie (Andie Mcdowell), una ragazza americana da cui rimane stregato, che incontrerà fortuitamente negli eventi successivi, e che gli farà desiderare per la prima volta di essere il protagonista di un matrimonio e non un semplice invitato.

Le vicende grottesche e gli intrighi amorosi del film sono frutto della penna tagliente di Richard Curtis – creatore di Mr Bean insieme al suo interprete, Rowan Atkinson (nel ruolo del prete nel film) – che qualche anno dopo avrebbe scritto Il diario di Bridget Jones e Notting Hill, proseguendo sul percorso della commedia romantica inglese che, oltre ai classici colpi di fulmine, baci sotto la pioggia e lieto fine, combina una buona dose di ironia e british humour.
Tale impostazione emerge dalle battute irriverenti, che non risparmiano nessuno – nemmeno il prete a cui Fiona parla di preservativi – e da dialoghi su argomenti improbabili, come quello in cui Carrie elenca il numero di persone con cui è stata a letto, rivendicando un’indipendenza e un atteggiamento che dunque non sono propri solo del protagonista, il quale colleziona donne che inevitabilmente lascerà.
Questo genere di commedia si basa poi su personaggi eccentrici, nel modo di vestirsi e presentarsi – un esempio è Scarlett, con le sue gonne di tulle e i cappelli stravaganti – ma anche nelle azioni e nelle parole, come il matrimonio celebrato dal prete esordiente interpretato da Rowan Atkinson, con un discorso impacciato e pieno di errori grammaticali, seguito dall’applauso beffardo e di incoraggiamento del gruppo dei protagonisti.

Le battute scorrette e i personaggi bizzarri e stravaganti generano delle scene esilaranti, che poggiano sulla ripetizione e sull’iperbole, per cui lo spettatore prova imbarazzo e disagio insieme ai protagonisti: è il caso del tavolo delle ex in cui si ritrova Charles, costretto a confrontarsi con i fantasmi delle sue relazioni passate, tutte terminate a causa sua; ancora, il momento in cui il protagonista, nel tentativo di allontanarsi da queste, finisce per nascondersi nella stanza in cui i novelli sposi consumano la loro prima notte di nozze, in una scena molto lunga in cui sembra di essere realmente appartati nell’anta dell’armadio insieme a Charles, spettatori inconsapevoli e involontari di un momento intimo che non vorremmo vedere.
Gli aspetti finora considerati, insieme a un cast molto ricco, che vanta tra i nomi anche Kristin Scott Thomas e John Hannah, rendono Quattro matrimoni e un funerale una romcom cult, con battute memorabili come la dichiarazione d’amore di Charles alla ragazza che ama, con una non-proposta di matrimonio per il resto della loro vita.

I giovani protagonisti del film sono disincantati e cinici, ma anche spensierati e, nel profondo, ottimisti, scevri di un nichilismo e di finali più amari, che rispecchiano invece lo spirito del nostro tempo. Ognuno di loro, infatti, ha il proprio lieto fine, che supera le aspettative – si pensi al matrimonio di Fiona con l’allora principe Carlo – e che rassicura gli spettatori e le spettatrici.
Guardare oggi Quattro matrimoni e un funerale è come tornare a casa, in un posto caldo e protetto, per asciugarsi e ripararsi dalla fitta pioggia di un paese inglese.
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